di
Venu Gopala das
RAMAYANA
La storia di Sri Rama,
scritta
da Valmiki Muni, narrata nel Ramayana contiene innumerevoli versi.
Qui potete leggere una versione molto ridotta.
che ho cercato di rendere il
piu' comprensibile possibile facendone una traduzione dall'inglese
lo scopo e' quello di far conoscere questo
splendido capolavoro epico indiano che come l'altro grande poema il
Mahabharata
rappresenta la culla e il
gioiello della cultura vedica
ringraziamo S.D.G. B. Swami
Prabhupada
per averci donato queste meraviglie sapienziali dell'india
classica
ed ora passiamo alla versione
ridottissima
Il Ramayana e' un poema epico indu' di 48.000 versi attribuito
al saggio Valmiki (terzo secolo d.
c.
ma altri scrittori lo datano tra il 500 e il 300 a. C.)
E' diviso in sette libri di diversa lunghezza;
e' la storia di Rama e Sita
e viene recitato in autunno
in molte zone dell'India durante una celebrazione che dura dieci
giorni.
CAPITOLO 1
C'era una volta un Re che visse nell' antica citta' di Ayodhya . Il suo nome era
Dashratha.
era un grande Re, potente e felice,
aveva quattro figli :
Rama (=lo splendente),
Lakshmana (= fornito di segni fortunati),
Satrughna (=distruttore di nemici)
Bharata (= devoto a
Vishnu').
Rama era il primogenito ed era il figlio favorito.
Un giorno, un grande uomo santo, Vishwamitra, arrivo' al palazzo di Re
Dashratha per chiedergli un grande favore.
Il Re gli diede il benvenuto, e promise che lo avrebbe favorito e
donato qualunque cosa avesse desiderato.
Vishwamitra chiese qualche cosa di molto caro al cuore del re, piu'
del suo regno e di tutta la ricchezza del mondo; gli chiese il figlio Rama.
disse che
aveva bisogno di Rama perche' avrebbe dovuto aiutarlo a lottare contro due demoni, che
Ravana di
Lanka, il re dei demoni, gli stava inviando per importunarlo.
Il re fu inorridito al pensiero di dover mandare il figlio favorito che aveva
solo sedici anni , a lottare contro due demoni, e questo gli procuro'
dei brividi alla schiena.
si offrì di andarci personalmente
oppure di inviare l'esercito reale intero a lottare contro i demoni.
Ma Vishwamitra fu
irremovibile tanto che Re Dashrata
dovette cedere e mantenere la sua promessa.
Rama lasciò il palazzo di Ayodhya per andare con Vishwamitra a lottare contro i demoni di
Ravana.
Il principe Lakshmana, il giovane fratello di Rama lo segui'.
Quando giunsero alla casa di Vishwamitra
nella foresta, questi mostrò loro un enorme magazzino pieno di armi:
c'erano scudi, lance, archi e frecce, e perfino tridenti.
Vishwamitra mostrò a Rama e a Lakshmana
come usare queste armi mortali.
Rama e Lakshmana furono vigili giorno e notte, aspettando i demoni, senza dormire o
battere ciglio. Poi una sera, il cielo si oscuro' rapidamente e i due demoni
apparvero.
Rama elimino' il primo demone con una freccia scagliata velocemente e lo gettò ad una distanza di 800 miglia.
Lakshmana lancio' una freccia fiammeggiante al secondo demone.
I demoni furono cosi' eliminati.
Vishvamitra ne fu molto lieto…
tanto che invitò i giovani principi ad andare con lui a visitare
Re Janak nel regno vicino di
Mithila.
Re Janak di Mithila aveva una bella figlia che si chiamava Sita.
Re Janak aveva deciso che Sita doveva sposarsi con un uomo buono, coraggioso e forte, e così stabili'
che il futuro sposo doveva superare una prova per poterla avere
in moglie.
Il re aveva un arco, molto pesante e quasi impossibile da sollevare.
E disse che avrebbe dato sua figlia, all'uomo che sarebbe stato capace di
sollevare, curvare questo arco,
e di incordarlo .
Molti principi vennero da lontano a gareggiare, ma nessuno fu in grado di
sollevare, curvare, o incordare l'arco.
Rama appena vide Sita se
ne innamoro'.
Se
soltanto avesse sollevato e curvato l'arco, avrebbe potuto coronare il suo
sogno di sposarla.
Detto fatto: prese l'arco e tutti lo guardarono silenziosi e
notarono come Rama lo sollevo' con facilita' , senza nessuno sforzo
e
lo curvò con tanto vigore
che l'arco si spezzo' in due!
Tutti rimasero stupiti nell'ammirare la forza sovrumana di Rama e si
rallegrarono quando Re Janak annunciò che avrebbe potuto sposarsi con
sua figlia Sita.
Intanto Re Dashrata fu informato dell'avvenimento e ando' al
matrimonio.
Tutti
furono felici quando seppero che Rama e Sita si preparavano a ritornare ad Ayodhya a vivere felici e contenti…
CAPITOLO 2
I desideri della regina Kaikey
Per dodici anni Rama ed i suoi fratelli aiutarono loro padre a dominare Ayodhya.
Un giorno, Re Dashratha decise che era troppo vecchio e troppo stanco per
governare ancora a lungo. Era ora che Rama assumesse il comando.
Tutti furono lieti nel sapere che Rama sarebbe stato il loro nuovo Re.
Tutti eccetto… "Manthara"
la serva gobba e malefica della Regina Kaikeyi
che con i suoi intrighi e
malvage parole riusci' ad insinuare nella mente della regina Kaikeyi il
dubbio che salendo al trono Rama, il primogenito (figlio di un'altra
delle tre regine moglie del re) , avrebbe potuto trattarla male, una volta salito al trono al posto
di Bharata il figlio legittimo di kaikeyi, e a queste parole piene di
dubbi, la regina incomincio' a diventare inquieta
e si convinse che
Bharata,(suo
figlio) nonche' fratello di Rama, sarebbe salito al trono.
Nel frattempo Bharata era assente, in visita presso regni lontani.
Manthara
era saggia ed astuta
ricordò alla regina che Re Dashratha una
volta, aveva fatto una promessa alla Regina di esaudire due suoi desideri…
ma la Regina non li aveva mai chiesti.
Ora suggerì alla
Regina di reclamare questi due desideri :
"Dare la corona a Bharata, ed esiliare Rama dal regno di Ayodhya per quattordici anni."
Quei due desideri fecero diventare il Re molto triste e malinconico,
infatti non voleva
concederli, ma
aveva fatto una promessa…
(in un'occasione particolare,
quando la regina gli salvo' la vita)
e le promesse vanno mantenute.
Quindi Rama fu esiliato da Ayodhya ed il suo più giovane fratello Bharata divenne
il Re.
Rama e Sita lasciarono Ayodhya…
Lakshmana, il buon fratello di
Rama, decise di andare con loro.
Dove sarebbero andati…
nessuno poteva immaginarlo
Chi e' il Re?
Re Dashratha divenne triste e stanco. Gli mancavano molto Rama e Sita, e gli
mancava molto anche Lakshmana. Tutti si rattristarono, quando il Re morì
per questo grande dispiacere.
Venuto a conoscenza della morte del padre, Bharata ritorno' velocemente ad
Ayodhya.
Nessuno gli aveva mai detto che lui
era diventato re di Ayodhya.
E quando lo seppe si adiro' con tutti.
perche' lui non desiderava governare al posto del fratello.
Bharata si mise
allora a cercare Rama…per portarlo a casa… e farlo governare.
Dopo avere cercato per moltissimo tempo, alla infine lo trovò.
lo implorò di ritornare
a riprendersi il trono, ma Rama rifiutò: suo padre lo aveva mandato via per 14 anni e per 14 anni lui avrebbe fatto come suo padre gli aveva detto.
Bharata e Rama alla fine conclusero su insistenza di Bharata, che Bharata
avrebbe regnato ad Ayodhya per 14 anni.
Ma Rama sarebbe stato il vero Re, e i suoi sandali sarebbero stati messi sul trono reale per ricordarlo
a tutti.
E infine… Bharata decise di non vivere nel palazzo… ma in una capanna di fango, come un eremita.
Nella foresta
Rama, Sita e Lakshmana vissero felicemente insieme nella foresta; dormirono sotto le stelle e su letti di foglie di erba e vissero mangiando
frutta e bacche.
Ma divennero guardinghi; sembrava esserci sempre qualcuno che li seguisse, che li osservasse… proprio come un'ombra… le ombre
dei demoni.
Un giorno, sentirono un grido e si trovarono faccia a faccia a
fronteggiarsi con un demone orrendo.
aveva occhi rossi e selvatici e capelli aggrovigliati. La sua voce, quando
parlò, era come un ringhio. Si chiamava Surpanakha, ed era la sorella di
Ravana, il re piu' potente di Lanka .
La demonessa non aveva mai visto prima di allora dei giovani umani così belli come
Rama e
Lakshmana e si innamorò di Rama.
Surpanakha guardò Sita e ne divenne gelosa.
le mostro' le zanne scoperte
e gli artigli distesi pronta per
azzannarla accecata dalla gelosia, perche' voleva sposare Rama e lo
voleva solo per se', ma Rama non dava ascolto
alle sue proposte.
lakshmana e Rama dopo aver
scherzato un po' con la demonessa prendendola in giro,
s'avvidero che quest'ultima era diventata furiosa e voleva azzannare
Sita ritenendola ostacolo per i propri propositi, e allora
Lakshmana corse subito al fianco di Sita per proteggerla e tagliò il naso della demonessa e
parte delle orecchie.
Gridando con
profonda agonia, la demonessa scappo' via nelle profondità della foresta.
Subentra il re di Lanka: Ravana, dalle dieci testa
Surpanakha andò diritta a lamentarsi da suo fratello, Ravana, il potente re
dei demoni .
Ravana si adiro' moltissimo perche' Lakshmana aveva danneggiato sua sorella Surpanaka ed aveva promesso a sua sorella che
non si sarebbe sentito soddisfatto fino a che Rama e
Lakshmana
non fossero stati puniti abbastanza per quello che avevano fatto.
e giurò che li avrebbe
fatti soffrire e avrebbe inflitto loro una morte orribile.
pensò per molto tempo a quello che avrebbe dovuto fare:
"Catturerò Sita… portero' Sita a Lanka", rimuginava
tra se' e se'...
e Rama certamente seguira' sua moglie per liberarla.
io aspettero'… per
sorprenderlo e… Ucciderlo.
Ravana fu lieto di questo piano e decise di rapire Sita
lui stesso.
Prese il suo carro volante, Pushpak e viaggio' a velocità sorprendente fino alla casa del suo amico,
Maricha affinche' lo coaudivasse nel suo piano.
Maricha, un altro demone che in verita' inizialmente aveva sconsigliato questo
piano, ma dovette cedere all'insistenza e alle minacce del re dei demoni
e alla fine decise di andare con Ravana e assecondarlo nel piano
partecipandovi e assumendo le sembianze di un bel
cervo.
mentre Ravana si travestì da povero eremita.
In questo modo avrebbero rapito Sita.
CAPITOLO 3
Il trucco di Ravana
Una bella mattina, Sita trovo' un bellissimo cervo fuori della loro capanna; non aveva visto mai prima di allora un
animale cosi' meraviglioso.
chiese a Rama di catturarle il cervo, e di poterlo tenere come animale domestico,
adducendo che le avrebbe fatto compagnia mentre loro erano a caccia.
Rama promise, e mentre si preparava per andare a catturare il cervo disse a Lakshmana di non lasciare
Sita da sola neanche per un
istante.
poi seguì il cervo nella foresta per catturarlo e riportarlo a sua moglie.
Rama s'accorse che il cervo non era una preda facile da catturare, quest'ultimo lo
costrinse a seguirlo fino ad
addentrarsi nella foresta nelle cavita' piu' buie e profonde
ad un tratto stanco di questi espedienti, Rama scaglio' la freccia dal suo arco e colpi' il cuore del cervo.
Il cervo si trasformo' nel demone Maricha.
"Sita… Laksmana"
chiamo' il demone, ad alta
voce ed implorando, imitando la voce di Rama.
Rama, capi' che qualche cosa non andava, e si rimise in viaggio per
ritornare da Sita.
Intanto dalla capanna Sita e Lakshmana sentivano le grida di aiuto di
quella voce che loro pensavano fosse di Rama. Sita implorò
Lakshmana di andare ad aiutare Rama.
Lakshmana non sapeva cosa
fare:
aveva promesso a suo fratello che non avrebbe lasciato da sola Sita
neanche per un istante, ma al contempo desiderava
aiutare suo fratello, ritenendo che fosse in qualche guaio.
"Vai ad aiutare Rama",
disse Sita .
Lakshmana decise di andare.
Prima di andare via disegnò un cerchio magico intorno alla capanna con la sua freccia e disse a Sita che
non doveva oltrepassare quella linea. Finché sarebbe rimasta dentro
quella linea, non avrebbe corso nessun pericolo. (perche'
il cerchio avrebbe impedito chiunque ad entrarvi, dato il suo potere
magico)
Appena Lakshmana si inoltro' nella foresta, un vecchio eremita giunse
alla capanna e incomincio' ad implorare del cibo.
Sita gli diede del cibo ma stava molto attenta a non andare oltre la linea che
Lakshmana aveva disegnato.
Ma l'eremita disse che non riusciva a prendere la tazza d'acqua e il
cibo che gli aveva
donato .
"Vieni avanti mia cara", disse.
Sita avanzò e oltrepasso' la linea. Immediatamente, fu presa rabbiosamente da
Ravana. Sita si spavento': tentò di lottare ma Ravana era troppo
forte per sfuggirgli.
Ravana legò Sita e la porto' sul suo magnifico carro volante e scappo' via
nel suo regno a Lanka...
Sita ormai era sua prigioniera.
CAPITOLO 4
Rama e Lakshmana capirono che erano stati imbrogliati
si affrettarono ad andare di nuovo alla capanna di fango per cercare Sita che era
scomparsa; cercavano dappertutto chiamavano a squarciagola il suo nome
.
Ma c'era soltanto silenzio nella foresta: Nemmeno le foglie si muovevano
e gli uccelli ed animali erano silenziosi.
I principi avevano bisogno di aiuto.
E l'aiuto arrivo': arrivarono infatti
le scimmie capitanate dal loro
re
Sugreeva.
Rama e Lakshmana raccontarono a Sugreeva tutto quello che era accaduto a Sita.
Il re delle scimmie si offrì di aiutarli.
Le scimmie possono scalare grandi altezze e fare viaggi di lunghe distanze,
saltando da ramo a ramo fra gli alberi.
Sugreeva promise di ricompensare la prima scimmia che avrebbe trovato Sita.
centinaia di queste piccole creature agili, si addentrarono in direzioni diverse per cercare Sita.
C'era una scimmia chiamata
Hanuman.
Rama aveva un pre-sentimento che sarebbe stata questa scimmia a scoprire dove Sita era
tenuta prigioniera.
Rama prese l'anello che aveva al dito e lo diede ad Hanuman.
e disse che solo cosi' Sita avrebbe avuto fiducia nel corriere di questo anello,
considerandolo come vero amico di Rama.
Un uccello che volava molto in alto, aveva visto e udito Sita che seduta
nel giardino dell'isola di Lanka piangeva lamentandosi delle sua sorte.
L'uccello bisbiglio' la notizia ad
Hanuman.
Ma Lanka era un'isola…
molte miglia di acqua avrebbero avuto bisogno di essere
attraversate per arrivare all'isola.
Hanuman disse che lui avrebbe potuto attraversare l'oceano con un salto.
infatti aveva la facolta' di
rendere la sua forma fisica infinite volte piu' piccola o piu' grande
della sua reale stazza
Quindi piantò saldamente i piedi sulla terra, fece un respiro profondo e divento' di una taglia enorme.
Poi si lanciò nell'aria con un ruggito potente.
volò alto nell'aria, attraverso l'oceano, finche' atterro' leggermente sulla spiaggia sabbiosa dell'isola di Lanka.
rovisto' tutta la città. Dopo avere cercato dappertutto, trovo'
Sita nel giardino reale.
e le disse che era un amico di Rama e le diede come prova l'anello
che Rama gli aveva dato.
Sita commossa riconobbe l'anello, fiduciosa prese un ornamento di brillanti dai suoi capelli e disse ad Hanuman di darlo a Rama per fargli comprendere che era viva e stava bene.
Hanuman capi' che doveva ritornare da rama .
Ma essendo una scimmia,aveva
subito dei danni sia emotivamente sia fisicamente :
aveva sradicato alberi e distrutto letteralmente case su case
intanto Ravana ordinò che la scimmia fosse catturata e portata da lui.
fu cosi' che Hanuman fu portato al palazzo di Ravana.
Sapendo che la coda è l'orgoglio di una scimmia, Ravana ordinò che la coda di Hanuman fosse
bagnata nel petrolio e le fosse dato fuoco.
Hanuman respiro' profondamente, e si libero' saltando e circondando la citta'
dandole fuoco con la sua coda ardente.
fece un altro respiro profondo e scomparve nel cielo con un ruggito fragoroso.
CAPITOLO 5
Quando Hanuman ritornò a casa, Rama era cosi' felice che l'abbracciò come un fratello:
gli aveva ri-trovato Sita.
Ma… c'era un piccolo problema.
Come avrebbero attraversato il mare l'esercito delle scimmie?
decisero allora di costruire un ponte che arrivasse fino alle spiagge di Lanka.
Scimmie di tutte le taglie si arrampicarono per raccogliere rami, pietre e grandi ciottoli e li trascinarono alla spiaggia e li
accatastarono uno in cima all'altro, nel mare.
In cinque giorni il ponte fu finito. Rama, Lakshmana, e Sugreeva condussero l'esercito di scimmie attraverso il ponte fino a Lanka.
L'esercito di Ravana li stava aspettando. Era un esercito
costituito da demoni terribili.
Le scimmie lanciarono alberi e pietre ai demoni e lottarono coi loro denti ed artigli
Ravana decise che era giunta l'ora di unirsi all'esercito. Tutti i suoi
piu' coraggiosi generali e guerrieri erano stati sconfitti.
Ravana indosso' la sua
armatura;
un' abbagliante armatura fatta di oro solido e gioielli preziosi,
quindi montò
sul suo carro trainato da quattro cavalli neri e magnifici. Con le sue dieci teste ed innumerevole armi, Ravana attaccò.
E il popolo delle scimmie attaccò il demone terribile, ma le loro pietre e ciottoli
rotolavano via dal corpo del demone come
l'acqua scivola dal corpo di un'anatra. Lakshmana si porto' velocemente avanti per aiutare i suoi amici scimmia, ma Ravana lo ferì con un fulmine
potente, e questi stremo' al suolo.
Le scimmie dissero a Rama che erano a conoscenza di erbe che erano su di
un'isola e che avrebbero salvato la vita di
Lakshmana.
Hanuman va a cercare le erbe per la guarigione
Fu rapido come il vento e salto' su nell'aria e scomparve nella direzione delle Montagne dell' Himalaya.
Quando sbarcò sulla montagna, trovò un milione di generi diversi di
erbe
ma non aveva nessuna idea di quale fosse quella giusta che avrebbe salvato la vita di
Lakshmana.
capi' che l'unica cosa che avrebbe potuto fare era quella di raccogliere la montagna intera e portarla a
Lakshmana.
lo fece e ritornò a Lanka con la montagna nel palmo della sua mano,
(ricordiamoci che Hanuman puo'
assumere forme estremamente gigantesche e infinitamente piccole)
il popolo delle scimmie
ricavarono una medicina dalle erbe e la diedero a Lakshmana.
Funzionò a meraviglia e
Lakshmana guari'.
Rama decise che era arrivata l'ora che si assumesse il compito di intervenire contro Ravana nella terribile battaglia.
Le venti braccia di Ravana puntavano le loro armi tutte allo stesso momento! Ogni volta che Rama riusciva a tagliare una delle teste di
Ravana, un'altra cresceva immediatamente nello stesso posto. Il mostro sembrava indistruttibile.
infine, Rama lancio' la sua arma con tutta la sua forza su Ravana.
Un ruggito assordante si senti'
provenire dal potente Ravana mentre veniva distrutto.
Rama mando' Hanuman da Sita per darle la buona notizia.
Poi Rama ebbe bisogno della certezza che Sita ancora l'amasse…
e amasse
soltanto lui.
Sita a quel punto si rivolse a Lakshmana e lo prego' di preparare e accendere un fuoco.
e disse a Rama che per provargli il suo amore, avrebbe attraversato il fuoco che
Lakshmana aveva costruito, e se lei non lo amava, le fiamme l'avrebbero bruciata.
Sita camminava tranquillamente nelle fiamme.
La folla ansimava con orrore nel vedere le fiamme che avvolgevano Sita.
Ma qualche attimo più tardi le persone diedero un sospiro di sollievo quando videro Sita uscire fuori delle fiamme,
indenne, senza che un capello della sua testa fosse
stato danneggiato.
anche il dio del fuoco Agni,
presente al sacrificio ne
fu felice
(sapeva che Sita era sincera e
onesta)
intanto i quattordici lunghi anni erano passati, e Rama, Sita e
Lakshmana erano pronti per ritornare ad Ayodhya.
Bharata fu felicissimo quando apprese la notizia.
Quando Rama, Sita e Laksmana entrarono dai cancelli di Ayodhya, un umore
festoso salì dalle folle. I fratelli si riunirono per festeggiare.
Rama diede a Sita una bella collana di perla.
Sita diede le perle ad Hanuman per ringraziarlo per tutto quello che aveva fatto.
Hanuman si emoziono' moltissimo per avere ricevuto un tale regalo
Finalmente l'incoronazione di Rama era completa.
I dei sorrisero al nuovo re di Ayodhya.
Da quel momento in poi la felicita' e la prosperita' regnarono sulla terra.
INTERPRETAZIONE
DELLA STORIA DI RAMAYANA
Ramayana significa: la storia di Sri Rama
e Rama vuol dire sia
colui che affascina (con il suo splendore) sia l'oscuro,
colui che dona la quiete (con la sua ombra), per cui conoscere la storia di Rama
vuol dire conoscere i due moti del Tao,
l'Andare e il Venire,
la Luce e l'Ombra, il Chiaro e lo Scuro, cioe' lo Yang e lo
Yin;
la colonna Destra e la colonna Sinistra dell'Albero Cabalistico, vale a dire: conoscere se stessi.
La storia tutta, i luoghi, i personaggi e i loro atti al di la' del loro significato letterale
possono e debbono essere interiorizzati perche' solamente cosi' si puo' trarre dalla loro essenza
il "mito", cioe' l'insegnamento archetipale necessario "qui ed ora" a ciascuno di noi.
Ovviamente ad un'opera cosi' vasta si dovrebbero dedicare anni di studio
e gli avvenimenti narrati sono cosi' svariati e molteplici che affrontarli cosi' in un commento
ci sembra assolutamente inadeguato e quasi ridicolo,
tuttavia,
riteniamolo come un ennesimo viaggio iniziatico.
La storia comincia col mostrare un saggio in meditazione il cui nome e'
Vasistha (= l'ottimo) disturbato da un demone,
Ravana (= urlo);
il saggio prega Vishnu' (= onnipervadente), il dio conservatore della Trimurti indiana,
affinche' si incarni e liberi l'umanita' dal male.
E Vishnu' decide di scendere sulla terra come Rama,
il figlio primogenito di Dasharata (= che ha 10 carri),
il re della citta' di Ayodhya (= la mai conquistata).
La coppa di nettare donata dal Dio che Vasistha fa bere alle tre regine,
mogli di Dasharata permette la nascita di quattro fratelli:
Rama (=lo splendente),
Lakshmana (= fornito di segni fortunati),
Satrughna (=distruttore di nemici)
e
Bharata (= devoto a
Vishnu').
Ecco dunque gia' identificato l'Albero del Ramayana: in Atziluth,
nel mondo delle Cause abbiamo
la Trimurti: Brahma in Kether,
Vishnu' in Chockmah, Shiva in
Binah;
il re Dasharata (Chesed) con le sue regine
Kausalya, Sumitra e Kaikeyi
(Geburah)
genera nel mondo mentale (Briah) i quattro figli:
Rama,
il fuoco di Briah,
Lakshmana l'aria di Briah, Satrughna, l'acqua di Briah e
Bharata, la terra di Briah.
Quando i giovani principi diventano adulti (il pensiero e' diventato maturo)
Rama e Lakshmana vengono istruiti da
Vasistha sui misteri di Bala (= Forza)
e Atiba (= Forza primordiale) e condotti alla corte di re Janaka (= il generante),
Tiphereth dell'Albero, re di Videha (= senza corpo) dove Rama, essendo l'incarnazione di Vishnu'
e' in grado "di incordare, tendere e spezzare l'arco di Shiva" in quanto
suo reciproco ed interagente
( la Sephirah Chokmah emana la Sephirah Binah e quindi la comprende),
questa impresa permette a Rama di sposare Sita (= solco),
di "conoscerla e farla sua" mentre i tre fratelli sposano le sorelle di lei.
Sita con le sue sorelle rappresenta la Forza femminile qualificata (divina
Shekinah)
di cui Rama e i suoi fratelli hanno bisogno per combattere i demoni e vincerli.
Poniamo quindi in Yetzirah, nel mondo astrale, le 4 mogli dei 4 principi a rappresentare il sentimento,
ovviamente Sita e' il fuoco dell' albero astrale e percio' la sua posizione coincide
con il Tiphereth dell'Albero del
Ramayama.
Il periodo che i 4 principi con le loro spose vivono in Ayodhya
corrisponde al tempo della preparazione alla "grande prova";
poi, dalla serva "gobba" di Kaikeyi, dal Geburah non purificato, parte il disordine
che provoca l'esilio di Rama, Sita e Laksmana.
Tale esilio sarebbe gia' di per se' una grande scuola
per tutto l'Albero (desolazione in Ayodhya per l'allontanamento dei tre eroi,
morte di Dasharata, lutto di Kausalya, disperazione di Bharata ecc.)
se ad esso non si aggiungesse la separazione tra Rama e Sita per il rapimento di quest'ultima
da parte di Ravana.
La sofferenza provocata dal
capriccio di Sita per il "Cervo d'oro"
(cavalcatura di Vayu, dio del vento e quindi relativo al pensiero incontrollato e non coerente
con la situazione di eremitaggio e purificazione)
capriccio assecondato e condiviso sia da Rama che da Lakshmana,
dara' inizio alla seconda parte del dramma: ricercare Sita,
(inutilmente difesa dall'aquila Jataiu amico di Dasharata, che muore nel tentativo di salvarla)
e vincere Ravana per poterla riconquistare di diritto.
Questa seconda parte rappresenta dunque la discesa agli inferi,
la conoscenza dei propri demoni: in particolare di
Shurpanakha,
la demonessa che vorrebbe conquistare Rama e asservirlo alle sue voglie,
che collochiamo nello Yetzirah nero, in contrapposizione a quello bianco delle principesse e,
ovviamente il demone Ravana, il vero nemico dei saggi di tutti i tempi,
che rappresenta il Briah nero, in contrapposizione a quello bianco dei figli di Dasharata.
Sugriva e Hanuman, quali esponenti della razza "Vanara" rappresentano
Assiah,
il mondo fisico; essi, avendo conosciuto Rama, si mettono al suo servizio e lo aiutano a riconquistare Sita
e a vincere il nemico.
Ma perche' Rama e Sita devono separarsi ? Chi rappresenta realmente
Ravana?
La risposta a queste domande ci potra' far capire
l'importanza del Ramayana
per gli insegnamenti in esso contenuti molto simili a quelli della nostra Genesi.
Lo stato di Rama e Sita nella citta' di Ayodia
e' rapportabile alla situazione edenica dell'uomo maschio-femmina
(Adamo-Eva),
prima della separazione in due distinti esseri nel paradiso terrestre;
l'esilio per 14 anni nella foresta di Rama-Lakshmana e Sita invece
si puo' mettere in relazione al periodo precaduta ancora nell'eden;
la separazione di Rama e Sita e il rapimento di lei infine corrispondono alla "caduta" o
"shevirah".
Il "cervo d'oro" e' simile al frutto proibito: Sita vuol possedere qualcosa che non le appartiene,
qualcosa che implica una disobbedienza al principio di conservazione nello stato di pericolo
in cui i tre si trovano e Rama-Lakshmana assecondando la sua vanita' e cupidigia,
di fatto obbediscono a "Marica" (che puo' assumere qualsiasi forma desideri)
e che e' al servizio di Ravana, il re dei demoni il cui scopo e' quello di possedere Sita
e di possederla consenziente.
Dal momento del rapimento in poi, tutti i fatti che vengono narrati non sono altro
che il tentativo di recuperare l'unita' perduta.
Tutte le alleanze e le lotte, le vittorie e le sconfitte nonche' la battaglia finale mirano tutte
a quella riparazione o "tikkun" che ristabilisce l'ordine primitivo.
Ognuno di noi si e' incarnato
per vincere il proprio demone e poi ha perduto la sua Sita:
non sappiamo dove essa sia tenuta prigioniera,
o se lo sappiamo, perche' abbiamo gia' conosciuto il nostro
Hanuman,
dobbiamo affrontare ancora molti ostacoli prima di poterla riavere,
dando prova di coraggio e di valore.
Ricordiamo che il nostro Ravana, come quello di Rama ha 10 teste,
ma con la grazia del "Sole" se riusciamo a colpirlo al cuore, vinceremo.
Altra interpretazione del
Ramayana
Per
santificare la vita aderisci alla verità, predica la moralità,
diffondi ovunque amore, rimani sempre in pace.
Non
vedere il male, non parlare male, non volere il male. Tieni in mente
l'immagine delle tre scimmie che ti danno questo messaggio. Non esiste
consiglio più saggio di quello. Studiare i testi vedantici e divenire
un esperto nell'esporli senza coltivare buone qualità non farà di una
persona un essere umano.
Da
tempo immemore l'India ha tenuto alto il messaggio divino e Lo ha
propagato divenendo la precettrice dell'umanità, promuovendone il
benessere e proponendosi come esempio al mondo.
"Che
tutti i mondi siano felici!", è stato il messaggio di base della
vita dell'indiano.
Gli
antichi governanti saggi ed eruditi e persino donne che furono esempi di
castità, condussero vite di rinuncia e di sacrifici per innalzare la
cultura dharmica e l'eredità del paese.
La
storia di Rama illustra la grandezza e la santità di questa cultura.
Il
Ramayana non è solamente la storia di Sri Rama: Rama più Ayana è uguale a
Ramayana.
Ayana
vuol dire "il cammino".
L'intimo
significato del Ramayana è che si dovrebbe seguire il cammino mostrato
da Rama.
Dal
momento in cui nasce l'uomo è impegnato in attività varie per
preservare la sua vita e raggiungere il suo scopo.
Alla
nascita l'uomo non possiede cattive qualità ma è pienamente innocente.
Con
il passare del tempo, a causa del tipo di cibo che consuma e dello stile
di vita, insieme alla compagnia che frequenta. le sue abitudini e le sue
maniere subiscono cambiamenti. Con essi egli sviluppa antipatie e
simpatie.
Dopo aver ricevuto un'educazione egli sviluppa l'ego e l'orgoglio, la
passione e altre cattive qualità. Esse hanno una forte influenza su di
lui. Come conseguenza egli inizia a illudersi di sapere tutto e che
niente è più grande di lui. Colmo di arroganza,
dovuta alla sua giovane età,
guarda gli altri con sufficienza.
Se
cercasse invece di vedere come essere umano egli si renderebbe conto che
deve affrontare nella vita molte difficoltà e vicissitudini e superare
molti ostacoli. L'uomo oggi sembra che prenda gusto solo ai piaceri
derivanti dall'uso dei sensi.
Come
egli cresce, il vigore della sua forza fisica lo rende arrogante e
fallisce cosi nel compito di raggiungere lo scopo dell'educazione vera.
Sviluppa
amicizie, vuole diventare grande eroe, grande cantante, grande attore e
grande uomo di industria.
Egli
viene così a trovarsi in una selvaggia selva di desideri impuri.
Come
risultato di ciò, trascura la sua innata divinità e diventa loro
schiavo
dimenticando lo scopo della vita umana.
Mentre
gli uccelli e gli animali sono felici di vivere con tutto ciò che
possono ottenere.
L'uomo
solo ha desideri insaziabili ed è pieno di cupidigia. Dovrebbe esserci
un limite ai desideri e alle acquisizioni di qualsiasi tipo. Ogni
eccesso è pericoloso e dannoso e dovrebbe essere evitato.
Il
messaggio principale del Ramayana è che si dovrebbe operare un
controllo rigoroso sui desideri. La vita umana dovrebbe santificarsi con
il controllo dei sensi, disciplinando la mente e utilizzando
l'intelligenza. Ogni carattere che ci mostra il Ramayana rappresenta un
ideale per il mondo.
Considerate
come esempio Lakshmana: Valmiki ha parlato di Lakshmana in molti modi.
Lo ha chiamato "l'altra metà di Rama".
Nel
Kamba Ramayana Lakshmana è descritto come "la seconda virtù di
Rama".
Tulasidas
dice che Lakshmana è "la mano destra di Rama". Rama e
Lakshmana furono inseparabili come Bimba e Pratibimba, uno il riflesso
dell'altro.
Le
sue qualità furono grandi; la sua immacolata purezza, il suo spirito di
sacrificio, si propongono come esempi per il mondo.
Per
seguire l'ordine del padre. Rama dovette andare nella foresta e
Lakshmana fece il grande sacrificio di accompagnare il fratello in
esilio senza esserne obbligato.
Seguire
Rama fu il solo scopo della sua vita. Egli recitò un ruolo importante
nel Ramayana. Lasciò la madre, dimenticò i piaceri della corte reale e
la moglie per seguire Rama.
Egli
è per il mondo un carattere esemplare.
Mentre
nella foresta Rama e Lakshmana andavano in cerca di Sita. arrivarono
alla montagna Rishyamoka dove fecero amicizia con Hanuman e Sugriva.
Quest'ultimo diede a Rama una cassa piena di gioielli che aveva avuto
la una donna.
Rama
la porse a Lakshmana e gli chiese di riconoscere i braccialetti di Sita.
Lakshmana
disse: " Posso solo dire che ci sono gli ornamenti che portava ai
piedi perché ogni giorno io mi prostravo ai suoi piedi e mai la vidi in
viso".
Rama
visse in Ayodhya per dodici anni dopo il suo matrimonio.
Dopo
di che Rama, Lakshmana e Sita passarono tredici anni nella foresta.
Durante
i venticinque anni trascorsi con Rama, Lakshmana non guardò in viso
Sita neppure una volta.
Potete
trovare un esempio di carattere uguale nella storia?
Egli
riverì ogni donna coma madre. Rama chiese a Lakshmana di abbandonare
Sita in un Ashram e di raggiungerlo.
Sita
a quel tempo era incinta e disse a Lakshmana: "È corretto da parte
di Rama lasciarmi nella foresta per l'opinione pubblica, dato che un
capo di stato ha il dovere di badare al benessere della sua gente, e la
reputazione di Rama è la sola sorgente della mia gioia. Io non sono
quindi arrabbiata con lui se mi manda via. La fama e la gloria di Rama
dovrebbero per sempre esistere. Ma tu che sei mio cognato, come puoi
lasciarmi nella foresta da sola, incinta come sono?
Per
favore, rimani almeno per un po' di tempo!".
Lakshmana
alle richieste di Sita rispose: " Riverita madre, in tutti questi
anni non vi ho guardato neppure in viso. Voi siete stata vittima
di calunnie da parte di gente insensata, nonostante la purezza e
l'innocenza della vostra persona.
Se
ora io rimanessi con voi, la vostra reputazione potrebbe essere
sporcata. Io potrei persino perdere la mia vita per difendervi e quindi
non potrei sopportare l'onta di malignità sulla vostra persona.
Devo
eseguire gli ordini di Rama poiché egli rappresenta ogni cosa per me e
quindi, madre, perdonatemi e lasciate che io me ne vada.
Si
prostrò ai piedi di Sita e la pregò di lasciarlo andare.
Lakshmana
dedicò la sua intera vita per la gloria di Rama e di Sita dimostrando
al mondo le sue grandi qualità.
Osservate
Bharata!
Egli
rifiutò il regno che gli veniva offerto e corse nella foresta per
persuadere Rama a divenire re di Ayodhya.
Entrambi,
Bharata e Lakshmana, dedicarono se stessi alla divinità vivente; non
ebbero in loro nessuna traccia di egoismo o di interesse personale e
aderirono in modo completo al Dharma.
Valmiki
disse che Rama era l'incarnazione stessa del Dharma.
Che
cos'è il Dharma?
Oggi
proliferano i significati che si attribuiscono a tale termine.
Quando
cerchiamo di definire il dharma secondo i Veda troviamo confusione e
opinioni diverse.
Si
dice: "il Dharma sostiene il mondo".
Ogni
oggetto al mondo ha certe sue proprie
qualità e queste rivelano il suo dharma.
Per
esempio le qualità del fuoco sono di bruciare: questo rappresenta
il suo Dharma.
Quando
non brucia più cessa di essere fuoco per divenire carbone.
La
dolcezza è la qualità dello zucchero.
Se
Io zucchero perdesse la dolcezza non sarebbe più zucchero.
Allo
stesso modo l'uomo, la cui qualità
fondamentale è gioia e beatitudine che sgorga dal suo cuore.
Quando dimentica questa sua qualità perché
attratto dagli oggetti estranei a lui e dal desiderio di
ottenerli, non è più uomo ma si declassa.
Tutti
gli uomini, siano essi dotti o illetterati, se dimenticassero la regola
fondamentale di non fare agli altri ciò che non vorrebbero fosse fatto
a loro. causerebbero infelicità agli altri e quindi andrebbero contro
la propria intima natura.
Il
Dharma vedico afferma quel semplice principio che oggi l'uomo non segue
perché egoista ed
egocentrico.
Se
noi non rispettiamo gli altri non possiamo pretendere che gli altri
rispettino noi.
Il dharma non è a senso unico.
Oggi
Io spirito di sacrificio è assente. La lezione fondamentale del
Ramayana è che solamente attraverso il sacrificio è possibile ottenere
l'unità con Dio.
Obbedendo
agli ordini paterni, rinunciando al regno e vestendosi con la corteccia
degli alberi, Sri Rama andò nella foresta in esilio dimostrando al mondo
cosa vuol dire aderire alla verità, accettando il volere paterno come
un comando divino.
Aajna
(ordine) è una grande ingiunzione alla quale si deve obbedire per
ottenere gioia e non incorrere in gravi difficoltà.
Molti
sono gli episodi raccontati nel Ramayana che illustrano questa
situazione.
Prima
di lasciare l'eremitaggio in cerca del cervo d'oro, Rama diede ordine a
Lakshmana di non allontanarsi da quel luogo qualunque fossero le
circostanze che si sarebbero presentate.
Rama
gli ingiunse di non abbandonare mai Sita per nessuna ragione o difficoltà
fosse sorta. Questo fu il comando di Rama a Lakshmana.
Ma
quest'ultimo era soggetto a umani sentimenti e questa debolezza incise
sulle sue decisioni. Quando Sita udì il pianto: «Ah, Sita! Ah,
Lakshmana! » di Maricha (il demone) con una voce somigliante a quella
di Rama, disse a Lakshmana di correre in suo aiuto.
Essa
lo fece con un tono così drammatico che Lakshmana ne fu profondamente
toccato.
Incapace
quindi di andare contro ai desideri di Sila, la abbandonò, andando
contro gli ordini di Rama.
Gli
avvenimenti tragici che seguirono quella decisione causarono
profonda
angoscia in Lakshmana.
Egli
si chiese: "Non é perché
ho trasgredito agli ordini di Rama che Sita è stata rapita da Ravana?"
Per tutta la vita egli si torturò a questo pensiero e si diceva: «Quella
fu l'unica volta che disubbidii a Rama». Quando Rama era ritornato ad
Ayodya, il signore del tempo Yama, venne per parlare con lui.
Rama
diede ordine preciso a Lakshmana di non far passare nessuno e aggiunse:
«Se disobbedisci ti taglio la testa».
Lakshmana,
che era una persona scrupolosa, vigilava la porta d'entrata. Quando
venne il saggio Durvasa che gli disse:" Devo urgentemente vedere
Rama e parlargli".
Lakshmana
rifiutò fermamente di lasciarlo passare e Durvasa arrabbiatissimo gli
disse:
"
Se non mi aprirai, getterò una maledizione su Ayodhya che distruggerà
l'intera dinastia. Stai attento, Lakshmana.
Lakshmana
si trovò di fronte a un tragico dilemma :se disobbedire all'ordine ai
Rama, e perdere la testa o non lasciar passare il saggio e gettare
l'intera dinastia e la gente di Ayodya sotto la maledizione.
Lakshmana
risolse il dilemma in questo modo:
«Se
disobbedisco a Rama, al massimo morirò ora, di sua mano mentre se
disobbedisco a Durvasa metterò in difficoltà tutta la gente di Ayodhya,
quindi lo lascerò passare".
Lakshmana
preferì sacrificare se stesso
che lasciare soffrire gli altri.
Il
Ramayana è pieno di esempi di simili caratteri nobili ma
sfortunatamente oggi viene male interpretato.
Esso
è un testo importante che insegna quali dovrebbero essere le relazioni
fra fratelli, fra membri di una stessa famiglia e tra moglie e marito.
Il
Ramayana, il Mahabharatha e la Bhagavatha sono tre monumenti letterari
che sottolineano le
conseguenze dei vizi della lussuria, della cupidigia e dell'odio.
Nel
Ramayana il demone Ravana personifica la lussuria.
L'intero
dramma si svolge a causa della lussuria di Ravana.
L'avvento
di Rama come Avatar fu per distruggere Ravana.
Nella
Bhagavatha, Hiranyakasipu è la personificazione dell'odio verso Dio.
A
causa sua il Signore assunse la forma di Narasimha (l'uomo-leone) per
distruggerlo.
Nel
Mahabharatha Duryodhana simbolizza la cupidigia a causa della quale
l'intera sua discendenza fu distrutta.
Duryodhana
aveva una avarizia che non conosceva limiti. Egli si recò da sua madre,
Gandhari, per ricevere la sua benedizione prima della battaglia del
Kurukshetra, ed essa gli disse:
«Ricordati
figlio, dove c'è il Dharma c'è la vittoria».
Quindi
egli andò dal precettore al quale chiese di benedirlo e, Dronacharya,
rispose:
«
Dove c'è il Dharma c'è Krishna, dove c'è Krishna c'è la vittoria».
Lo
stesso messaggio è contenuto nell'ultimo verso della Bhagavad Ghita: «
Dove c'è il supremo Signore dello Yoga Sri Krishna. e dove c'è il
potente arciere Arjuna, si trova prosperità, successo e giustizia».
È
grazie a queste nobili madri, a questi illustri precettori e padri che
le Upanishad esortano l'uomo a "riverire la madre come Dio, il
padre come Dio, il Guru come Dio e l'ospite come Dio".
Le
storie di Rama e Krishna sono trattati di moralità e sacri esempi di
come l'uomo deve sublimare la propria vita.
Il
messaggio è chiaro: per santificare la propria vita si deve aderire
alla verità, praticare la moralità, diffondere ovunque l'amore,
rimanere sempre in pace.