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TULASI
Secondo la Cultura Vedica, Tulasi e’
considerata la pianta piu’ sacra.
Gia’ 5000 anni fa veniva coltivata
con cura nei templi e nelle case dei devoti. Ancora oggi in India non
c’e’ casa che non abbia una pianta di Tulasi.
I Veda ne descrivono le proprieta’ e
i benefici: portata al collo o al polso protegge da malattie,
specialmente di causa virale o batterica, e dagli influssi negativi del
mondo.
Nella medicina ayuevedica da
migliaia di anni vengono utilizzate le sue foglie nei preparati
antisettici, tonici e purificatori come per la prevenzione di malattie
infettive. Nei templi dedicati a Vishnu o Krishna non manca mai una
pianta di Tulasi, infatti le sue foglie vengono utilizzate per
l’adorazione delle Divinita’ e si dice che senza di esse le offerte non
verrebbero accettate. Per questo motivo, Tulasi viene definita “la madre
della devozione”.
Se dovessimo
descrivere tutte le proprietà terapeutiche e gli effetti benefici del tulsi, qualcuno potrebbe pensare che stiamo raccontando una leggenda, ma
in realtà è proprio così poiché questa pianta cura un gran numero di
malattie ed ha un'influenza estremamente positiva sull'ambiente in cui
cresce e viene coltivata.
Il termine sanscrito tulsi o tulasi significa ciò che non ha paragoni,
l'ineguagliabile, proprio a indicare il suo grande valore, e il suo nome
botanico è ocimum sanctum ossia basilico santo. Praticamente il tulsi
non è altro che una delle numerose varietà del nostro ben noto basilico,
ocimum basilicum, a cui la cucina mediterranea riserva un posto d'onore
per rendere profumate e fragranti salse, intingoli e insalate e assai
caro alla cucina ligure che ne ha fatto l'ingrediente principale del
gustosissimo pesto. Fu per il suo profumo vagamente simile a quello dei
chiodi di garofano assai gradito a re e imperatori che il botanico
svedese Linneo lo classificò con il nome ocimum basilicum, dal greco
okimon, che significa profumo, e dal latino basileus, che significa re.
La profumatissima pianta del tulsi è originaria delle regioni calde
dell'Asia e dell'Africa, cresce abbondantemente non solo in tutta
l'India ma anche a Ceylon, a Burma, in Cina, in Africa, in Grecia, in
Australia, in Brasile e in molti paesi arabi. È un arbusto aromatico che
non richiede molte cure e che raggiunge l'altezza di 30-60 cm con rami
rossastri o violacei, foglie oblunghe di forma ellittica, intere o
dentellate, pubescenti su entrambi i lati. Il tronco della pianta, in
genere, non supera il diametro di 6 cm. I suoi delicatissimi fiori sono
di colore viola chiaro, si trovano riuniti in verticilli, mentre i
frutti hanno la forma di piccole nocciole ovoidali lisce.
Vengono utilizzate tutte le parti della pianta che viene descritta nei
testi di ayurveda come "di gusto pungente con un sottofondo amaro,
aromatica, molto digeribile, calda, secca, dissipatrice di gas o vento (ayu
o vata), distruttrice di flemma (kapha), aperitiva e digestiva,
fragrante, salutare e distruttrice di vermi e cattivi odori".
L'elenco delle qualità del tulsi è davvero molto lungo, infatti, esso è
aromatico, stomachico, emolliente, diaforetico, digestivo, espettorante,
diuretico, un efficace insetticida, antibatterico, vermifugo, sudorifero
e antipiretico. È utile in casi di asma, bronchite, febbre, raffreddori,
infiammazioni, indigestione, epatopatia, emopatia, vomito, lombalgia,
disturbi oftalmici, gastropatia nei bambini, malattie della pelle,
avvelenamenti.
Chi ha fatto un viaggio in India e si è spinto fino alle zone rurali dei
villaggi, soprattutto nel sud, in cui vive ancora quasi l'80% della
popolazione dell'intero paese, sicuramente ricorderà un paesaggio
tipico, non molto diverso da quello che si sarebbe potuto osservare
qualche millennio fa, se non fosse per qualche traccia lasciata dal
progresso tecnologico e dal modernismo occidentale che riescono spesso a
penetrare anche nei luoghi più sperduti. Infatti, una particolarissima
caratteristica dell'India è proprio questa naturale e spontanea
convivenza di modelli di vita che si tramandano immutabili nel corso del
tempo e di modelli occidentali che si sono rapidamente inseriti e
amalgamati nella società indigena. Tutto questo ovviamente ha
contribuito a rendere la realtà sociale indiana, già così ricca e
articolata, ancora più complessa, spesso contraddittoria e paradossale.
Il tipico villaggio indiano è costituito di semplici abitazioni in fango
oppure mattoni con tetti in foglie di palma, che sporgono sulla parte
anteriore della costruzione a mo' di tettoia per dare fresco sollievo
nelle lunghe giornate calde. L'area antistante l'abitazione solitamente
è abbellita da graziosi kolam, ossia decorazioni e disegni geometrici
che ogni mattino le donne indiane preparano con mani abili e veloci,
dopo aver accuratamente lavato il terreno, utilizzando una bianchissima
farina di riso.
Sulle soglie o nei cortili interni delle case, si possono trovare
immagini di ogni genere raffiguranti diverse divintà del vasto panteon
indù, tempietti in cui dimorano statue di Dei e Dee riccamente ornate di
polveri colorate e ghirlande di fiori ai quali ogni giorno vengono fatte
offerte di fiori, incensi e frutta, e svolti i rituali quotidiani
accompagnati dalla recita di mantra.
Oltre a queste immagini si possono comunemente trovare pianticelle del
sacro tulsi, spesso protette da una struttura appositamente costruita, e
la sua presenza in una casa è sicuramente indice della cultura e delle
inclinazioni religiose della famiglia. Ai quattro lati della struttura
vengono installate immagini delle divinità care alla famiglia e il
terreno in cui cresce l'arbusto viene concimato con lo sterco di vacca
ritenuta sacra nella cultura indiana. Nelle case più ricche, vengono
coltivate più piantine che formano così un "tulsi-van" o "vrindavan",
ossia una vera e propria foresta in miniatura del sacro tulsi.
Da sempre l'affascinante cultura indiana ha accordato una posizione di
grande importanza a alberi, fiori, frutti, piante aromatiche e altre
componenti della natura. L'antica letteratura vedica ha anch'essa
riconosciuto il grande valore delle piante, non solamente per le qualità
terapeutiche per la salute dell'uomo, ma anche per il suo benessere
mentale e spirituale ed è per questa ragione che anche le componenti del
regno vegetale, in India, vengono considerate con grande rispetto e
riverenza.
Le sacre scritture indù esortano a guardare il tulsi non come una
semplice pianta ma come una rappresentazione divina del Dio Vishnu o del
Signore Krishna dai quali ha ricevuto in dono così tante qualità. L'ayurveda,
l'antica medicina indiana, ha descritto molto dettagliatamente
l'importanza delle qualità medicinali di questa pianta che può essere
utilizzata ampiamente sia per la prevenzione delle malattie sia per la
cura.
Ma non solo in India questa pianta è ritenuta sacra ed è oggetto di
adorazione, anche nella chiesa greca ortodossa, ad esempio, viene
adorata e, ogni anno, nell'anniversario della nascita di San Basilio, le
donne santificano le loro case cospargendovi le foglie di tulsi
precedentemente offerte nelle chiese per ottenere le benedizioni del
santo. Gli egizi lo consideravano un simbolo dell'amore, gli antichi
persiani lo piantavano sulle tombe affinché le anime dei defunti,
annusandone il piacevole aroma, si sentissero sempre vive nel ricordo
dei loro cari. In Australia, il tulsi è usato comunemente come un
efficace rimedio casalingo.
Presso gli haitiani il basilico è associato alla divinità dell'amore ed
è ritenuto un eccellente stimolante della sessualità, mentre in Messico
lo si conserva in tasca come portafortuna e soprattutto per attirare gli
affari.
Nelle antiche scritture indù, il tulsi possiede un ricco corredo di
leggende e di elogi delle sue qualità che lo collegano a Vishnu e a
Krishna.
L'origine del tulsi nella mitologia indiana, ad esempio, viene associata
a Vrinda, la virtuosa moglie del potente demone Jalamdhara che aveva
ottenuto da Brahma l'invincibilità a patto che sua moglie gli restasse
sempre fedele. La fedeltà di Vrinda era nota a tutti e Jalamdhara,
sentendosi sicuro di ciò e della sua conseguente invincibilità, chiese
per sé il gioiello di Indra. Indra, allora, chiese aiuto a Shiva il
quale apparve a Vrinda assumendo le sembianze di un giovane dall'aspetto
irresistibile, ma ella lo cacciò. Allora intervenne Vishnu che prese le
sembianze dello stesso Jalamdhara. A questo punto, presa dall'inganno,
Vrinda cedette e Jalamdhara perse la sua invincibilità. La donna
disperata maledì Vishnu che fu trasformato in pietra di ammonite e
Vishnu, a sua volta, maledì Vrinda che si tramutò nella pianta del
basilico sacro.
Un'altra notissima leggenda racconta come, in seguito a una terribile
catastrofe, andarono perduti negli abissi dell'oceano moltissimi tesori.
Per recuperarli, gli Dei e i demoni decisero di frullare l'oceano e, a
tale scopo, utilizzarono il monte Mandara e il serpente Vasuki come
cintura per far roteare il monte. Tirando il serpente Vasuki
attorcigliato attorno al monte, incominciarono a frullare l'oceano dal
quale sorsero i quattordici tesori tra cui l'amrita, il nettare
dell'immortalità; Dhanvantari, il Dio dell'ayurveda, custode del
nettare; Airavata, l'elefante bianco di Indra; Surabhi, la vacca
dell'abbondanza; Kaustubha, un prezioso gioiello; Lakshmi, la Dea della
prosperità, e il tulsi che è, dunque, tra i più grandi tesori di cui
l'uomo dispone.
Questi sono soltanto due dei numerosi miti che narrano del tulsi, ma al
di là del mito, possiamo sicuramente affermare che questa pianta è assai
preziosa in un paese come l'India in cui le febbri sono disturbi
comunissimi. Infatti, il tulsi è un efficace antipiretico. La medicina
ayurvedica prescrive una tisana di tulsi e zenzero per curare
l'influenza, per le febbri più acute un decotto concentrato con
l'aggiunta di latte e cardamomo e, per prevenire la malaria, consiglia
di assumere un tè preparato con l'aggiunta di qualche germoglio di tulsi
e due grani di pepe nero.
In molte zone dell'India, la malaria è endemica e si diffonde per le
punture di zanzare, in particolare nell'ultimo periodo della stagione
piovosa. Quindi il tulsi ha la proprietà di allontanare gli insetti,
motivo per il quale, in inglese il tulsi si chiama "mosquito plant",
ossia la pianta delle zanzare. Anche semplicemente
masticandone alcune foglie ogni giorno, il corpo diventa più resistente
alla malattia.
Notevoli poi sono le sue qualità purificanti per l'atmosfera. Infatti,
non solo questa pianta è un efficace insetticida, ma mantiene pura
l'atmosfera dell'ambiente in cui cresce, fino ad una distanza di 200 m,
grazie all'olio essenziale in essa contenuto che evaporando si diffonde
nell'aria e la libera da batteri e molti organismi che possono causare
malattie. Persino i serpenti non possono tollerare il suo aroma e se ne
tengono lontani. Per queste ragioni, in India è comune trovare piantine
di tulsi sulla soglia delle case o nelle vicinanze.
Inoltre, il suo succo somministrato per via interna in piccole dosi può
essere utilizzato come primo soccorso in caso di morsi e punture di
insetti velenosi e rettili, proprio per ridurre gli effetti del veleno.
Esternamente, si può applicare sui morsi una pasta ricavata sminuzzando
foglie di tulsi mescolate a burro o ghi. Gradualmente la pasta diventa
scura indicando che il veleno è stato assorbito e deve, quindi, essere
cambiata finché il veleno non sia stato completamente rimosso.
Possiamo quindi affermare che il rispetto mostrato al tulsi nella
cultura indiana poggia su solide basi scientifiche e, infatti, anche
secondo le ricerche della chimica moderna, il tulsi ha una speciale
capacità di uccidere microrganismi dannosi alla salute.
Ad esempio, è stata isolata una sostanza contenuta nel tulsi capace di
arrestare la crescita dei bacilli responsabili della tubercolosi.
Infatti, in India, a persone affette da tubercolosi viene consigliato il
soggiorno in sanatori nei quali vengono coltivate piante di tulsi.
La sua essenza, poi, è degna di considerazione per gli sportivi: è un
tonico generale e un ottimo antinfiammatorio coadiuvante nel massaggio
per rilassare la muscolatura.

Il basilico è una pianta originaria del continente asiatico, in
particolare dell'India, oggi coltivata in molti paesi del mondo come
pianta aromatica per condimento.
Il nome ha derivazione greca "Basilicon" che significa rimedio regale.
Appartiene alla famiglia delle labiate e raggiunge un'altezza di
20-40cm; le foglie, molto aromatiche, sono di colore verde intenso, i
fiori bianchi o tendenti al rosa.
Si coltiva per trapianto e per semina primaverile. Le foglie si
raccolgono da maggio a settembre. Le sommità fiorite si raccolgono in
luglio e settembre.
Basilico comune : Basilicum ocinum.
Altri nomi: Basilico vero, Basilico europeo.
Tulsi : Ocinum Sanctum.
Altri nomi: Basilico Santo.
Famiglia: Lamiacee (Labiate).
Principali componenti: Linalolo (45%), Estragolo, Limonene e
Citronellolo.
Metodo d'estrazione: distillazione a vapore di fiori e foglie raccolti
nel periodo maggio-settembre.
IN CUCINA
Ha un sapore fortemente aromatico. Non può essere considerato un
ingrediente caratteristico della cucina nord-Europea. In Italia ricetta
caratteristica e' il pesto che e' originario della Riviera da Genova
alla Provenza.
PER LA SALUTE
Porta sollievo a nausee e dolori di stomaco, aiuta la digestione, riduce
l'effetto delle punture di insetti e si dice che in caso di morsicature
di serpenti si possono strofinare le foglie di basilico fresco sulla
parte irritata. Contro il mal di gola dei gargarismi con l'infuso di
basilico effettuati più volte al giorno possono aiutare. L'infuso di
basilico e' coadiuvante contro la caduta dei capelli. Puo' disturbare
durante l'allattamento per il gusto che puo' dare al latte e puo'
irritare al contatto con pelli particolarmente sensibili.
Tradizioni dell' India
In India il basilico viene impiegato poco in cucina ma vi è un tipo di
basilico, chiamato ''tulsi'', per cui gli Indù hanno un tale rispetto
che quando gli inglesi vollero trovare qualcosa su cui costringerli a
giurare, il "tulsi" fu una delle voci sacre prescelte.
I mala costruiti con palline ricavate dal tulsi vengono consigliati
preferibilmente a chi pratica una dieta vegetariana e' adotta uno stile
di vita piu' puro.
Dedicato a Visnù e Krishna, in India il tulsi è considerato una pianta
sacra e nell'Ayurveda (la scienza medica indiana), è utilizzato in
numerosi rimedi ed impiegato nella cura di molti disturbi.
La buona crescita del basilico determina se un luogo e' più o meno
salubre. Si ritiene inoltre che la sola presenza di questa pianta
"magica" abbia il potere di scacciare gli spiriti maligni e, per contro,
attirare le benedizioni divine. Le foglie vengono usate nei riti
quotidiani dedicati a Visnú per il benessere della famiglia. Una pianta
di Basilico Santo cresce nel giardino davanti a casa e tiene lontano gli
insetti pericolosi.
Il Mala

Fin dal tempi antichi il sandalo, la rudraksha e il tulsi, sono
stati usati per scopi Yogici. Spesso le persone li portano
continuamente. Oltre a questi, ci sono altri tipi di mala fatti di semi
di loto, di sandalo rosso, di pietre di corallo, ecc., ma i tre
inizialmente nominati sono da tutti considerati i più importanti.
Infatti gli Indiani hanno prediletto, per un lungo periodo di tempo
nella storia, la pianta di tulsi. Il tulsi è una pianta molto sensitiva;
ne esistono parecchie varietà tra cui predominano la verde e la nera. E’
stata sempre considerata la più importante fra tutte le piante e le
erbe. In India, quando si soffre di raffreddore, catarro, influenza,
malaria e di altre malattie, utilizzano diversi preparati derivati dalla
pianta di tulsi, con
ottimi risultati. Viene spesso usata anche per curare gli squilibri
ormonali. Infatti, le donne indiane, pochi giorni prima del loro ciclo
mestruale, prendono regolarmente un preparato a base di tulsi. Esso
favorisce la regolazione del ciclo. Circa un centinaio di anni fa, a
Calcutta, fu costruito il grande monumento conosciuto come il "Victoria
Memorial". Gli operai che lavoravano alla sua costruzione iniziarono a
soffrire di malaria e di conseguenza dovettero abbandonare il lavoro in
gran numero. Le autorità allora piantarono il tulsi in un'arca di 4 o 5
miglia di raggio e dopo ciò i lavori proseguirono con grande
soddisfazione e molto velocemente. Vi sono molti volumi di ricerca circa
le proprietà chimiche del tulsi. Vicino a Rishikesh esiste una delle più
grandi fabbriche indiane, la "Hindustari Antibiotics" ed essa coltiva il
tulsi nelle foreste per più di 150 miglia, estraendone l'olio volatile.
Con l'olio di canfora e altre medicine, vengono preparate cure per la
malaria, le malattie respiratorie e le disfunzioni ormonali. Perciò il
Tulsi è considerato una pianta molto utile. E una cosa molto strana, ma
se durante il periodo mestruale le donne indiane proiettano la loro
ombra su questa pianta, essa incomincia a morire nel giro Il mala di
tulsi possiede un aspetto terapeutico in aggiunta alle sue qualità
spirituali. In effetti in India vi sono restrizioni nell'uso del mala di
tulsi. Ognì persona sia essa Bratimino o Kshatriya, Hindu o Mussulmana,
può usare un mala di rudraksha, ma non tutti possono usare un mala di
tulsi e le regole sono molto severe. La persona dovrebbe essere
totalmente vegetariana e non dovrebbe mangiare cipolle. Solo allora, il
Guru permetterà all'aspirante di usare il tulsi per la sua pratica di
Japa Mantra. Quindi il mala di tulsi è quello di maggiore importanza. In
ordine di successione, viene il mala di rudraksha, che può essere di
differenti tipi: alcuni semi hanno cinque sezioni, altri due o una sola.
Quelli ad uno spicchio solo sono considerati essere i più importanti e
molto rari; quello più comune ha cinque spicchi. E stato scoperto che i
sofferenti di ipertensione si sentono meglio quando portano il mala di
rudraksha. In tutto il mondo le persone che indossano il mala di
rudraksha hanno riscontrato l'alleviarsi dei loro disturbi coronarici.
In India questi mala di rudraksha vengono usati dai devoti che cantano
il mantra "Om Namah Shivaya". Non vi sono restrizioni circa l'uso di
questo mala e, contrariamente al tulsi, esso può essere usato anche se
non avete fatto il bagno. Anche se non si è vegetariani, non importa,
poichè in India questo mala è ampiamente usato. E’ infatti considerato
essere un mala molto leggero.
La rudraksha appartiene al tattwa del fuoco; i semi piccoli sono
normalmente i più usati per essere indossati, quelli medi vengono usati
per la ripetizione del Mantra; quelli grandi sono anch'essi da
indossare, ma non per un uso continuo. Normalmente chi soffre di
disturbi coronarici, tiene un seme di rudraksha legato al braccio;
alcuni esperimenti, naturalmente non su vasta scala, hanno dimostrato
chiaramente che l'uso della rudraksha ha influenza sulla stimolazione
arteriale.
La rudraksha e il tulsi sono i più potenti mala, ma voi otterrete il
miglior risultato solamente se seguirete certe regole nella vostra vita.
Comunque il mala di rudraksha vi darà buoni risultati anche se non
seguirete alcuna regola. Terzo in ordine viene il mala in legno di
sandalo che è adatto a coloro che stanno cercando effetti psichici. Ci
sono due tipi di mala in legno di sandalo: uno bianco e l'altro rosso.
Il mala in legno di sandalo rosso è usato nei riti e nelle pratiche
tantriche. E una sostanza molto potente e non inferiore ad altri.
Esistono poche condizioni circa l'uso del mala in legno di sandalo
bianco; è però essenziale mantenere una dieta completamente vegetariana,
cosa non necessaria per quello in sandalo rosso. Coloro che usano il
sandalo rosso possono mangiare carne, bere, appagare la vita sessuale:
non c'è alcuna restrizione. Questo mala in sandalo rosso non è adatto
per un uso continuo, ma soltanto per la pratica del Mantra. Naturalmente
ogni Mantra può essere praticato con esso, ma i Bija Mantra
(appartenenti all'aspetto della Madre e alla tradizione tantrica), se
praticati su un mala di legno di sandalo rosso, possono portarvi grandi
benefici. Concludendo brevemente l'argomento riguardante questi tre o
quattro mala dei quali ho parlato, secondo il mio punto di vista sarà
bene avere un mala in piccoli grani da portare continuamente, un mala di
rudraksha se non sarete capaci di osservare certe restrizioni, e uno di
tulsi per riserva. Una volta all'anno, quando vi dedicherete alle
pratiche di purificazione e manterrete le restrizioni alimentari,
potrete praticare il Mantra con il mala di tulsi. Se invece state
ricercando degli effetti psichici dovete usare Il mala di sandalo rosso
o bianco. Un mala ha 108 grani, ma ciò non rappresenta il numero 108,
bensì la Realtà:
- 1 rappresenta la Verità Ultima
- 0 al centro rappresenta lo stato di Samadhí
- 8 rappresenta la Natura Creativa
Così, invece di dire 108, dite 1 e 0 e 8.
- Uno, la Realtà, non è il Creatore: è Esistenza Eterna; il Creatore o
la Creatrice è Prakriti, Maya, la quale ha otto aspetti.
- Otto rappresenta la Natura. Uno la Realtà. Quando si uniscono avviene
la Creazione. Quando Realtà e Natura si fondono, allora voi avrete
percezione e cognizione; se voi le separate, potranno essere raggiunte
soltanto attraverso Samadhì.
- Zero, "Shunya", rappresenta Samadhi.
Per questo e per nessun’altro motivo il mala ha 108 grani.
Addizionando insieme 1 e 8 si ha il totale di 9; se voi moltiplicate
nove per qualsiasi numero, la somma del risultato darà sempre 9: sarà
sempre così, fino all'infinito.
Esempio:
3 x 9 =
27
(2 + 7 = 9)
5 x 9 =
45
(4 + 5 = 9)
73 x 9 =
657
(6 + 5 + 7 = 18)
(1+ 8 = 9)
Nello stesso modo l'Universo è costante e invariabile da sempre. E’
perfetto e sempre uguale. Nove rappresenta la Creazione Totale, quella
che voi conoscete e quella che non conoscete. In ogni mala c'è sempre un
grano diverso in più che forma l'estremità superiore conosciuto come
Bindu o Sumeru, la stazione di giunzione. Così, quando ripetete il
Mantra dovrete arrivare a Bindu e ritornare indietro, e così via.Normalmente
il Mantra sul mala viene contato con la mano destra, ma nei Mantra
tantrici, (con il legno di sandalo rosso) dovrebbe essere praticato con
la mano sinistra, perchè questa mano rappresenta il Tantra. Ma non
confondete ciò con il Tantra della mano sinistra, perchè non ha niente a
che vedere con le orgie sessuali. Il tantrico usa la mano sinistra per
offrire fiori, per recitare il Mantra, per ricevere le offerte dei
devoti. Quando un Guru dà il Mantra a un discepolo, egli usa la mano
sinistra e così anche quando dà una benedizione al discepolo. In qualche
modo, erroneamente, il tantra della mano sinistra è venuto a
rappresentare la parte sessuale di esso. Tutti noi abbiamo delle
limitazioni nella nostra vita; le nostre abitudini geografiche e
culturali, non ci permettono di usare sempre il tulsi. Ma deve essere
ricordato che di tutti i mala, il tulsi è quello che ha maggior effetto
sulla propria vita spirituale e vi sono alcune osservazioni a riguardo.
Gli Indiani hanno l'abitudine di tenere una pianta di tulsi di fronte
alla loro casa. Sovente le case indiane hanno un cortile interno sul
quale si affacciano le stanze; molte case vecchio stile sono costruite
così. Nel centro del cortile è costruito un altare in mattoni e sopra di
esso viene piantato un tulsi che raggiunge un’altezza che varia da due a
quattro piedi. Nell'altare c'è una piccola cavità in cui le donne, alla
sera, accendono una lampada dopo di che si siedono per qualche minuto in
meditazione. Questo avviene in molte abitazioni indiane, ma viene fatto
solamente dalle donne, con regolarità, attenzione e con la massima
disciplina. Potrebbero esservi grandi difficoltà in famiglia quando la
mente è incapace di dare risposte precise e tutte le altre soluzioni
hanno fallito. Allora le donne, la sera, stanno in piedi con le mani
unite vicino ad Anahata Chakra e con le dita delle mani toccano la
fronte, rimanendo in queste posizioni per un po di tempo di fronte
all'altare. Durante questo periodo hanno una sorta di risveglio (shaktipat).
Non si tratta di un risveglio superiore ma è un tenue risveglio. Quando
la ragazza inizia a scuotere la testa la famiglia le si fa intorno e da
quel momento essa diventa medium del tulsi. In quel momento ella non è
più la moglie o la figlia, è solamente il tulsi. I familiari rimangono
di fronte a lei e pongono le domande urgenti a cui viene di solito data
una risposta. Ed è così precisa, accurata e schietta che questa pratica
tantrica continua ancora oggi in molte case indiane. Se anche non siete
capaci di rispettare le condizioni che ha il mala di tulsi, potrete
tenerlo almeno una volta all'anno. Ma vi è un inconveniente con il tulsi,
che si spacca molto spesso, mentre la Rudraksha dura indefinitamente. Il
caldo e il freddo fanno espandere e contrarre il tulsi, facilitando la
sua rottura. Una volta che si rompe non è più di 108 ma è di 107.
Come usare il Mala
Il proposito del mala è quello di tenere la consapevolezza sulla
pratica. A volte potreste essere così coinvolti nei vostri pensieri da
dimenticare ciò che state facendo. E’ solo quando completate un ciclo di
rotazione del mala che la vostra attenzione viene riportata sulla
pratica. Il mala viene anche usato per indicare quanta pratica avete
fatto. Il mala dovrebbe essere tenuto nella mano destra, tra il pollice
e l'anulare. Il medio muove i grani, l'indice e il mignolo non devono
venire a contatto con il mala. Ruotate il mala verso il palmo. Quando
avete raggiunto il sumeru avete completato un giro. Girate il mala con
le dita e iniziate il secondo giro. Tradizionalmente il mala viene
sempre tenuto di fronte al cuore. La mano sinistra è tenuta a coppa e
posata in grembo, rivolta verso l'alto. Può essere usata per tenere la
parte bassa del mala per evitare che dondoli o che si ingarbugli. Se
preferite la mano destra può essere appoggiata sul ginocchio destro e il
mala può rimanere sul pavimento.
Riepilogo dei tipi di Mala
Per la meditazione con il Mantra dovreste avere un mala di 108 grani.
Deve essere fatto con del filo di cotone robusto che viene annodato tra
ogni grano. Comunemente i più usati sono i mala di tulsi, rudraksha,
legno di sandalo, corallo e cristallo. I grani di tulsi sono fatti con
il fusto delle piante di tulsi e sono altamente considerati per le loro
proprietà psichiche. Il tulsi ha un forte e purificante effetto sulle
emozioni ed è calmante per la mente. La sensitività del tulsi ne fa uno
dei migliori medium per la pratica del Mantra, anche se non dovrebbe
essere usato da chi beve alcool o da chi non è vegetariano. La rudraksha,
il seme di un frutto della jungla, è il secondo mala comunemente usato.
Non è così sensitivo alle cose e non ci sono restrizioni circa il suo
uso. La rudraksha migliora la circolazione del sangue e il funzionamento
del sistema coronarico e riduce l'alta pressione del sangue.
1 mala di legno di sandalo sono profumati e contengono vibrazioni
pacifiche e protettive. Sono rinfrescanti e benefici per coloro che
hanno qualsiasi tipo dì disturbo della pelle. 1 mala di corallo sono
anch'essi usati da chi soffre di eczema, tigna, scabbia, disordini
mentali come schizofrenia e nevrosi. 1 mala di cristallo hanno proprietà
psichiche e sono usati per i sadhana tantrici più elevati.
Alcuni requisiti per la pratica
- Una volta ricevuto il Mantra dal vostro Guru, non dovrebbe mai essere
cambiato a meno che il Guru non ve lo consigli.
- Il Mantra personale non dovrebbe essere rivelato a nessuno.
- Il Mantra può essere ripetuto in ogni momento e in ogni luogo, anche
se è meglio praticarlo in un orario regolare, ogni giorno sia alla
mattina presto, dopo le asana e il pranayama, o prima di dormire la
sera.
- Il Mantra può essere praticato con o senza mala e in ogni posizione,
ma quando lo praticate al mattino o prima di dormire è meglio praticarlo
in una posizione meditativa, con un mala e con gli occhi chiusi.
- I vestiti devono essere confortevoli e sciolti. Molte persone fanno
esperienza di grande costanza e tranquillità se mettono il loro “dhoti
geru” sulla testa e sulle spalle durante la loro pratica di Mantra.
- Non cercate di concentrarvi mentre praticate il Mantra, altrimenti
creerete tensione.
- Ripetete il Mantra velocemente se la mente è disturbata e lentamente
se la mente è più rilassata. Se vi sentite assonnati ripetetelo
verbalmente.
- Il mala che usate per il vostro Mantra Sadhana non dovrebbe mai essere
portato al collo nè prestato ad altre persone.


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