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SRI CAITANYA |
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SRI CAITANYA
MAHAPRABHU
Nel corso
della Sua vita, Sri Caitanya Mahaprabhu cambiò la faccia dell'India in
quattro modi.
Filosoficamente, sconfiggendo i più grandi eruditi del
Suo tempo con la più elevata conoscenza personale della Verità
Assoluta;
politicamente, conducendo un movimento in massa di
disobbedienza civile non-violenta teso a sfidare l'oppressione dei
governatori musulmani;
sociologicamente, spazzando via le restrizioni
stereotipate del sistema ereditario indù delle caste;
e culturalmente,
inaugurando un movimento religioso rivoluzionario che fu rapidamente
accettato attraverso l'India, un movimento che, grazie alla sua
attrattiva universale, si è ora diffuso in tutto il mondo.
Sebbene Egli sia riconosciuto dagli studiosi e dagli storici come un
grande mistico, un riformatore sociale, un filosofo e un santo, la vera
identità di Sri Caitanya è rivelata soltanto se esaminiamo le
testimonianze oculari sulla Sua vita, sulle Sue caratteristiche e
attività.
Le conclusioni dei Suoi contemporanei sono ulteriormente
confermate dalle Scritture più antiche del mondo, le Scritture vediche
dell'antica India datate 5000 anni che profetizzano la Sua venuta 45
secoli prima della Sua apparizione nel 1486 d.C.
I Veda
affermano enfaticamente che Sri Caitanya Mahaprabhu non è altri che Sri
Krishna stesso, la Persona Suprema nella Sua incarnazione dorata, che
discende di Sua propria volontà per salvare la anime condizionate
intrappolate nelle tenebre dell'esistenza materiale.
Krishna stesso afferma nella Bhagavad-gita (4.7):
"Ogni
volta che in qualche luogo dell'universo la religione declina e
l'irreligione avanza, o discendente di Bharata, Io vengo in
persona."
Dal Brahma Yamala: ”Talvolta appaio personalmente sulla
superficie del mondo nelle vesti di un devoto. Più precisamente, appaio
come il figlio di Saci nel Kali-yuga (l'attuale epoca di
dissidi, materialismo e ipocrisia) per dare inizio al movimento del sankirtana
(il canto congregazionale dei santi nomi di Dio)."
Dal Krishna-vamala: "Apparirò nella terra sacra di Navadvipa (in Bengala, India) come il figlio di Sacidevi." E dalla Mundaka
Upanisad (3.1.3): "Colui che vede la Persona Divina dalla
carnagione dorata, il Signore Supremo, il supremo attore, che è la
fonte del Brahman Supremo, é liberato."
Una predizione più dettagliata della vita di Sri Caitanya è data nel
Dhana-dharma-parva
del Mahabharata: "Nei Suoi divertimenti giovanili,
Egli appare come un uomo sposato con una carnagione dorata.
Le Sue
membra sono meravigliose e il Suo corpo, spalmato di polpa di sandalo,
sembra oro fuso.
Nei Suoi divertimenti successivi, abbraccia l'ordine di
rinuncia (sannyasa) ed è equanime e sereno. È la dimora più
elevata della pace e della devozione, poiché mette a tacere i
non-devoti impersonalisti."
La missione di Sri Caitanya è descritta nello Srimad Bhagavatam
(11.5.32,37): "Nell'età di Kali, le persone intelligenti
parteciperanno al canto congregazionale dei santi nomi con l'intento di
adorare la manifestazione di Dio che canta costantemente i nomi di
Krishna. Sebbene la Sua carnagione non sia scura, Egli è Krishna
stesso....
Non esiste guadagno maggiore per l'anima incarnata forzata a vagabondare
nel mondo materiale del Movimento del sankirtana col quale si
può raggiungere la pace suprema e liberarsi del ciclo di morti e
rinascite."
Questi versi, scritti 5000 anni fa, indicano che Sri Caitanya è lo yuga-avatara,
la manifestazione di Dio che scende per stabilire lo yuga-dharma.
Il metodo religioso prescritto per l'epoca attuale.
Ci sono molti
riferimenti nei Veda riguardanti il canto dei nomi del Signore,
ma nel Brihan-naradiya Purana lo troviamo affermato con
maggiore enfasi: "Per il progresso spirituale nell'età di Kali,
non c'è alternativa, non c'è alternativa, non c'è alternativa che il
santo nome, il santo nome, il santo nome del Signore."
Seguendo le orme di Sri Caitanya, chiunque può fare progressi sul
sentiero spirituale e raggiungere la coscienza trascendentale, la
coscienza di Krishna, cantando il maha mantra, il grande canto
della liberazione: Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare
Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare.
Questo canto è il
metodo per ravvivare la nostra originale e pura coscienza. Pronunciando
questa vibrazione trascendentale, possiamo allontanare dal cuore tutti i
timori e le ansietà. Alla base di tutte queste ansietà sta l'errore di
credersi i padroni di tutto ciò che ci circonda.
La coscienza di Krishna non è un'imposizione artificiale sulla mente,
ma è l’originale e naturale energia dell'essere vivente.
Quando
ascoltiamo la vibrazione trascendentale del mantra Hare Krishna,
questa originale coscienza è ravvivata e possiamo subito sentire
un'estasi trascendentale che proviene dal piano spirituale. Poiché il
canto proviene dal piano spirituale, questa vibrazione sonora supera
tutti i piani inferiori di coscienza, cioè quello sensuale, quello
mentale e quello intellettuale.
Non è necessario quindi conoscere la
lingua del mantra. È automatico, scende dal piano spirituale,
perciò chiunque può prendere parte al canto senza che sia richiesta
alcuna qualificazione precedente, come è spiegato nello Skanda
Purana: "Si può cantare il nome del Signore senza
considerazioni di tempo, di circostanza, di purificazione preliminare o
di altri fattori. Questo canto è completamente indipendente da tutti
gli altri metodi e accorda la soddisfazione di tutti i desideri a coloro
che lo cantano con fervore."
Ci auguriamo sinceramente che il lettore prenda personalmente parte a
questo metodo del canto dei santi nomi di Dio e approfondisca
ulteriormente la sua conoscenza della filosofia della coscienza di
Krishna, così come ci è stata insegnata da Sri Caitanya Mahaprabhu,
leggendo la traduzione italiana in otto volumi della Sri Caitanya
Caritamrita, opera compilata in Bengala da Krishnadasa Kaviraja
Gosvami che rimane fino ad oggi il libro più autorevole sulla filosofia
della vita di Sri Caitanya.
1° Capitolo
Sri Caitanya
Mahaprabhu, il grande apostolo dell'amore di Dio e l'iniziatore del
canto collettivo e pubblico dei santi nomi del Signore, apparve a
Sridhama Mayapura, un quartiere della città di Navadvipa, in Bengala,
la sera di luna piena del mese di Phalguna (Phalghuna purnima)
nell'anno 1407 dell'era di Saka (Sakabda) - cioè nel febbraio 1486
secondo il calendario cristiano.
Suo padre, Sri Jagannatha Misra, brahmana erudito del distretto
di Sylhet, era venuto a studiare a Navadvipa perché questa città era a
quel tempo il centro dell'insegnamento e della cultura.
Dopo aver
sposato Srimati Sacidevi, figlia di Srila Nilambara Cakravarti, grande
erudito di Navadvipa, stabilì la sua dimora sulle rive del Gange.
La
sua sposa gli diede numerose figlie, ma la maggior parte morì in età
precoce. Sopravvissero due figli, Sri Visvarupa e Visvambhara, che
divennero oggetto dell'affetto dei loro genitori. Visvambhara, il decimo
figlio, il più giovane della famiglia, si sarebbe chiamato in seguito
Nimai Pandita e, dopo aver abbracciato l'ordine di rinuncia, Sri
Caitanya Mahaprabhu.
Sri Caitanya Mahaprabhu, che è il Signore Supremo, manifestò i Suoi
divertimenti trascendentali per quarantotto anni a lasciò infine questo
mondo nell'anno 1455 Sakabda, a Puri.
I primi ventiquattro anni li trascorse a Navadvipa come studente a
capofamiglia.
Sposò dapprima Srimati Laksmipriya, che morì
prematuramente durante la Sua assenza. Quando ritornò dal Bengala
dell'est acconsentì alla richiesta di Sua madre di prendere una nuova
sposa, Srimati Visnupriya Devi.
Quest'ultima visse tutta la vita nella separazione dal Signore, poiché
Sri Caitanya accettò il sannyasa, l'ordinedi rinuncia, all'età
di ventiquattro anni, quando Srimati Visnupriya ne aveva appena sedici.
Diventato sannyasi, il Signore, sempre su richiesta di Sua
madre, Srimati Sacidevi, Si stabilì a Jagannatha Puri per gli ultimi
ventiquattro anni della Sua permanenza sulla Terra. Durante sei di
questi anni viaggerà in tutta l'India, soprattutto nel sud, per
diffondere il messaggio dello Srimad Bhagavatam.
Sri Caitanya
non predicò solo lo Srimad Bhagavatam ma anche la Bhagavad-gita,
che volle rendere accessibile a tutti.
La Bhagavad-gita descrive
Sri Krishna come la Persona Suprema a Assoluta, il Signore stesso, il
cui insegnamento ultimo, in questa grande opera di conoscenza
trascendentale, è il seguente: lasciare ogni pratica religiosa per
abbandonarsi completamente a Lui, Sri Resina, il Signore Supremo,
l'unico degno di adorazione.
Egli assicura inoltre che i Suoi devoti
saranno protetti da tutte le conseguenze dei loro peccati a si
libereranno da ogni angoscia.
Purtroppo, nonostante il messaggio della Bhagavad-gita e gli
insegnamenti diretti di Sri Krishna, gli uomini d'intelligenza limitata
s'ingannano sulla Sua identità credendoLo tuttalpiù un grande
personaggio storico.
La scarsa conoscenza impedisce loro di riconoscere
in Lui il Signore originale e li rende soggetti all'influenza
ingannevole di varie forme di ateismo.
Così il messaggio della Bhagavad-gita
fu male interpretato perfino da grandi eruditi. Dopo la scomparsa di Sri
Krishna dalla Terra furono compilati centinaia di commenti sulla Bhagavad-gita,
scritti da eruditi di ogni tipo, mossi per la maggior parte da interessi
personali.
Sri Caitanya Mahaprabhu è Sri Krishna stesso, sebbene questa
volta abbia scelto di apparire nella forma di un grande devoto per far
conoscere all'umanità intera, ai filosofi come ai teologi, la natura
trascendentale del Signore Supremo nella Sua forma originale di Sri
Krishna, causa di tutte le cause.
Ecco l'essenza del Suo insegnamento: Sri Krishna, apparso a Vrajabhumi (Vrindavana) come figlio di Nanda
Maharaja (il re di Vraja) è Dio, la Persona Suprema, degno
dell'adorazione universale.
Vrindavana-dhama, il luogo dove
apparve il Signore non a diverso dal Signore stesso, somma ultima di
tutto il sapere, perché il nome, la forma e la fama del Signore, come
il luogo in cui Egli Si manifesta, sono identici a Lui. Vrindavana-dhama
deve dunque essere adorata quanto il Signore.
La più alta forma di
adorazione del Signore è quella delle ragazze di Vrajabhumi,
manifestata attraverso il loro puro amore per Lui. Sri Caitanya
Mahaprabhu la indicò come l'adorazione più alta.
Egli riconobbe nello Srimad
Bhagavata Purana la Scrittura perfetta, senza macchia, che conduce
alla conoscenza del Signore, e insegnò che il fine ultimo
dell'esistenza è quello di sviluppare prema, puro amore per
Dio.
Numerosi
devoti di Sri Caitanya, come Srila Vrindavana Dasa Thakura, Sri Locana
Dasa Thakura, Srila Krishnadasa Kaviraja Gosvami, Sri Kavikarnapura, Sri
Prabhodhananda Sarasvati, Sri Rupa Gosvami, Sri Sanatana Gosvami, Sri
Raghunatha Bhatta Gosvami, Sri Jiva Gosvami, Sri Gopala Bhatta Gosvami,
Sri Raghunatha Dasa Gosvami e più recentemente, in questi ultimi
duecento anni,
Sri Visvanatha Cakravarti, Sri Baladeva Vidyabhusana, Sri
Syamananda Gosvami, Sri Narottama Dasa Thakura, Srila Bhaktivinoda
Thakura e infine
Sri Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura,
- il nostro
maestro spirituale - e numerosi altri grandi eruditi e devoti del
Signore, hanno scritto un notevole numero di opere sulla vita a gli
insegnamenti del Signore.
Questi testi si fondano tutti sugli
sastra,
che comprendono i Veda, i Purana, le Upanisad,
il Ramayana, il Mahabharata a altri racconti autentici
approvati dai grandi acarya.
Ricche di conoscenza
trascendentale, queste opere sono ineguagliabili sia per il contenuto
che per la forma. Purtroppo, la gente ignora ancora questi Testi,
composti soprattutto in sanscrito o in bengali, ma quando saranno
presentati in tutto il loro splendore a ogni essere pensante, il loro
sublime messaggio d'amore e anche la gloria spirituale dell'India
sommergeranno questo mondo malato, inutilmente proteso alla ricerca
della pace e della prosperità attraverso vie illusorie, non
riconosciute dagli acarya di una successione spirituale
autentica.
Invitiamo i lettori di questa breve descrizione della vita e degli
insegnamenti di Sri Caitanya a consultare l'opera di Sri Vrindavana Dasa
Thakura, autore del Sri Caitanya-bhagavata, e di Sri
Krishnadasa Kaviraja Gosvami, autore della Sri Caitanya-caritamrita.
II Caitanya-bhagavata descrive in modo affascinante i primi
anni della vita del Signore, mentre la Caitanya-caritamrita
riporta soprattutto i Suoi insegnamenti.
Gli avvenimenti che riguardano gli inizi della vita del Signore furono
riuniti da uno dei Suoi principali devoti e contemporanei, Sri Murari
Gupta, un medico dell'epoca, e quelli che si riferiscono invece agli
ultimi anni della Sua vita furono riportati dal Suo segretario privato,
Sri Damodara Gosvami, conosciuto anche con il nome di Sri Svarupa
Damodara, costante compagno di Sri Caitanya Mahaprabhu a Puri.
Questi
due devoti raccolsero quasi tutti gli avvenimenti relativi alla vita del
Signore, a tutte le opere scritte più tardi su Sri Caitanya (tra cui
quelle menzionate prima) furono compilate a partire dalle memorie (kadaca)
di Sri Damodara Gosvami a di Murari Gupta.
II Signore apparve la sera della Phalguna purnima nell'anno
1407 Sakabda e, per Suo volere, quella sera ci fu un'eclissi di luna. Il
costume indù vuole che durante un'eclissi tutti si bagnino nel Gange o
in un altro fiume sacro e cantino dei mantra purificatori.
Così,
durante l'avvento di Sri Caitanya, l'India intera vibrava dei suoni
sacri
Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare/ Hare Rama,
Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare.
Questi sedici nomi del Signore, che
ritroviamo in numerosi Purana e Upanisad,
costituiscono il taraka-brahma nama dell'era in cui viviamo,
cioè il mezzo di liberazione dall'esistenza materiale.
Gli sastra insegnano
inoltre che cantare o recitare questi santi nomi del Signore, senza
commettere offese, può liberare l'anima
degradata dalla sua schiavitù materiale. I nomi del Signore sono
innumerevoli, in India e in altri luoghi, e tutti hanno lo stesso valore
perché designano la Persona Suprema.
Ma poiché il canto di questi
sedici nomi è raccomandato specialmente per l'era attuale, tutti gli
uomini dovrebbero trarne vantaggio e seguire il sentiero tracciato dai
grandi acarya, che raggiunsero la perfezione seguendo gli
insegnamenti delle Scritture rivelate sastra.
L'eclissi di luna che coincide con l'avvento del Signore sottolinea il
carattere particolare della Sua missione.
Questa missione era quella di
predicare l'importanza del canto dei santi nomi in questa età di Kali,
o età della discordia. In questa era basta un nonnulla per accendere
gravi conflitti, perciò gli sastra raccomandano un metodo di
realizzazione spirituale comune a tutti: il canto dei santi nomi del
Signore.
Gli uomini possono riunirsi per glorificare il Signore nella
propria lingua con canti melodiosi, e se non commettono offese
raggiungeranno progressivamente la perfezione spirituale senza dover
seguire metodi più impegnativi. In questi incontri, eruditi e
illetterati, ricchi e poveri, indù, cristiani e musulmani, europei,
americani e indiani, candala("mangiatori di cani",
cioè i più degradati tra gli uomini) e brahmana, tutti
potranno ascoltare le vibrazioni trascendentali del canto dei santi nomi
e togliere così dallo specchio del cuore tutta la polvere che il
contatto con la materia vi aveva accumulato.
Rispondendo alla missione
del Signore, tutti gli uomini accetteranno il Suo santo nome come la
base comune della religione universale.
L'avvento del santo nome corrisponde dunque all'avvento di Sri Caitanya
Mahaprabhu.
Da piccolo, sulle ginocchia di Sua madre, il Signore
smetteva di piangere non appena le donne che Gli erano intorno
cominciavano a battere le mani cantando i santi nomi. I vicini notarono
ciò con rispetto e ammirazione, e talvolta le ragazze si dilettavano a farLo piangere per vederlo poi calmarSi al canto dei santi nomi.
Così,
fin dalla tenera infanzia Sri Caitanya cominciò a mettere in evidenza
l'importanza dei santi nomi. Lo chiamavano Nimai, nome che Gli diede la
Sua cara madre perché prese nascita sotto un albero nima, nel
cortile della casa paterna.
A sei mesi, durante la tradizionale cerimonia di anna-prasana, per
la prima volta si diede del cibo solido al giovane Nimai. Nel corso
della festa misero davanti al bambino alcune monete da una parte e dei
Testi sacri dall'altra per avere un'indicazione delle Sue future
tendenze.
Il giovane Nimai preferì subito lo Srimad Bhagavatam alle
monete d'argento, rivelando così il Suo avvenire.
Sri Caitanya è ancora un bambino che cammina carponi nel cortile di
casa, quando un giorno Gli si avvicina un serpente. Il Signore comincia
a giocare con il rettile riempiendo di paura e di ansietà tutti gli
abitanti della casa.
Ma dopo qualche momento di gioco il serpente si
allontana e il bambino viene portato via da Sua madre. Un'altra volta,
un ladro, attratto dai gioielli che ornano il Suo corpo, Lo rapisce. Il
brigante cerca un luogo solitario per spogliare il bambino, ma si
smarrisce, torna sui suoi passi e si ritrova infine davanti alla casa di Jagannatha Misra.
Temendo di essere catturato, lascia subito il bambino
e scappa via. Naturalmente genitori e amici sono al colmo della gioia
rivedendo il bambino perduto, per il quale l'avventura e stata
l'occasione di una divertente passeggiata sulle spalle del ladro.
Un giorno, un brahmana pellegrino viene ospitato a casa di
Jagannatha Misra e mentre si appresta a fare un'offerta di cibo a Dio,
il piccolo Nimai Si avvicina e comincia a gustare i cibi preparati per
l'offerta. Il bambino ha toccato il cibo che non può quindi essere
offerto in sacrificio, così il brahmana deve preparare una
nuova offerta.
La stessa cosa accade una seconda volta e una terza,
dopodiché Nimai viene mandato a letto.
Verso mezzanotte, quando tutta
la famiglia dorme profondamente e tutte le camere sono ben chiuse, il brahmana
prova a offrire di nuovo il cibo alla sua murti, ma ancora
una volta il bambino sopraggiunge e rovina l'offerta. Il pellegrino si
mette allora a piangere, ma nessuno lo può udire perché sono tutti
addormentati. In quel momento, il bambino, che è il Signore stesso, Si
mostra al fortunato brahmana nella Sua forma di Krishna,
rivelandogli così la Sua vera identità.
E dopo aver proibito al brahmana
di svelare ciò che ha visto, ritorna da Sua madre. Numerosi
episodi dello stesso genere accadono durante l'infanzia di Sri Caitanya.
Talvolta il piccolo morello importuna i brahmana ortodossi che
si bagnano nel Gange.
Un giorno essi vanno a lamentarsi da Suo padre
dicendo che invece di andare a scuola, suo figlio passa il tempo a
spruzzarli. Nei frattempo il Signore entra nella casa con tutti i Suoi
libri e abiti scolastici, come se tornasse da scuola.
Al ghata,
luogo del bagno, Egli ha anche l'abitudine di fare degli scherzi alle
giovani fanciulle del vicinato, che si riuniscono là per rendere culto
a Siva, nella speranza di ottenere un buon marito, com'è uso nelle
famiglie indù per le ragazze non ancora sposate.
Nel bel mezzo del loro
rito il Signore, come un birichino, interviene rivolgendoSi loro:
"Care sorelle, fatemi dono di tutte queste offerte che avete
preparato per Siva. Siva è Mio devoto e Parvati la Mia servitrice.
Se
voi adorate Me, Siva e tutti gli altri esseri celesti saranno molto più
soddisfatti." Alcune rifiutano di obbedire al dispettoso Signore,
ed Egli allora le condanna: "Voi sposerete dei vecchi, già padri
di sette figli nati dalle loro precedenti mogli."
Per paura, e
talvolta anche un po' per amore, le ragazze Gli fanno dono delle diverse
offerte e il Signore le benedice, promettendo loro dei buoni e giovani
sposi e dozzine di figli.
Queste benedizioni allietano il cuore delle
giovani ragazze, che non mancano però di lamentarsi con le loro madri
per questi incidenti.
Così trascorre l'infanzia del Signore. A sedici
anni Egli fonda il proprio catuspathi (scuola di villaggio
condotta da un brahmana erudito). In questa scuola Egli parla
unicamente di Krishna, anche durante i Suoi corsi di grammatica.
Sri
Jiva Gosvami comporrà in seguito, per soddisfare il Signore, una
grammatica sanscrita le cui regole sono tutte spiegate con esempi che si
avvalgono dei santi nomi del Signore. Quest'opera, conosciuta come Hari-namamrita-vyakarana
è ancora in uso, specialmente nelle scuole del Bengala.
A
quell'epoca giunge a Navadvipa un grande erudito del Kashmir, Kesava
Kasmiri, con l'intenzione di tenere dei dibattiti pubblici sugli sastra.
Il Pandita è un vero campione; ha viaggiato attraverso tutti i centri
di cultura dell'India. Giunge infine a Navadvipa, dove intende sfidare i
sapienti Pandita. Gli eruditi di Navadvipa scelgono di inviare Nimai
Pandita (Sri Caitanya) per confondere il Pandita del Kashmir, pensando
che se Nimai fosse stato vinto, poiché era solo un ragazzo, avrebbero
sempre avuto la possibilità di affrontare essi stessi il temibile
avversario.
Se, per miracolo, Kesava Kasmiri fosse stato vinto da Nimai,
la loro gloria sarebbe stata ancora più grande: ovunque si sarebbe
detto che era bastato un giovane ragazzo di Navadvipa per vincere questo
ineguagliabile erudito, famoso in tutta l'India.
Mentre passeggia lungo le sponde del Gange, Nimai Pandita incontra
Kesava Kasmiri e gli chiede di comporre un verso sanscrito in onore del
Gange. Il pandita senza esitare, ne compone cento e li recita
veloce come il vento, mostrando così la sua vasta e potente erudizione.
Nimai Pandita, che ricorda perfettamente tutti gli sloka, ripete
il sessantaquattresimo rilevandovi alcune irregolarità di retorica e di
stilistica. In particolare interroga il pandita sull'uso, in
questo verso, delle parole bhavani-bhartuh, "lo sposo
della sposa di Siva", sottolineandone il carattere contraddittorio.
Infatti, Bhavani indica la sposa di Siva, e chi se non quest'ultimo
potrebbe essere il suo sposo (bharta)?
Nimai nota anche, con
grande sorpresa di Kesava Kasmiri, numerose altre lacune.
Com’è
possibile che un semplice studente riesca a scoprire le debolezze
letterarie di un sapiente erudito? Sebbene quest'episodio sia avvenuto
prima di ogni incontro pubblico, la notizia si diffonde in un attimo in
tutta Navadvipa.
Infine, Kesava Kasmiri riceve in sogno un ordine da
Sarasvati, dea del sapere: inchinarsi di fronte Signore. Il pandita del
Kashmir diventerà così un discepolo di Caitanya.
Si celebra poi il matrimonio del Signore, con grande sfarzo e nella
gioia di tutti. Da quel momento Egli comincia a predicare il canto
collettivo e pubblico dei santi nomi nella città di Navadvipa.
Ben
presto alcuni brahmana cominciano a invidiare la Sua popolarità
e moltiplicano gli ostacoli sul Suo cammino.
Tanta è la loro
malevolenza che vanno a protestare contro di Lui dal magistrato
musulmano di Navadvipa. Il Bengala si trovava allora sotto il dominio
dei Pathana e il governatore della provincia era il Nawab Husena Saha.
II cadì prende molto seriamente le lamentele dei Brahmana e
come primo provvedimento proibisce ai discepoli di Nimai Pandita di
cantare ad alta voce i nomi di Hari.
Il Signore, in risposta, ingiunge
loro di non obbedire all'ordine del cadì, ma di continuare il
sahkirtana come d'abitudine. II magistrato allora invia sul posto
le guardie per interrompere i canti e rompere i mridanga.
Non appena Nimai Pandita è informato dell'incidente, organizza un
movimento di disobbedienza civile. Si può vedere in Lui il precursore
del movimento di disobbedienza civile per una giusta causa. Una sfilata
di centomila uomini con migliaia di mridanga e karatala,
marcia per le diverse vie di Navadvipa, sfidando l'ordine del cadì.
Infine, la folla raggiunge la casa del cadì che, terrorizzato dalla
moltitudine, corre rifugiarsi in cima alla sua dimora.
Le migliaia di
persone lì riunite si mostrano pronte alla violenza, ma il Signore
interviene e tutti si calmano. Il cadì esce dal suo rifugio e tenta di
raddolcire Sri Caitanya, chiamandoLo nipote.
Egli, infatti, considera Nilambara Cakravarti suo zio (caca), e quindi Srimati Sacidevi,
madre di Nimai Pandita, sua sorella.
Come potrebbe il figlio di sua
sorella adirarsi con lui, suo zio materno? Allora il Signore gli
risponde che uno zio dovrebbe ricevere in casa il nipote.
Chiarito ciò, Nimai Pandita e il magistrato musulmano, anche lui uomo di sapere,
iniziano una lunga conversazione sul Corano a sugli sastra
vedici. II Signore solleva la questione dell'abbattimento delle mucche e
il cadì risponde citando il Corano.
A sua volta, il cadì interroga il
Signore sul sacrificio della mucca come lo presentano i Veda, e
Sri Caitanya gli risponde che questo sacrificio, conforme alle Scritture
vediche, non si deve considerare come un abbattimento di animali.
Infatti, in questo sacrificio una mucca o un bue in età avanzata
riacquistano una nuova vita con il potere dei mantra vedici.
Ma
all'età in cui viviamo (il kali-yuga) questi sacrifici sono
proibiti perché non esistono più brahmana capaci di eseguirli
con successo.
Nella nostra era tutti i yajna(sacrifici) sono
proibiti perché si trasformerebbero in tentativi inutili e privi di
senso.
A ogni fine pratico, solo il sankirtana-yajna è
raccomandato per il kali-yuga.
Con questi argomenti Sri
Caitanya finisce col convincere il cadì. Diventato discepolo del
Signore, egli lancia allora un editto secondo cui nessuno dovrà più
ostacolare il Movimento dei sankirtana istituito dal Signore.
E
riporterà quest'ordine nel testamento, per i suoi eredi. La tomba del
cadì si trova ancora oggi nella regione di Navadvìpa e i pellegrini vi
si recano tuttora per offrirgli il loro omaggio. I discendenti del cadì
abitano in quella località e non hanno mai ostacolato il sairktnana,
neanche durante i conflitti indo-musulmani.
Questo racconto mostra che Sri Caitanya non era un "vaisnava timido".
Un vaisnava, un devoto del Signore, ignora la paura ed è
sempre pronto a tutto per servire la giusta causa.
Anche Arjuna era un vaisnava
e combatté valorosamente per soddisfare il Signore. Vajrangaji, o
Hanuman, un altro devoto del Signore, diede una dura lezione alle truppe
atee di Ravana, contro cui combatté accanto a Sri Rama, il suo adorato
Signore. Il principio stesso del vaisnavismo è di soddisfare in tutti i
modi il Signore.
Un vaisnava è per natura non violento,
pacifico e possiede tutte le qualità divine; ma non può tollerare
l'impudenza di un non-devoto che bestemmia il Signore o i Suoi devoti.
Dopo il suo incontro con il cadì, Sri Caitanya inizia a predicare e
diffondere con più vigore il Suo bhagavata-dharma, o Movimento
del sankirtana, e chiunque si oppone alla diffusione dello yuga-dharma
viene punito in vari modi.
Per
esempio, Gopala Capala, un brahmana che è lo zio materno di
Sri Caitanya, sarà colpito dalla lebbra; ma vedendo il suo pentimento,
Caitanya lo accetterà più tardi come suo discepolo.
Affinché il Suo messaggio si diffonda sempre più, ogni giorno Sri
Caitanya predica vigorosamente e invia tutti i Suoi discepoli e
compagni, compresi i capi-gruppo più importanti, come Srila Nityananda
Prabhu e Thakura Haridasa, a predicare di porta in porta lo Srimad
Bhagavatam.
Cosi il Movimento del sankirtana inonda ben presto la città di
Navadvipa. Il Signore ha stabilito il Suo centro nella casa di Srivasa
Thakura e di Sri Advaita Prabhu, due dei Suoi principali discepoli grihastha.
Questi due brahmana, tra i più altolocati del luogo, sono
anche i più ardenti difensori del Movimento di Sri Caitanya Mahaprabhu.
Vedendo la società perdersi sempre più in azioni materiali e
trascurare il servizio di devozione, il solo in grado di liberare
l'umanità dalle tre forme di sofferenza
generate dall'esistenza materiale, Sri Advaita, nella sua compassione
senza fine per il mondo degradato in cui viveva, pregò con fervore il
Signore di scendere sulla Terra, e Lo adornò con costanza offrendoGli
acqua del Gange e foglie di tulasi, l'albero sacro.
Un giorno, Sri Nityananda e Srila Haridasa Thakura camminano per una
grande via della città quando scorgono in lontananza una folla
chiassosa. I passanti li informano che due fratelli ubriachi,
Jagai e
Madhai,
disturbano i passanti.
Questi due fratelli vengono da una
rispettabile famiglia di brahmana, ma a causa di cattive
compagnie sono diventati dei viziosi della peggiore specie.
Non solo si
ubriacano, ma mangiano carne, vanno a caccia di donne, derubano la gente
e peccano in mille altri modi. Sentendo ciò, Srila Nityananda Prabhu
decide che queste due anime cadute saranno le prime a essere salvate. Se
solo si riuscisse a sottrarli alla loro esistenza peccaminosa, il nome
glorioso di Sri Caitanya sarebbe ancora più glorificato!
Con
quest'idea, Nityananda Prabhu e Haridasa si fanno strada tra la folla,
raggiungono i due fratelli e li pregano di cantare i santi nomi del
Signore, Hari.
A questa richiesta, i due fratelli ubriachi s'infuriano e
lanciano a Nityananda Prabhu le parole più odiose, quindi si gettano
all'inseguimento dei due devoti, molestandoli a lungo. Giunta la sera,
ognuno racconta al Signore le attività del giorno, e il Signore è
contento nell'udire che Nityananda e Haridasa hanno tentato di liberare
due esseri così degradati.
II giorno seguente, Nityananda Prabhu torna
dai due fratelli, ma questa volta, non appena si avvicina, uno dei due
gli lancia un coccio di terracotta, causandogli una ferita alla testa.
Invece di protestare per quel gesto odioso, Nityananda Prabhu, nella sua
infinita generosità, dice loro: "Non importa che mi abbiate fatto
violenza.
Desidero ancora che voi cantiate i santi nomi di Hari."
Uno dei due fratelli, Jagai, sorpreso da quest'atteggiamento, si
prosterna subito ai piedi di Nityananda Prabhu e gli chiede di perdonare
l'offesa del suo miserabile fratello.
E quando Madhai tenta ancora di
far violenza a Nityananda Prabhu, Jagai glielo impedisce e lo implora di
seguire il suo esempio.
Nel frattempo, la notizia del ferimento di Nityananda è giunta al Signore, che Si precipita sul luogo in preda
alla collera. ServendoSi del Suo Sudarsana-cakra, la Sua arma
finale a forma di disco, è pronto a uccidere i due colpevoli.
Ma Nityananda Prabhu Gli ricorda la Sua missione di liberare le anime
disperatamente cadute del kali-yuga. E Jagai e Madhai sono i
tipici esempi di queste anime degradate. In realtà, quasi tutti gli
uomini di questa era sono paragonabili a questi due fratelli, anche
quando vengono da famiglie rispettabili e sono dotati di qualità
materiali. Le Scritture annunciano che tutti gli uomini di questa era
saranno al livello dei sudra più degradati o ancora più in basso.
Notiamo che Sri Caitanya Mahaprabhu non ha mai riconosciuto il sistema
stereotipo delle caste, fondato sui diritti acquisiti per nascita; Egli
preferì seguire rigidamente la via tracciata dagli sastra, che
si basa sulla svarupa, l'identità reale di ogni essere.
Quando Caitanya invocò il Sudarsana-cakra, Srila Nityananda
Prabhu Lo implorò di accordare il Suo perdono ai due fratelli, che si
gettarono ai piedi del Signore e Lo pregarono di dimenticare il loro
infimo comportamento. Anche Nityananda Prabhu chiese a Sri Caitanya di
accettare queste due anime pentite e il Signore acconsentì a una
condizione: avrebbero dovuto abbandonare completamento tutte le loro
attivita peccaminose e i loro vizi.
I due fratelli accolsero questa
condizione, e il Signore li accettò come discepoli. In seguito Egli non
fece mai cenno alla loro passata malvagità.
Questa è la magnanimità
di Sri Caitanya. Nell'era in cui viviamo nessuno può pretendere di
essere libero dal peccato. Sarebbe cosa impossibile. Ma Sri Caitanya
accoglie tra i Suoi discepoli ogni genere di peccatori, a condizione che
essi promettano di non indulgere più nei loro vizi dopo aver ricevuto
l'iniziazione da un maestro spirituale autentico.
Si possono trarre
numerosi insegnamenti dalla storia di Jagai e Madhai. Nell'età di Kali
quasi tutti gli uomini sono paragonabili a questi due fratelli. Se
desiderano liberarsi dalle conseguenze dei loro atti colpevoli devono
prendere rifugio in Sri Caitanya Mahaprabhu e, dopo l'iniziazione
spirituale, astenersi da ogni attività condannata dagli sastra.
Queste regole sono descritte dal Signore nei Suoi insegnamenti a Srila
Rupa Gosvami.
Nel corso della Sua vita di grihastha, Sri Caitanya non fece
tanti miracoli quanti ce ne aspetteremmo da un tale personaggio. Ma un
giorno, nella casa di Srinivasa Thakua, Egli compì una grande
meraviglia. Il sankirtana è al suo culmine, quando il Signore
chiede ai Suoi devoti che cosa desiderino mangiare. "Dei
manghi", rispondono.
Sri Caitanya chiede allora che Gli venga
portato un nocciolo di mango, sebbene il frutto sia fuori stagione. Dopo
aver avuto il nocciolo di mango, lo pianta nel cortile di Srinivasa, e
subito spunta un germoglio che diventa in brevissimo tempo un albero di
mango, carico di frutti maturi in tale quantità che i devoti riuniti
non potevano mangiarli tutti.
Quest'albero rimase nel cortile di Srinivasa, e i devoti poterono cogliere in ogni istante tanti frutti
quanti ne desideravano. Sri Caitanya ha un'altissima stima per i
sentimenti d'amore che provano le giovani ragazze di Vrajabhumi (Vrindavana)
verso Krishna, e per rispetto al loro puro servizio di devozione al
Signore, un giorno Si mette a cantare i santi nomi delle pastorelle
invece che i nomi di Krishna.
Alcuni Suoi discepoli, che studiano sotto
la Sua tutela, Gli si avvicinano e udendoLo rimangono attoniti.
Scioccamente, senza riflettere, consigliano al Signore di cantare
piuttosto i nomi di Krishna.
Sri Caitanya, disturbato nella Sua estasi
da questi insensati, li punisce e li manda via. Questi discepoli erano
quasi coetanei di Caitanya e credevano a torto che Egli fosse al loro
stesso livello.
Si riunirono e decisero di comune accordo di ribellarsi
se Egli avesse osato ancora punirli in quel modo. L'incidente diede alla
gente l'occasione per certi discorsi maliziosi sul Signore. Informato di
questo, Sri Caitanya cominciò a riflettere sui vari tipi di uomini che
popolano la società.
Egli notò in particolare che gli studenti, i
professori, gli yogi, i non-devoti e differenti tipi di atei e
di materialisti si oppongono alla pratica del servizio di devozione al
Signore. Egli pensò allora: "La Mia missione è di liberare tutti
gli esseri caduti di questa era.
Ma se commettono offese verso di Me considerandoMi un uomo comune, non riceveranno il beneficio della Mia
presenza. Per iniziare la vita spirituale devono, in un modo o
nell'altro, renderMi omaggio." Il Signore decise allora di
accettare il sannyasa, l'ordine di rinuncia, perché
generalmente gli uomini hanno tendenza a offrire il loro rispetto a un sannyasi.
Cinquecento anni fa, in India come altrove, la società non era così
degradata come oggi. La gente mostrava rispetto ai sannyasi che,
da parte loro, osservavano rigidamente le regole della vita di rinuncia.
Sri Caitanya Mahaprabhu non era molto favorevole all'accettazione del sannyasa
nell'era di Kali, ma questo solo perché sono rare le persone
capaci di osservare le regole della vita di rinuncia. Egli decise
tuttavia di abbracciare quest'ordine e diventare un perfetto sannyasi
affinché le masse Gli portassero rispetto. Infatti è dovere di
tutti offrire rispetto a un sannyasi, che è considerato il
maestro spirituale di tutti i varna e gli asrama.
Nei giorni in cui Caitanya pensa di prendere il sannyasa, Kesava
Bharati un sannyasi della scuola mayavada che risiede
nella località di Katwa, in Bengala, si trova in visita a Navadvipa. II
Signore lo invita a pranzare con Lui e, approfittando dell'occasione,
gli chiede di darGli il sannyasa. Da un punto di vista formale
soltanto, poiché l'ordine di sannyasa deve essere ricevuto da
un sannyasi. Cosi, sebbene indipendente sotto ogni aspetto, il
Signore, per conformarSi alle norme stabilite negli sastra, accetta
il sannyasa da Kesava Bharati, anche se quest'ultimo non
appartiene alla sampradaya (successione spirituale) vaisnava.
Dopo il Suo incontro con Kesava Bharati, Sri Caitanya lascia Navadvipa
per andare a Katwa, dove accetterà il sannyasa per pura
formalità. Srila Nityananda Prabhu, Candrasekhara e Mukunda Datta Lo
accompagnano durante il viaggio e Lo assisteranno nei particolari della
cerimonia.
Questo episodio è descritto dettagliatamente nel Caitanya-bhagavata
di Srila Vrindavana Dasa Thakura. Alla fine del suo
ventiquattresimo anno, nel mese di Magha (gennaio-febbraio), Sri
Caitanya diventa sannyasi.
Il resto della Sua vita sarà
dedicato pienamente alla diffusione del bhagavata-dharma. Quest'attività
Lo assorbiva già completamente quando era ancora grihastha, ma
non appena incontrò i primi ostacoli sulla Sua via sacrificò anche le
comodità della Sua casa per salvare le anime cadute.
Prima i Suoi
assistenti erano Srila Advaita Prabhu e Srila Srivasa Thakura, ma dopo
aver preso il sannyasa, il loro ruolo passò a Srila Nityananda
Prabhu, che fu mandato in Bengala per predicare, e ai sei Gosvami (Rupa
Gosvami, Sanatana Gosvami, Jiva Gosvami, Gopala Bhatta Gosvami,
Ragunatha Dasa Gosvami e Raghunatha Bhatta Gosvami), che sotto la guida
di Srila Rupa e Sanatana furono mandati a Vrindavana per scoprire i
luoghi santi che conosciamo oggi.
In questo modo, Caitanya Mahaprabhu
rivelò l'area dell'attuale Vrindavana e mostrò l'importanza di
Vrajabhumi.
Subito dopo aver ricevuto il sannyasa, Caitanya manifesta il
desiderio di recarSi a Vrindavana. Si mette dunque in cammino e viaggia
per tre giorni consecutivi nel Radha-desha ,
pieno d'estasi all'idea di andare a Vrindavana, ma Srila Nityananda
Prabhu Lo fa deviare dalla Sua strada e Lo conduce alla dimora di
Advaita Prabhu a Shantipur.
Là il Signore trascorre qualche giorno, e Sri Advaita, sapendo che Caitanya sta per lasciare la casa per sempre,
manda a cercare Sua madre, Saci a Navadvipa perché possa incontrare suo
figlio un'ultima volta. Gente priva di scrupoli insinua che dopo aver
accettato il sannyasa Caitanya incontrò anche la Sua sposa a
cui avrebbe offerto i Suoi sandali di legno perché li adorasse, ma
quest'incontro non è menzionato da nessuna fonte autentica.
Sacidevi
incontra dunque sue figlio nella casa di Advaita Prabhu, e quando viene
a conoscenza del Suo atto di rinuncia, ne rimane rattristata. In cambio,
ella chiede a Suo figlio di stabilirSi nella città di Puri per ricevere
più facilmente Sue notizie, e Caitanya acconsente a quest'ultimo
desiderio della Sua cara madre. Poi partirà in direzione di Puri,
lasciando tutti gli abitanti di Navadvipa in un mare di lamenti.
Durante il
viaggio verso Puri, Caitanya visita numerosi luoghi importanti, tra cui
il tempio di Gopinathaji, la cui murti è famosa per aver rubato del
riso al latte a beneficio del Suo devoto Srila Madhavendra Puri.
Da
allora, la murti di Gopinathaji è conosciuta col nome di Ksira-cora
Gopinatha. Quando Gli raccontano la storia di Gopinathaji, Sri Caitanya
l'ascolta con grande piacere. La tendenza a rubare si manifesta anche
sul piano della coscienza assoluta, ma quando appare nell'Assoluto perde
ogni natura perversa e diventa persino degna dell'adorazione di Sri
Caitanya sulla base della considerazione assoluta che il Signore a la
Sua tendenza a rubare fanno Uno. I particolari di questo racconto si
trovano nella Caitanya-caritamrita di Krishnadasa Kaviraja
Gosvami.
Dopo la visita al tempio di Ksira-cora Gopinatha di Remuna a Balasora,
in Orissa, il Signore Si ferma nel tempio di Saksi Gopala, la cui murti
è famosa per aver giocato il ruolo di testimone in un litigio di
famiglia tra due devoti brdhmana.
Anche il racconto di questa storia
riempie di gioia il Signore, poiché Egli vuole mostrare agli atei che
la forma della murti nel tempio, forma degna di adorazione è
riconosciuta da tutti i grandi acarya, non è affatto un idolo,
come sostengono gli uomini di scarso sapere.
La murti nel tempio è la
manifestazione area di Dio, la Persona Suprema, del tutto identica a
Lui. Ecco come il Signore Si dà al Suo devoto in proporzione all'amore
che questi Gli porta. La storia in cui intervenne Saksi Gopala inizia da
un, litigio familiare tra due devoti del Signore. Per risolvere la
controversia a mostrare loro un favore speciale, il Signore Si spostò
nella Sua forma arca da Vrindavana a Vidyanagara, un villaggio
di Orissa.
Poi da questo villaggio la murti fu portata a Kataka, dove
migliaia di pellegrini la visitano tuttora mentre si recano a Jagannatha
Puri. Sri Caitanya trascorse la notte al tempio di Saksi Gopala prima di
riprendere il viaggio. Lungo il cammino Nityananda Prabhu ruppe il
bastone di sannyasi del Signore, che apparentemente in collera
con lui continuò da solo il Suo cammino verso Puri, lasciando indietro
i Suoi compagni.
A Puri, entrando nel tempio di Jagannatha, Sri Caitanya Si sente subito
inondato dall'estasi spirituale e cade al suolo privo di sensi.
I
guardiani del tempio non sono in grado di comprendere ciò che sta
accadendo al Signore, ma un pandita molto erudito, Sarvabhauma
Bhattacarya, lì presente, capisce che questa perdita di coscienza non e
un fatto comune. Saivabhauma Bhattacarya, che era a quel tempo il più
importante pandita alla corte del re di Orissa, Maharaja
Prataparudra, si sente affascinato dallo splendore di gioventù che
emana dal corpo di Sri Caitanya Mahaprabhu; inoltre egli è in grado di
comprendere la rarità di tale estasi spirituale, che si manifesta solo
nei devoti più avanzati, già situati sul piano trascendentale e
completamente dimentichi dell'esistenza materiale.
Solo un'anima
liberata può mostrare questi sintomi, e Bhattacarya, grande erudito, può
cogliere la natura di questo fenomeno alla luce delle Scritture, che gli
sono familiari.
Egli chiede dunque ai guardiani del tempio di non
disturbare questo sannyasi sconosciuto, ma piuttosto di
condurLo a casa sua, dove. potrà sorvegliare meglio il Suo stato
d'incoscienza. Il Signore viene quindi trasportato subito nella casa di
Sarvabhauma Bhattacarya, che possedeva allora una grandissima autorità
grazie alla sua posizione di sabha pandita, o preside della
facoltà di stato di Lettere sanscrite.
L'erudito pandita desiderava
analizzare scrupolosamente l'estasi trascendentale di Caitanya, perché
succede spesso che qualche devoto senza scrupoli imiti tale estasi,
simulandone i sintomi; essi sperano, vantandosi di aver raggiunto la
perfezione spirituale, di attirare a se le persone ingenue per poi
sfruttarle. Ma un sapiente erudito come Bhattacarya sapeva scoprire tali
impostori a smascherarli subito. Sarvabhauma Bhattacarya, alla luce
degli sastra, accertò tutti i sintomi di estasi mostrati da
Sri Caitanya Mahaprabhu.
Condusse quest'analisi come uomo di scienza e
non accecato da un banale sentimentalismo. Esaminò i movimenti dello
stomaco, i battiti del cuore e la circolazione dell'aria nelle narici.
Tastando il polso del Signore verificò in Lui la sospensione completa
di ogni attività fisica. Dalla leggera vibrazione di qualche fibra di
cotone posta davanti alle narici di Caitanya, poté notare tuttavia una
leggera attività respiratoria.
Dopo diversi esperimenti giunse alla
conclusione che lo stato d'incoscienza del Signore corrispondeva a
un'estasi autentica, e si sentì in dovere di prendere verso di Lui le
misure necessarie. Ma Sri Caitanya Mahaprabhu era un caso un po'
particolare.
Egli Si risvegliava solo al suono dei santi nomi del
Signore cantati dai Suoi devoti. Sarvabhauma Bhattacarya ignorava questo
metodo di risveglio poiché non conosceva ancora Sri Caitanya. Quando Lo
aveva visto per la prima volta nel tempio Lo aveva scambiato per un
pellegrino qualunque.
Nel frattempo, i compagni del Signore, giunti al tempio poco dopo,
sentono parlare della Sua estasi e vengono informati che Egli a stato
portato via da Bhattacarya.
I pellegrini del tempio si raccontavano
ancora quest'episodio. Fortunatamente, uno di loro ha incontrato Gopinatha Acarya, che conosce Gadadhara Pandita e che è il cognato di
Sarvabhauma Bhattacarya; da lui si viene a sapere che Sri Caitanya giace
privo di sensi nella casa di quest'ultimo. Gadadhara Pandita presenta
tutti i suoi compagni a Gopinatha Acarya, che li conduce a casa di
Bhattacarya, dove il Signore è ancora disteso, privo di sensi, immerso
nell'estasi spirituale.
Subito, i devoti riuniti cominciano a cantare ad
alta voce i santi nomi di Dio, o Hari, come d'abitudine, e
immediatamente il Signore riprende coscienza.
Dopo questo fatto, Bhattacarya riceve tutti i membri del gruppo, compreso Sri Nityananda
Prabhu, e chiede loro di considerarsi suoi ospiti d'onore.
Il gruppo va
poi a fare un bagno nell'oceano con il Signore, mentre Bhattacarya fa i
preparativi necessari al loro soggiorno nella casa di Kasi Misra,
preoccupandosi del loro riposo e del loro cibo. In questo compito lo
assiste suo cognato, Gopinatha Acarya.
I due cognati si scambiano
amichevolmente alcune opinioni sulla divinità di Sri Caitanya, e
Gopinatha Acarya, che conosceva già il Signore, cercava di affermare
che Egli era Dio stesso, la Persona Suprema, mentre Bhattacarya
sosteneva che Egli era un grande devoto, ma non Dio Entrambi basavano i
loro argomenti sugli sastra e non su qualche giudizio
sentimentale e popolare.
Gli avatara e le manifestazioni di Dio sono
riconosciuti dagli sastra e non da una votazione popolare
organizzata da fanatici. Sri Caitanya Mahaprabhu è veramente un avatara,
ma nell'età di Kali numerosi impostori e fanatici creano i loro propri
avatara, senza alcun riferimento alle Scritture.
Sarvabhauma Bhattacarya
e Gopinatha Acarya non erano né poveri di spirito né preda di un
sentimentalismo eccessivo; entrambi cercavano invece di dimostrare le
proprie tesi avvalendosi degli sastra, le Scritture che hanno
autorità in campo spirituale. In seguito si seppe the Bhattacarya era
anche lui originario di Navadvipa ed egli lascio capire che Nilambara
Cakravarti, il nonno materno di Sri Caitanya, era stato un compagno di
scuola di suo padre.
Perciò il giovane sannyasi suscitava in
lui sentimento di affetto paterno. Bhattacarya era il precettore di
numerosi sannyasi della successione di Sankaracarya (Sankara-sampradaya),
a cui egli stesso apparteneva. Egli volle quindi che anche il giovane sannyasi,
Sri Caitanya, ascoltasse i suoi insegnamenti sul Vedanta.
Gli adepti del culto di Sankara sono generalmente conosciuti come
vedantisti, ma non si può concludere che la Sankara-sampradaya
detenga il monopolio del Vedanta. Il Vedanta è
studiato da tutte le sampradaya, ma ciascuna ne dà la propria
interpretazione.
E i maestri della Sankara-sampradaya sono
famosi per ignorare generalmente il sapere dei vedantisti vaisnava. E
per questa ragione che il titolo di Bhaktivedanta ci fu dapprima
conferito dalla successione vaisnava.
Sri Caitanya accetta dunque di ascoltare l'insegnamento di Bhattacarya
sul Vedanta ed entrambi si siedono insieme nel tempio di
Jagannatha. Per sette giorni, senza fermarsi, Bhattacarya continua la
sua esposizione, che il Signore ascolta con grande attenzione, senza
interromperlo neanche una volta. Il Suo silenzio non tarda a sollevare
dubbi in Bhattacarya, che finisce per interrogare Caitanya. Perché non
ha rivolto domande o fatto commenti sulle sue spiegazioni del Vedanta?
Sri Caitanya risponde allora che Egli è un ben misero discepolo: ha
ascoltato l'insegnamento di Bhattacarya sul Vedanta perché
quest'ultimo riteneva che ciò fosse il dovere di un sannyasi, ma
aggiunge subito che Egli è in disaccordo con le tesi esposte.
Il
Signore voleva dire così che i pretesi vedantisti che appartengono alla
Sankara-sampradaya o qualsiasi altra sampradaya devono
essere considerati come semplici tecnici del Vedanta se non
seguono le istruzioni del suo autore, Srila Vyasadeva.
Essi non possono
risvegliarsi pienamente al grande sapere del Vedanta. La
spiegazione del Vedanta Sutra è data dall'autore stesso
dell'opera nel suo Srimad Bhagavatam, e chi non ha recepito il
messaggio dello Srimad Bhagavatam potrà solo molto
difficilmente penetrare quello del Vedanta.
Bhattacarya, grande
erudito, può cogliere l'accenno sarcastico del Signore sul vedantismo
popolare. Gli chiede dunque perché non ha rivolto alcuna domanda sui
punti ritenuti da Lui inaccettabili. Bhattacarya può intuire il
significato del profondo silenzio del Signore durante tutti questi
giorni in cui ha solo ascoltato. Sicuramente Sri Caitanya ha qualche
altra cosa in mente, ed è ciò che vuole farGli svelare.
Sri Caitanya
prende allora la parola: "Caro maestro, capisco il senso dei sutra
del Vedanta, come janmady asya yatah, sastra-yonitvat e
athato brahmajijnasa, ma quando li spiegate a modo vostro, Mi
diventa difficile capirli. Il proposito finale dei sutra è già
contenuto e spiegato nei sutra stessi, e i vostri
commenti lo celano con qualcosa di estraneo. Volontariamente rifiutate
il loro senso immediato, al quale preferite una vostra interpretazione
indiretta." Il Signore Si riferisce a tutti quei vedantisti che,
per conseguire i loro propri fini, interpretano il Vedanta Sutra secondo
la moda, con il limitato potere della loro intelligenza. Egli condanna
ogni interpretazione che trascuri il significato diretto di Scritture
autentiche come il Vedanta.
Sri Caitanya continua: "Srila Vyasadeva ha presentato direttamente
l'essenza dei mantra delle Upanisad nel Vedanta
Sutra. Purtroppo, voi rifiutate il loro significato diretto
interpretandoli a modo vostro con qualche ripiego. L'autorità dei Veda
è immutabile e si eleva al di là di ogni discutibilità. Tutto ciò
che vi è affermato deve essere accettato senza riserve, altrimenti la
loro autorità viene sfidata. Se, per esempio, la conchiglia e lo sterco
di mucca sono considerati puri sebbene rappresentino rispettivamente
l'osso a l'escremento di un animale, è perché l'autorità dei Veda
ha stabilito che sono pure".
Nessuno, con la sua ragione imperfetta, può superare l'autorità dei Veda.
I precetti dei Veda devono essere osservati alla lettera,
senza speculazioni.
Pretesi seguaci della norma vedica danno le loro interpretazioni di
questa norma e creano così molteplici sette e raggruppamenti religiosi
che si pretendono discendenti della tradizione dei Veda. L'avatara
Buddha rinnegò apertamente l'autorità dei Veda e instaurò la
propria religione. Perciò il buddismo non è riconosciuto dai rigidi
aderenti alla norma vedica.
Ma gli pseudoadepti dei Veda
causano più danno dei buddisti.
I buddisti hanno almeno il coraggio di
rifiutare apertamente i Veda! Sri Caitanya Mahaprabhu condannò
tutti coloro che pur rispettando esteriormente l'autorità dei Veda
indirettamente se ne allontanano. L'esempio della conchiglia a dello
stereo di mucca, di cui Egli Si avvale nella Sua dimostrazione, è molto
appropriato. Si potrebbe obiettare che se gli escrementi di mucca sono
puri, quanto più puro devono essere quelli di un brahmana
erudito! Ma tale argomento non regge di fronte ai Veda. Lo
sterco di mucca è riconosciuto puro, ma non gli escrementi del brahmana
per quanto elevato sia. Questa a la norma vedica.
II Signore continua: "I precetti vedici trovano in se stessi la
loro autorità e se qualche mente materialistica tenta d'interpretare i Veda
a modo suo sfida quest'autorità. Quale insensato si crederà più
intelligente di Srila Vyasadeva?
Questi si è chiaramente espresso nei
suoi sutra.
Tutto ciò che vi apporteranno persone meno
illuminate di lui non può certamente aiutare la loro comprensione. Il
suo Vedanta Sutra splende come il sole di mezzogiorno e
chiunque cerchi di dare la propria interpretazione del radiante Vedanta
Sutra non farà che velarne la luce con le nubi della sua
immaginazione. "Il fine dei Veda e dei Purana è
lo stesso.
Entrambi rivelano la Verità Assoluta, che si trova al di la
di ogni cosa. La Verità Assoluta è realizzata come la Persona Suprema
è Assoluta, maestro ultimo di tutto ciò che esiste.
Come tale,
l'Essere Divino deve possedere pienamente e perfettamente bellezza,
ricchezza, fama, potenza, saggezza e rinuncia.
Tuttavia, per quanto
sorprendente possa sembrare, succede che l'Essere Supremo venga
descritto come impersonale.
Se alcune parti dei Veda offrono
questa descrizione, è solo al fine di annullare ogni concezione
materiale del Tutto Assoluto. Infatti l'aspetto personale del Signore
Supremo differisce completamente da ogni aspetto materiale che ci offre
la nostra esperienza.
Ogni essere vivente è una persona individuale ed
è parte integrante del Tutto Supremo, di cui costituisce un semplice
frammento.
Se le parti integranti del Tutto sono persone individuali,
com’è possibile che la loro fonte, il Tutto da cui emanano e a cui
appartengono, sia impersonale? Il Tutto è la Persona Suprema e
Assoluta, Sovrana tra gli esseri relativi.
"I Veda ci informano che da Lui (detto Brahman) tutto
emana e in Lui tutto riposa. Dopo la grande devastazione tutto si fonde
in Lui e in Lui soltanto. Perciò Egli è il fine, l'origine e la causa
di tutte le cause; queste cause non possono riferirsi a un oggetto
impersonale.
I Veda ci insegnano inoltre che Lui, l'Uno, Si è fatto
molteplice, e quando questo fu il Suo desiderio Egli impregnò la natura
materiale con il Suo sguardo. Prima di posare il Suo sguardo sulla
natura materiale non esisteva ne la creazione ne l'ordine cosmico. Il
Suo sguardo non può dunque essere materiale. La mente e i sensi
materiali non esistevano prima che il Signore posasse il Suo sguardo
sulla natura materiale. Così, i Veda provano, senza possibilità di
dubbio, che la Persona Suprema possiede degli occhi e una mente
trascendentali. Non hanno niente di materiale. La Sua "impersonalità"
è dunque solo la negazione di ogni qualità materiale in Lui, e non un
rifiuto della Sua personalità spirituale. Il Brahman designa in ultima
analisi Dio, la Persona Suprema. La realizzazione del Brahman
impersonate è solo una concezione negativa della creazione materiale.
Il Paramatma costituisce l'aspetto localizzato del Brahman in tutti i
corpi materiali. Ma la realizzazione finale, quella del Brahman Supremo,
corrisponde alla realizzazione di Dio, la Persona Suprema; questo è ciò
che stabiliscono tutte le Scritture rivelate. Egli è la sorgente ultima
di tutti i Visnu-tattva.
NOTE
-
Per
offesa s'intende ogni atto mentale, verbale o físico che, secondo
le Scritture, ostacola il progresso spirituale del devoto. Queste
sono le dieci offese che si devono,evitare nel cantare o nel
recitare il maha-mantra Hare Krishna:
-
Ingiuriare,
criticare o invidiare un devoto, una persona che si consacra
alla diffusione del canto dei santi nomi del Signore.
-
Separare
la Persona Suprema dal Suo santo nome, dalla Sua forma, dalle
Sue qualità e dalle Sue attività, considerandoli materiali.
Non riconoscere la Suprema Persona, Sri Krishna, come la Verità
Assoluta, mettere Sri Krisna e gli esseri celesti sullo stesso
piano o credere nell'esistenza di numerosi dei.
-
Considerare
il maestro spirituale come un uomo comune, volersi mettere al
suo posto o trascurare le sue istruzioni.
-
Criticare
o minimizzare le Scritture.
-
Giudicare
le glorie del maha-mantra come esagerate o prenderle
per un'invenzione. Interpretare o deridere i santi nomi del
Signore.
-
Compiere
coscientemente atti colpevoli contando sul canto del maha-mantra
per annullarne le conseguenze.
-
Ritenere
che i riti, le austerità, la rinuncia e i sacrifici portino gli
stessi frutti del canto del maha-mantra.
-
Parlare
delle glorie del maha-mantra agli infedeli e agli
ignoranti che rifiutano di cantarlo.
-
Essere
disattenti durante il canto del maha-mantra.
-
Rimanere
attaccati alla vita materiale o disinteressarsi del maha-mantra
anche dopo aver ascoltato le sue glorie e compreso gli
insegnamenti del maestro spirituale.
2°
Capitolo
"I Purana
costituiscono altri supplementi dei Veda. I mantra vedici
presentano difficoltà troppo grandi per l'uomo comune. Le donne, i sudra
e i membri degradati delle famiglie di vaisya, di ksatriya
e di brahmana sono incapaci di cogliere il senso profondo dei Veda.
Subentrano allora l'Itihasa, o Mahabharata, e i Purana
perché sono composti in modo da permettere una facile comprensione
delle verità contenute nei Veda. "Nelle sue preghiere a
Sri Krishna ancora bambino, Brahma dichiara che la fortuna degli
abitanti di Vrajabhumi, su cui regnano Sri Nanda Maharaja a Yasodamayi,
non conosce limiti, perché l'eterna Verità Assoluta Si a fatta loro
intimo parente.
I mantra vedici affermano che la Verità
Assoluta non possiede né braccia né gambe, tuttavia Si sposta più
velocemente di qualsiasi essere e prende ogni cosa che Le viene offerta
con devozione.
Così, sebbene le braccia e le gambe dell'Essere Supremo
siano differenti dalle membra materiali, l'Assoluto è veramente una
persona, come dimostrano queste affermazioni dei Veda. "II
Brahman, dunque, non a mai impersonale.
Tuttavia, un'interpretazione
indiretta dei mantra vedici può lasciare credere, a torto, che
la Verità Assoluta sia impersonate.
La Verità Assoluta, Dio, la
Persona Suprema, possiede tutte le perfezioni all'infinito, perciò è
dotata anche di una forma trascendentale di esistenza eterna, di
conoscenza e felicità. Come si può quindi sostenere che la Verità
Assoluta è impersonale?
"Il Brahman, dotato di tutte le perfezioni, ha innumerevoli
potenze, che si dividono, secondo l'autorità del Visnu Purana
(6.7.60), in tre gruppi principali, corrispondenti alle tre principali
energie del Signore, Sri Visnu. L'energia spirituale e l'energia che
costituisce gli esseri viventi formano la Sua energia superiore, mentre
l'energia materiale, prodotto dell'ignoranza, costituisce la Sua energia
inferiore.
L’energia a cui appartengono gli esseri viventi é
designata col termine tecnico di ksetrajna.
Questa ksetrajna-sakti,
sebbene sia qualitativamente uguale al Signore, può, sotto
l'influenza dell'ignoranza, cadere sotto il dominio dell'energia
materiale e subire ogni sorta di sofferenza materiale. In altre parole,
gli esseri viventi, che appartengono all'energia marginale, si situano
tra l'energia spirituale, superiore, e l'energia materiale inferiore.
E
secondo la loro maggiore vicinanza all'energia materiale o a quella
spirituale, essi conoscono livelli d'esistenza più o meno elevati.
"Il Signore Supremo trascende l'energia inferiore e quella
marginale. Egli è situato completamente nella Sua energia spirituale,
che si manifesta in tre modi: esistenza eterna, felicità eterna e
conoscenza eterna.
L'esistenza eterna appartiene alla Sua potenza sandhini,
la felicità e la conoscenza appartengono rispettivamente alle Sue
potenze hladhini e samvit. Come Signore Supremo, fonte
di tutte le energie, Egli è il controllore supremo dell'energia
spirituale, marginale e materiale, e tutte queste energie e potenze sono
legate a Lui attraverso l'eterno servizio di devozione.
"Il Signore Supremo gode dunque di una felicità infinita nella Sua
forma trascendentale eterna. Non è quindi incredibile che si osi
sostenere che Egli sia privo di potenze? Egli è il controllore di tutte
le energie, mentre gli esseri individuali sono frammenti di una delle
Sue energie. Una differenza incalcolabile separa dunque il Signore dagli
esseri individuali.
Come si può affermare che il Signore e gli esseri
individuali siano identici sotto ogni aspetto? La Bhagavad-gita dichiara
che gli esseri individuali appartengono all'energia superiore del
Signore. Le leggi di intima correlazione tra l'energia e la sua fonte ci
permettono di comprendere che gli esseri individuali e il Signore
formano, in questo senso, un'unica realtà, ma rimangono eternamente
distinti nella misura in cui l'energia è sempre differente dalla sua
fonte. "Terra, acqua, fuoco, aria, etere, mente, intelligenza e
falso ego appartengono all'energia inferiore del Signore e si
distinguono dagli esseri viventi, che appartengono invece alla Sua
energia superiore. Questo è l'insegnamento della Bhagavad-gita (7.4).
"La forma trascendentale del Signore esiste eternamente nella
felicità spirituale più pura. Come potrebbe essere dunque un prodotto
della virtù materiale? Perciò, chiunque rifiuti di credere nella forma
personale del Signore è certamente un essere demoniaco della peggiore
specie, intoccabile per la sua bassezza, indegno perfino di essere
guardato e meritevole di essere castigato dai re delle regioni di
Plutone . Coloro che pretendono di
seguire la norma vedica ma disdegnano queste conclusioni rappresentano
un vero pericolo per la società, ancora più dei buddisti, le cui
concezioni atee e irriverenti dei Veda sono universalmente
riconosciute.
Srila Vyasadeva, nella sua grande bontà ha racchiuso tutta la
conoscenza vedica nel suo Vedanta Sutra, ma c hi ascolta il
commento che ne danno i mayavadi (coloro che appartengono alla
Sankara-sampradaya) sarà certamente deviato dal sentiero della
realizzazione spirituale.
"Il Vedanta Sutra tratta soprattutto della teoria delle
emanazioni, secondo cui tutte le manifestazioni materiali emanano dalla
Persona Suprema e Assoluta, Dio, attraverso le Sue molteplici e
inconcepibili potenze.
Questa teoria é illustrata con l'esempio della
pietra filosofale, che può trasformare in oro una quantità illimitata
di ferro pur mantenendo la sua integrità. Infatti, il Signore Supremo,
con le Sue inconcepibili potenze, può creare infiniti universi pur
rimanendo identico a Sè, perfetto e completo in Sè stesso. Egli è purna,
completo in Sè stesso, e sebbene un numero infinito di purna,
di tutti ugualmente completi in sè stessi, emanino da Lui, Egli rimane
sempre purna. "La scuola mayavada sostiene la
tesi dell'illusione, basando la sua teoria sul fatto che la Verità
Assoluta, dando origine alle Sue emanazioni, Si trasformerebbe. Se fosse
così, Vyasadeva sarebbe nell'errore. Per non affrontare la realtà, gli
impersonalisti hanno dunque abilmente perfezionato questa teoria
dell'illusione, secondo cui l'intera creazione sarebbe irreale.
Ma la
manifestazione cosmica non ha nulla d'irreale, è semplicemente
temporanea. Come si può dire che solo a causa della sua provvisorietà,
una cosa non ha esistenza reale? D'altra parte il concetto secondo cui
il corpo materiale costituisce l'essere in sè non corrisponde
certamente alla realtà.
"Il pranava, o l'omkara (om), é l'inno
originale dei Veda. Tutti gli inni vedici riposano su questo pranava
omkara, vibrazione sonora spirituale non differente dalla forma del
Signore. Il tattvamasi è solo un termine secondario nei Testi
vedici e non può costituire l'inno originale dei Veda. Sripada
Sankaracarya ha dato invece più importanza al termine tattvamasi
che al principio fondamentale dell'omkara."
Così Sri
Caitanya parlò del Vedanta Sutra, sfidando tutta la propaganda
della scuola mayavada .
Bhattacarya tentò di giustificarsi, di difendere la scuola mavavada
giocando con la logica e la grammatica, ma gli argomenti implacabili del
Signore ebbero il sopravvento sulla sua erudizione.
Sri Caitanya
sostenne che siamo tutti uniti al Signore Supremo da un legame eterno, e
questa unione, realizzata con differenti relazioni, si manifesta
attraverso il servizio di devozione, che è la nostra funzione eterna.
Questo servizio trova la sua conclusione nel prema, il puro
amore per Dio. Dal puro amore per Dio consegue l'amore per tutti gli
altri esseri, perchè il Signore costituisce in Sè stesso la totalità
degli esseri viventi.
Sri Caitanya aggiunse che ogni insegnamento vedico
non legato a questi tre elementi - la nostra relazione eterna con Dio, i
nostri rapporti con Lui e lo sviluppo del nostro amore per Lui - non può
essere che falsato e futile.
Aggiunse inoltre che la filosofía mayavada,
insegnata da Sripada Sankaracarya, è solo una spiegazione
illusoria dei Veda, ma precisò che doveva essere così, perchè
Sankaracarya aveva ricevuto dal Signore Supremo il compito di predicare
in questo modo. Il Padma Purana c’ informa, infatti, che il
Signore Supremo ordinò un giorno a Siva di allontanare da Sè (il Signore
Supremo) la razza umana. A che scopo Dio voleva nasconderSi? Per
incoraggiare gli uomini a moltiplicarsi di piú. Siva disse a Devi, sua
sposa: "Nell'era di Kali predicherò sotto la forma di un brahmana
la filosofia mayavada, che non è altro che un buddismo,
mascherato."
Dopo aver ascoltato le parole di Sri Caitanya Mahaprabhu, Bhattacarya
rimane colpito dalla meraviglia e dall'ammirazione, e fissa il Signore
nel più profondo silenzio.
Ma il Signore gli assicura che non c'è
alcuna ragione di meravigliarsi: "Io dico semplicemente che il
servizio di devozione a Dio, la Persona Suprema, è il fine ultimo della
vita umana." Egli cita poi uno sloka dello Srimad
Bhagavatam e gli garantisce che anche le anime liberate, assorte in
ciò che è spirituale e nella realizzazione dell'Assoluto, adottano il
servizio di devozione al Signore, Sri Hari, perchè l'Essere Divino
possiede qualità spirituali tali da affascinare persino le anime
liberate.
Bhattacarya esprime allora il desiderio di ascoltare da Sri Caitanya la
spiegazione del verso atmarama dello Srimad Bhagavatam (1.7.10).
Il Signore Supremo chiede a Bhattacarya di dare prima la sua
spiegazione, poi Egli farà conoscere la Sua. Bhattacarya inizia allora
una spiegazione molto erudita dello sloka ,
avvalendosi di numerosi elementi di logica.
Egli dà nove differenti
spiegazioni dello sloka, , basate soprattutto sulla logica
(egli è il logico più famoso del tempo). Il Signore rende allora
omaggio alla sua erudizione, poi, su richiesta di Bhattacarya, spiega a
Sua volta lo sloka. Egli ne dà diciotto differenti
spiegazioni, senza riprendere nessuna delle nove presentate da
Bhattacarya.
Dopo aver ascoltato la spiegazione di Sri Caitanya sull'atmarama
sloka, Bhattacarya è convinto che
una tale conoscenza non può venire da una creatura terrena. Prima, Sri
Gopinatha Acarya aveva tentato di convincerlo della divinita di Caitanya,
ma invano.
Ora Bhattacarya è così meravigliato per le affermazioni del
Signore sul Vedanta Sutra e per le sue spiegazioni sull'atmarama
sloka, che comincia a sospettare di aver commesso una grave
offesa ai piedi di loto di Sri Caitanya, non riconoscendoLo come Krishna
stesso.
Subito si abbandona a Lui, si pente del suo comportamento
sconveniente, e il Signore, nella Sua grande bontà, lo accetta come Suo
devoto.
Poi, nella Sua infinita misericordia, gli mostra la Sua forma di Narayana, a quattro braccia, poi la Sua forma di Krishna, a due braccia
e con un flauto tra le dita. Bhattacarya si prosterna subito ai piedi di
loto del Signore e compone immediatamente numerosi sloka alla
Sua gloria. Per la grazia di Sri Caitanya egli compone circa cento versi
di glorificazione.
Poi il Signore lo abbraccia, e per l'estasi
spirituale Bhattacarya perde coscienza della sua condizione física.
Lacrime, brividi, palpiti, gocce di sudore, ondate di emozione,
movimenti di danza, impeti di canto, pianti, in breve gli otto sintomi
dell'estasi spirituale appaiono nel corpo di Bhattacarya. Sri Gopinatha
Acarya si stupisce e si rallegra della sorprendente conversione di suo
cognato, avvenuta per la grazia del Signore. Tra i cento famosi sloka
composti da Bhattacarya alla gloria del Signore, due sono
particolarmente notevoli e riassumono la missione di Sri Caitanya:
-
Mi
abbandono al Signore Supremo, apparso ora nella forma di Sri
Caitanya Mahaprabhu. Oceano di misericordia infinita. Egli è venuto
a insegnarci il distacco dalla materia, la vera conoscenza e il
servizio di devozione alla Sua Persona.
-
Poiché
il puro servizio di devozione al Signore era sprofondato nell'oblio
dei tempi, Sri Caitanya è apparso per ravvivarne i princípi. Rendo
dunque il mio omaggio ai Suoi piedi di loto.
Sri Caitanya
ha stabilito l'equivalenza della parola mukti e della parola
Visnu, che designa la Persona Suprema, poichè raggiungere la mukti,
la liberazione dalla schiavitù dell'esistenza materiale, significa
raggiungere il servizio di devozione al Signore.
E Signore Si dirige poi verso l’India del sud, dove trascorrerà un
periodo di tempo. Converte in devoti di Krishna tutti quelli che
incontra sul Suo cammino, e questi devoti a loro volta convertono
numerosi altri al servizio di devozione, o bhagavata-dharma. Infine,
giunge alle sponde del fiume Godavari dove incontra Srila Ramananda Raya,
governatore di Madras, che è alle dipendenze di Maharaja Prataparudra,
re di Orissa. I Suoi incontri con Ramananda Raya costituiscono un
documento di fondamentale importanza sulla realizzazione più elevata
della conoscenza trascendentale. Le loro conversazioni costituirebbero
da sole materia per un'intera opera, ma noi ne diamo qui solo un breve
riassunto.
Sri Ramananda Raya, sebbene sembri appartenere a un ceto sociale
inferiore a quello dei brahmana, è un'anima pienamente
realizzata. Egli non è un sannyasi, occupa infatti un posto
elevato nel governo dello Stato, tuttavia Sri Caitanya Mahaprabhu
riconosce in lui un'anima liberata per l'alto grado della sua conoscenza
spirituale e della sua realizzazione, cosi come aveva accettato tra i
Suoi discepoli Srila Haridasa Thakura, uno dei Suoi devoti anziani che
era di origine musulmana. Numerosi altri grandi devoti del Signore
provengono da famiglie, razze e religioni diverse. L'unico criterio di
Caitanya è il grado di devozione manifestato da ognuno. Egli non dà
alcuna importanza alle apparenze esteriori; S'interessa solo dell'anima
e della sua attività. È facile capire dunque che tutta l'opera
missionaria del Signore si pone sul piano spirituale, e che il culto di
Sri Caitanya Mahaprabhu, o non si riallaccia ad alcuna considerazione di
carattere materiale, si tratti di campo sociale, politico, economico o
altro. Lo Srimad Bhagavatam, su cui si fonda il culto di Sri
Caitanya, rappresenta il più puro imperativo spirituale per l'anima.
Quando Sri Caitanya incontrò Sri Ramananda Raya sulle rive del fiume
Godavari, il primo tema che discussero fu quello dell'istituzione del varnasrama
o varnasrama-dharma. Sri Ramananda Raya afferma che l'adesione
ai principi del varnasrama-dharma, che divide la società in
quattro varna e quattro asrama, permette a chiunque di
accedere alla realizzazione spirituale.
Il Signore, invece, considera il
varnasrama-dharma superficiale e incapace di permettere una
realizzazione completa dei valori spirituali. La perfezione ultima
consiste nel distaccarsi dalla materia per elevarsi al trascendentale
servizio d'amore al Signore, in proporzione a questo distacco. Il
Signore Supremo riconosce subito chiunque progredisca su questa via. Il
servizio di devozione rappresenta dunque l’apice dello sviluppo di
tutte le forme di conoscenza.
Quando Sri Krishna, Dio, la Persona
Suprema, venne a liberare tutte le anime cadute, raccomandò il metodo
seguente: poiché gli esseri emanano dal Signore Supremo e Assoluto e
tutto ciò che ci circonda costituisce la manifestazione delle Sue
energie, ognuno deve adorarlo attraverso la propria occupazione. Questa
è la via perfetta e approvata da tutti i grandi acarya dei
tempi passati e presenti.
Il varnasrama-dharma
si fonda più o
meno su principi morali e non permette una realizzazione completa della
realtà spirituale; perciò Sri Caitanya Mahaprabhu, giudicandolo
superficiale, lo rifiutò come via verso l'Assoluto e chiese a Ramananda
Raya di approfondire la sua riflessione.
Sri Ramananda Raya suggerisce
allora la via della rinuncia ai frutti delle proprie azioni per offrirli
al Signore. La Bhagavad-gita insegna a questo proposito:
"Qualsiasi cosa tu fai, mangi, sacrifichi e prodighi, così come le
austerità che pratichi, offri tutto a Me, o figlio di Kunti"
(9.27). OffrirGli il frutto delle nostre opere significa situare il
Signore a un livello più elevato di quello del concetto impersonale
proprio del varnasrama-dharma tuttavia, poiché non è
chiaramente definita la relazione che unisce. l'essere individuale al
Signore, Sri Caitanya rifiuta anche questa proposta e chiede nuovamente
a Ramananda Raya di approfondire la questione.
Quest'ultimo suggerisce allora di rinunciare al varnasrama-dharma
per aderire al servizio di devozione. Ma il Signore rifiuta ancora una
volta la sua tesi, perché chi abbandona brutalmente la propria
posizione rischia di non raggiungere il fine desiderato.
Ramananda Raya propone allora la realizzazione spirituale libera da ogni
concezione materiale dell'esistenza come la più alta meta accessibile
all'uomo. Ma il Signore si oppone ancora una volta perché questo
principio, applicato da gente senza scrupoli, ha già suscitato grande
confusione; non si può fare un tale salto in modo cosí brusco.
Ramananda Raya suggerisce infine di ricercare sinceramente la compagnia
di anime realizzate e di ascoltare con sottomissione il messaggio
spirituale dei divertimenti della Persona Suprema. Questa volta Sri
Caitanya dà con gioia il Suo consenso.
Quest'ultima via può essere
tracciata a partire dall'insegnamento di Brahmaji, secondo cui il
Signore Supremo é ajita, cioè nessuno può avvicinarLo o
vincerLo. Ma Egli può diventare jita, conquistato, con il
mezzo più semplice.
È sufficiente che l'essere desideroso di avvicinarLo si liberi da ogni arroganza e dalla pretesa di essere lui
stesso Dio, diventi umile e sottomesso, si sforzi di vivere
pacificamente, assorto nell'ascolto dei discorsi di anime spiritualmente
realizzate, che rivelano il messaggio del bhagavata-dharma, la
religione eterna che glorifica il Signore Supremo e i Suoi devoti.
Glorificare le grandi personalità è un istinto dell'uomo, ma sono
pochi quelli che imparano a glorificare il Signore.
Tuttavia, questo
semplice atto di glorificare Dio in compagnia di devoti realizzati
permette di raggiungere la perfezione dell'esistenza .
Il devoto realizzato è colui che si abbandona completamente al Signore
senza mantenere attaccamenti per il benessere materiale.
Nella società
umana, la prosperità materiale, il piacere dei sensi e la loro ricerca
nascono dall'ignoranza.
Pace e amicizia non possono esistere in una
società separata da Dio e dai Suoi devoti. È necessario dunque
ricercare sinceramente la compagnia di puri devoti e ascoltare con
pazienza e sottomissione le loro parole, qualunque sia la nostra
condizione sociale.
Appartenere ai ceti superiori o inferiori della socictà non rappresenta un ostacolo alla realizzazione spirituale.
È
sufficiente ascoltare regolarmente l'insegnamento di un'anima
realizzata. Talvolta, sull'esempio degli acarya che nel passato
hanno realizzato la Verità Assoluta, un precettore tiene conferenze sui
Testi vedici, dando così a tutti la possibilità di ascoltare il
messaggio di Dio.
Sri Caitanya Mahaprabhu ha particolarmente
raccomandato questa facile via di realizzazione spirituale, che è
conosciuta generalmente col nome di bhagavata-dharma e di cui
lo Srimad Bhagavatam costituisce la guida perfetta.
Oltre a
questi argomenti, il Signore e Sri Ramananda Raya scambiano discorsi
spirituali ancora più elevati. Ma volontariamente non li riporteremo
qui, perchè è necessario stabilirsi sul piano spirituale prima di
poterli apprezzare. Abbiamo comunque raccolto questi discorsi in
un'altra opera: L'Insegnamento di Sri Caitanya Mahaprabhu.
A conclusione del Suo incontro con Sri Ramananda Raya, Sri Caitanya gli
consiglia di lasciare il suo impiego al servizio del governo per venire
a Puri, dove avrebbero potuto vivere insieme e godere di uno scambio di
puri sentimenti spirituali.
Qualche tempo dopo, Sri Ramananda Raya si
dimette dall'incarico con una pensione concessagli dal re e si reca a
Puri, dove diventa uno dei più intimi devoti del Signore.
A Puri si
trova anche un'altra nobile anima, Sikha Maiti, anche lui devoto
fortemente legato al Signore. Con loro, e con uno o due altri Suoi
compagni, Sri Caitanya passerà diciotto anni a Puri discorrendo di
questioni spirituali molto profonde, nella più grande estasi
spirituale.
Tutti questi discorsi furono annotati dal Suo segretario, Sri Damodara Gosvami, uno dei quattro più intimi devoti del Signore.
Sri Caitanya viaggia molto anche attraverso l'India del sud, dove dara
l'iniziazione al santo Tukarama, il grande santo del Maharastra. Una
volta iniziato dal Signore, il santo Tukarama sommergera la provincia
del Maharastra con l'ondata benedetta del Movimento del sankirtana, che
continua ancora a inondare la parte sud-ovest della grande penisola
indiana.
Sempre nell'India del sud, il Signore riporta alla luce due Testi
antichi di grande importanza: la Brahma Samhita, che è un
riassunto dello Srimad Bhagavatam, e il Krishna-karnamrita,
due Scritture autentiche destinate a essere studiate da tutti coloro che
seguono la via devozionale.
Dopo questo viaggio nell'India del sud, Sri Caitanya ritorna a Puri,
dove tutti i Suoi devoti, che si consumano nell'attesa del Suo ritorno,
ritrovano all'improvviso la vita.
Il Signore Si stabilirà
definitivamente in questa città, dove rivelerà continuamente nuovi
divertimenti relativi alle Sue realizzazioni spirituali.
L'avvenimento
più importante di quel periodo è l'udienza che Egli accorda al re Prataparudra.
Questo monarca, grande devoto, si considerava un servitore
del Signore e si sentiva in dovere di spazzare il Suo tempio.
Sri
Caitanya Mahaprabhu apprezzò molto questa sottomissione del re.
Questi
aveva pregato Sarvabhauma Bhattacarya e Ramananda Raya di combinargli un
incontro con il Signore; tuttavia, nonostante la richiesta dei Suoi due
intimi devoti, Sri Caitanya aveva categoricamente rifiutato questo
favore.
Egli insisteva sul pericolo che rappresenta, per un sannyasi,
il fatto di stringere rapporti con donne o con persone interessate
al denaro e alle questioni mondane.
Non dimentichiamo che Sri Caitanya
era un perfetto sannyasi.
Nessuna donna poteva avvicinarLo,
neanche per porgerGli i suoi omaggi, ma doveva restare lontano dal
Signore.
Questo perchè Egli, in quanto acarya e maestro
perfetto, voleva aderire rigidamente anche ai minimi doveri del sannyasi.
Oltre a essere un avatara, Sri Caitanya mostrava il
carattere dell'uomo ideale.
Cosi, anche i Suoi rapporti con gli altri
erano irreprensibili. Come acaryaera più rigido di una saetta,
ma anche più soave di una rosa.
Uno dei Suoi compagni, Haridasa il
giovane, un giorno commise il grave sbaglio di guardare con cupidigia
una giovane donna, e il Signore, presente in ogni essere nella Sua forma
di Anima Suprema, potè conoscere il desiderio impuro della sua mente.
Subito Egli lo scacciò dalla Sua compagnia e non gli permise mai più
di ritornare vicino a Lui, sebbene tutti Lo implorassero di perdonarlo.
Haridasa il giovane, incapace di sopportare la separazione dal Signore,
si tolse la vita. Quando la notizia giunse a Sri Caitanya, che non aveva
dimenticato l'offesa, Egli disse semplicemente che era un castigo
meritato.
Sri Caitanya Mahaprabhu non accettava compromessi sui principi e sulla
disciplina di un sannyasa.
Così, pur sapendo che il re
Prataparudra era un grande devoto, Si era sempre rifiutato di vederlo a
causa delle sue attività nel mondo materiale.
Il Signore voleva cosí
sottolineare il comportamento ideale dello spiritualista. Lo
spiritualista deve evitare ogni punto di contatto con le donne e il
denaro.
Tutto ciò è sfavorevole. Ma alla fine, per l'abile mediazione
dei compagni del Signore, il re ottenne il Suo favore. Ciò dimostra che
gli amati devoti del Signore possono aiutare il neofita ancora più
generosamente del Signore stesso.
Perciò un puro devoto non commette
mai offese nei confronti di un altro puro devoto. Il Signore
misericordioso può perdonare un'offesa ai Suoi piedi di loto, ma
un'offesa ai piedi di un devoto è molto pericolosa per chi desidera
sinceramente progredire nel servizio di devozione.
Durante gli anni in
cui Sri Caitanya rimane a Puri, migliaia di fedeli vengono a vederLo nel
corso delle feste annuali del ratha-yatra , quando il Signore,
nella Sua forma di Jagannatha, è condotto a passeggio su un carro.
Durante queste feste, la purificazione del tempio di Gundica sotto la
sorveglianza personale di Sri Caitanya rappresenta un'altra importante
cerimonia.
Il sankirtana di Caitanya a Puri offriva uno
spettacolo unico alle folle riunite. Questo è il modo per attirare
l'attenzione di tutti gli uomini sulla realizzazione spirituale. Il
Signore stesso ha istituito questo Movimento di sankirtana
universale, e i dirigenti di tutte le nazioni dovrebbero trarre
vantaggio da questo Movimento spirituale per dare ai cittadini la pace e
l'armonia più pura. Questa è ora l'esigenza più urgente del mondo
intero.
Dopo qualche tempo, il Signore lascia nuovamente Puri, questa volta per
viaggiare nel nord dell'India e visitare Vrindavana e i luoghi vicini.
Mentre attraversa le giungle di Jharikhanda, nel Madhya Bharata, tutti
gli animali - tigri selvagge, elefanti, orsi, cervi, ecc. - si uniscono
a Lui per partecipare al sankirtana.
Egli dimostra così che
diffondendo il Movimento del sankirtana, o glorificazione
pubblica e in gruppo del Signore con il canto dei Suoi santi nomi, anche
le bestie possono trovare la pace e l'armonia. Che dire allora degli
uomini che si suppone siano già civilizzati! Nessun uomo degno di
questo nome rifiuterà di unirsi al Movimento del sankirtana.
Questo movimento non fa discriminazione di razza, classe, religione o
specie. E la migliore prova é quella di vedere il Signore che, nella
Sua grande missione, invita anche gli animali a unirsi al Suo Movimento.
Al ritorno da Vrindavana, Sri Caitanya Si ferma a Prayaga, dove incontra
Rupa Gosvami e il suo giovane fratello Anupama. Di là si reca a Benares,
dove insegna la scienza trascendentale a Sanatana Gosvami per due mesi
consecutivi. Le Sue istruzioni a Sanatana Gosvami costituiscono un lungo
racconto, che sarebbe impossibile riportare qui nei particolari, ma che
possiamo presentare a grandi linee.
Sanatana Gosvami, precedentemente conosciuto con il nome di Dabira Khasa,
faceva parte del gabinetto governativo del Bengala sotto il regime del
Nawab Husena Saha, ma decise di lasciare il suo servizio per unirsi al
Signore. Di ritorno da Vrindavana, Sri Caitanya, assistito da un brahmana
del Maharastra, è ospite a Varanasi (Benares) di Sri Tapana Misra e di
Candrasekhara. Varanasi, a quell'epoca, subisce l'influsso di un grande sannyasi
mayavadi detto Sripada Prakasananda Sarasvati.
Ma quando Sri
Caitanya Mahaprabhu è presente nella città, la gente si sente attratta
da Lui e dal Suo imponente Movimento del sankirtana.
Ovunque
vada, specialmente al tempio. di Visvanatha, migliaia di pellegrini Lo
seguono. Alcuni sono affascinati dal Suo aspetto fisico, altri dai Suoi
canti melodiosi alla gloria del Signore Supremo.
I sannyasi mayavadi
che ancora oggi invadono Benares, si chiamano tra loro con il nome di
Narayana. Ma alcuni di quelli che videro il Signore in mezzo al Suo
gruppo di sankirtana capirono che Lui era Narayana in persona,
e la notizia giunse al grande sannyasi Prakasananda.
In India
c'è sempre una cena rivalità spirituale tra la scuola mayavada e
quella bhagavata.
Così, quando Prakasananda sentì parlare di
Sri Caitanya capì che si trattava di un sannyasi vaisnava e
cercò di umiliarLo agli occhi di quelli che Lo avevano incontrato.
Egli
Lo condannò per la Sua diffusione del Movimento del sankirtana, che
considerava puro e semplice sentimentalismo religioso.
Prakasananda,
studioso molto erudito del Vedanta, esortava i suoi discepoli a
concentrare tutta l'attenzione sul Vedanta, senza attribuire
alcuna importanza al sankirtana.
Un brahmana vaisnava, che
diveanterà in seguito un devoto di Sri Caitanya, non apprezzò affatto
la critica di Prakasanda e si recò dal Signore per esprimerGli il suo
rammarico.
Una cosa l'aveva colpito: dopo aver pronunciato il nome di Krishna davanti al sannyasi Prakasananda, questi aveva iniziato
una violentissima critica; egli, però, lo aveva sentito pronunciare piú
volte il nome di Caitanya. Il brahmana si era meravigliato nel
vedere che il sannyasi Prakasananda non era riuscito a
pronunciare il nome di Krishna neanche una volta, sebbene avesse
nominato più volte quello di Caitanya. Sri Caitanya sorrise e gli spiegò
la ragione per cui i mayavadi non possono emettere il suono del
santo nome di Krishna.
I mayavadi, sebbene pronuncino costantemente le parole
brahman,
atma o Caitanya, commettono gravi offese ai piedi di loto di
Krishna, e per questo motivo diventano incapaci di pronunciare anche
solo il Suo santo nome.
Il nome di Krishna non è differente da Sri
Krishna stesso, il Signore Supremo.
Nel regno dell'assoluto, dove tutto
è pura felicità spirituale, nome, forma e persona non differiscono. Il
corpo e l'anima della Verità Assoluta, Dio, la Persona Suprema, Sri
Krishna, non sono differenti l'uno dall'altro. In questo,
Egli Si
distingue dalle anime infinitesimali, sempre differenti dai corpi di cui
sono rivestite. A causa della posizione assoluta di Sri Krishna è molto
difficile per l'uomo comune conoscerLo così come Egli è. I Suoi nomi,
glorie, forma e divertimenti partecipano tutti della stessa identità
trascendentale, e non possono essere percepiti con i sensi materiali.
Gli scambi spirituali che caratterizzano i divertimenti del Signore sono
una sorgente di felicità infinitamente più grande della realizzazione
del Brahman o dell'identificazione di sè con l'Assoluto. Altrimenti
perchè uomini già situati nella beatitudine del Brahman si sarebbero
lasciati affascinare dalla felicità trascendentale dei divertimenti del
Signore?"
I devoti di
Sri Caitanya organizzano allora un incontro a cui invitano tutti i sannyasi,
compreso il Signore e Prakasananda Sarasvati.
La riunione fa da
sfondo a un lungo dialogo tra i due eruditi. Sri Caitanya e Prakasananda,
sul valore spirituale del Movimento del sankirtana, e ne daremo
qui un breve accenno. II grande sannyasi mayavadi Prakasananda
chiede al Signore le ragioni per cui Egli preferiste la pratica del sankirtana
allo studio del Vedanta Sutra. È dovere del sannyasi
consacrarsi allo studio del Vedanta Sutra, e gli afferma. Perchè
quindi dedicarsi al sankirtana?
Il Signore gli risponde molto
umilmente: "Se ho preferito il sankirtana allo studio del Vedanta,
è perchè non sono molto intelligente." Sri Caitanya Si presenta
così come il modello delle moltitudini sciocche che popolano questa
era, del tutto incapaci di studiare la filosofia del Vedanta.
Gli sciocchi che nonostante tutto tentano di farlo riescono solo a
gettare nel caos la società. "A causa della Mia scarsa
intelligenza, continua il Signore, il Mio maestro spirituale Mi proibì
di giocare con la filosofia dei Vedanta. È meglio cantare i
santi nomi del Signore, Mi disse, perchè potrò liberarMi così dalle
catene della materia." In questa età di Kali non c'è altra
religione oltre alla glorificazione del Signore con il canto o la recitázione
dei Suoi santi nomi. Questo è l'insegnamento di tutte le Scritture
rivelate. Il Mio maestro spirituale Mi fece conoscere uno sloka del Brihan-naradiya
Purana:
harer
nama harer nama harer namaiva kevalam
kalau nasty eva nasty eva nasty eva gatir anyatha
che si
traduce così: "Canta i santi nomi, canta i santi nomi, canta i
santi nomi del Signore, perché in questa era di discordia e d'ipocrisia
non c'è altro modo, non c'è altro modo, non c'è altro modo per
raggiungere la liberazione. Così, per ordine del Mio maestro
spirituale, ho cominciato a cantare i santi nomi di Hari e ora non
riesco più a fermarMi.
Ogni volta che pronuncio i santi nomi dimentico
Me stesso e comincio a ridere, a piangere e a danzare, come se avessi
perduto la ragione. Credevo persino che questo canto Mi avesse reso
pazzo e ne parlai al Mio maestro spirituale. Ma egli disse che questi
erano gli effetti del canto del santi nomi, che ha il potere di generare
emozioni trascendentali di estrema rarità ed è il sintomo dell'amore
per Dio, fine ultimo dell'esistenza. L'amore per Dio supera la
liberazione (mukti), perciò si dice che rappresenti l’apice
della realizzazione spirituale, il quinto grado delta perfezione.
Il canto dei santi nomi di Krishna permette di raggiungere quest'amore
per Dio. Ed è una grande fortuna per Me ricevere questa benedizione
d'inestimabile valore." Dopo aver ascoltato queste dichiarazioni,
il sannyasi mayavadi chiede al Signore che male ci sia a
studiare il Vedanta se si cantano anche i santi nomi. In realtà
Prakasananda Sarasvati sa bene che Sri Caitanya era conosciuto prima con
il nome di Nimai Pandita e che era un celebre erudito di Navadvipa;
pensa quindi che il Signore abbia sicuramente qualche scopo da
perseguire nel dichiararSi privo d'intelligenza. Il Signore, allora,
sorridendo dice: "Se Me lo permettete, vorrei dare una risposta
alla vostra domanda."
Tutti i sannyasi, incantati dall'atteggiamento umile e leale di
Caitanya, Gli lasciano intendere che non si sentiranno in alcun modo
offesi qualunque cosa Egli possa dire. Allora il Signore Si rivolge a
loro in questi termini: "Il Vedanta Sutra è costituito di
parole o suoni spirituali, pronunciati da Dio, la Persona Suprema e
Assoluta. Il Vedanta non può comportare quindi nessuna delle
imperfezioni umane - errore, illusione, inganno e incapacità. II Vedanta
Sutra esprime il messaggio delle Upanisad, e la
trasmissione diretta dell'insegnamento che racchiude deve certamente
essere glorificata. Invece le interpretazioni divergenti di Sankaracarya
non chiariscono affatto,il vero significato del sutra, perciò
non possono essere che distruttive e nefaste.
"Il termine Brahman designa il più grande di tutti gli esseri,
superiore a tutti, maestro di tutte le perfezioni assolute. In ultima
analisi, Brahman è il Signore Supremo, Dio, ma viene velato da
interpretazioni oblique nel tentativo di dimostrare che Egli è di
natura impersonale. Tutto ciò che esiste nel mondo spirituale, si
tratti della forma, del corpo, della dimora o di ciò che circonda il
Signore, tutto è pieno di felicità trascendentale. Là tutti gli
esseri godono della conoscenza e della felicità eterna. Acarya Sankara
non è da rimproverare per la sua interpretazione del Vedanta,
ma chiunque accetti il suo commento viene inesorabilmente sviato, perchè
chi considera il corpo trascendentale del Signore Supremo come qualcosa
di materiale certamente commette la più grave bestemmia."
Le parole del Signore in questa occasione somigliano molto a quelle
scambiate con Bhattacarya, a Puri. Con i Suoi argomenti che non
ammettono replica, Egli annulla ancora una volta le interpretazioni mayavadi
del Vedanta Sutra. Tutti i sannyasi li riuniti
dichiarano allora che Sri Caitanya è la personificazione stessa dei Veda,
il Signore Supremo in persona. Immediatamente tutti si convertono alla bhakti
e accettano il santo nome di Krishna, quindi prendono il loro pasto
insieme al Signore, che siede in mezzo a loro.
Dopo la conversione dei sannyasi mayavadi, la popolarità di
Sri Caitanya a Varanasi cresce sempre più, e migliaia di persone si
riuniscono per vederLo di persona. Così il Signore stabilisce
l'importanza primaria dello bhagavata-dharma e spazza via tutti
gli altri sistemi di realizzazione spirituale. Da quel giorno tutta
Varanasi fu inondata dal sublime Movimento del sankirtana.
Durante la permanenza del Signore a Varanasi, anche Sanatana Gosvami
giunge nella città, subito dopo aver abbandonato le sue funzioni. Come
sappiamo, egli era un ministro nel governo del Bengala, allora sotto il
regime del Nawab Husena Saha. Aveva avuto qualche difficoltà a
dimettersi dal suo incarico perchè il Nawab era restio a privarsi di un
aiuto così prezioso.
Tuttavia riuscì nel suo intento e si recò a Varanasi dove Sri Caitanya gli insegnerà i princípi del servizio di
devozione. Il Signore gli spiegherà la condizione originale, naturale
ed eterna degli esseri individuali, la causa della loro schiavitù alla
materia, la loro relazione eterna, la loro unione con il Signore
Supremo: la posizione trascendentale di Dio, la Persona Suprema, le Sue
differenti manifestazioni ed emanazioni, o avatara, il Suo
dominio sulle varie parti dell'universo, la natura della Sua dimora
spirituale; la gamma delle attività devozionali e i loro diversi gradi
di sviluppo, i principi regolatori che permettono di elevarsi
gradualmente verso la perfezione spirituale; i sintomi da cui si
riconoscono i differenti avatara che appaiono nelle varie
epoche e il modo per identificarli avvalendosi delle informazioni
fornite a questo proposito dai Testi rivelati.
Gli insegnamenti del
Signore a Sanatana Gosvami costituiscono un importante capitolo della Sri
Caitanya-caritamrita, e la loro descrizione richiederebbe un intero
volume.
Durante il Suo viaggio, il Signore giunge a Mathura, dove visita
tutti i luoghi importanti di pellegrinaggio, e di lì Si reca a
Vrindavana.
Sri Caitanya era apparso nella famiglia di un brahmana di
classe molto elevata, inoltre, come sannyasi, era un precettore
per tutti i varna e gli asrama. Tuttavia Egli
accettava il pasto che Gli offrivano tutti i vaisnava,
qualunque fosse la loro origine sociale. A Mathura, per esempio, i brahmana
di Sanodiya erano considerati poco elevati nella gerarchia sociale,
ma il Signore accettò di condividere il loro pasto, soprattutto perchè
a ospitarLo era un discepolo della famiglia di Madhavendra Puri.
A Vrindavana, Sri Caitanya fa il bagno in ventiquattro importanti ghata,
o luoghi di bagno, e attraversa le dodici foreste (vana).Gli
uccelli e le mucche Lo accolgono come se fosse un loro vecchio amico.
Poi il Signore abbraccia gli alberi di queste foreste e con questo gesto
prova tutti i sintomi dell'estasi spirituale. Talvolta perde coscienza,
ma torna in Sè appena sente il canto dei santi nomi di Krishna. In
realtà, tutte le manifestazioni spirituali visibili sul corpo del
Signore durante il Suo viaggio nelle foreste di Vrdavana sono uniche e
incomprensibili, perciò ne diamo qui solo un breve accenno.
A Vrindavana,
Sri Caitanya visita numerosi luoghi importanti, tra i quali Kamyavana,
Adisvara, Pavana-sarovara, Khadiravana, Sesasayi, Khelatirtha,
Bhandiravana, Bhadravana, Srivana, Lohavana, Mahavana, Gokula,
Kaliyahrada, Dvadasaditya, Kesitirtha e altri. Quando vide il luogo dove
si svolse la danza rasa entrò subito in una grande estasi. Durante la
Sua permanenza a Vrindavana rimase ad Akrura-ghata.
A Vrindavana, il Suo servitore, Krishnadasa Vipra, Lo convince a tornare
a Prayaga per fare un bagno purificatore nell'occasione del Maghamela.
Sulla strada per Prayaga incontrano alcuni Pathana, tra cui si trova un
Moulana erudito. Sri Caitanya S'intrattiene a conversare con loro per
qualche tempo e alla fine li convince che anche il Corano parla del bhagavata-dharma
e di Krishna. Tutti si convertono al servizio di devozione.
Arrivato a Prayaga, Sri Caitanya incontra Srila Rupa Gosvami e il
fratello minore, vicino al tempio di Bindu-Madhava. Questa volta il
Signore riceve un'accoglienza più degna da parte degli abitanti di
Prayaga. Vallabha Bhatta, che risiede ad Adaila, un villaggio situato
sulla riva opposta di Prayaga, invita il Signore a casa sua, ma durante
la strada Sri Caitanya Si getta nel fiume Yamuna, ed è a gran fatica
che viene tirato fuori, privo di sensi. Infine, Sri Caitanya raggiunge
la dimora di Vallabha Bhatta, uno dei Suoi principali ammiratori, anche
se questi istituirà in seguito il suo proprio gruppo, la Vallabha-sampradaya.
Sulle rive del Dasasvamedha-ghata, a Prayaga, Sri Caitanya istruisce
Rupa Gosvami nella scienza del servizio di devozione durante dieci
giorni. A beneficio di Rupa Gosvami,
Egli analizza le 8.400.000 specie
viventi e in particolare le divisioni della specie umana: distingue
coloro che aderiscono ai principi vedici, e, tra loro, gli esseri che
agiscono per i frutti delle loro azioni, poi gli empiristi e infine le
anime liberate. Egli affermerà inoltre che i puri devoti di Krishna
sono molto rari.
Srila Rupa Gosvami è il fratello minore di Sanatana Gosvami. Quando si
dimise dal suo incarico governativo, portò con sè due barche cariche
di monete d'oro, centinaia di migliaia di rupie accumulate
nell'esercizio delle sue funzioni.
Ma prima di lasciare la casa per
raggiungere Sri Caitanya Mahaprabhu, divise così le sue ricchezze: metà
per il servizio al Signore, un quarto per i suoi familiari e un quarto
per i suoi bisogni personali in caso di necessità. In questo modo diede
il perfetto esempio del comportamento che deve adottare ogni
capofamiglia. Sri Caitanya gli insegna dunque la scienza del servizio di
devozione,
paragonandola a una pianta.
Egli consiglia al Gosvami di
proteggere con grande cura la pianta della bhakti dall’elefante
infuriato che rappresenta l'offesa commessa verso un puro devoto del
Signore.
Bisogna proteggerla anche dai desideri di godimento materiale,
di liberazione monistica e di perfezione yoga (con lo hatha-yoga),
perché tutte queste attività sono dannose allo sviluppo del servizio
di devozione.
Anche la violenza verso gli esseri viventi, la sete di
guadagno e di fama terrena rappresentano altrettanti ostacoli sulla via
della bhakti, o bhagavata-dharma. Il servizio di
devozione puro dev'essere libero da ogni desiderio per il piacere dei
sensi, libero anche da ogni desiderio per i frutti delle azioni e da
ogni sforzo orientato ad acquisire conoscenze monistiche.
Occorre anche
liberarsi da ogni identificazione materiale, e soltanto allora, situati
nella purezza trascendentale, si potrà servire il Signore con i sensi
interamente purificati. Finchè rimane anche il minimo desiderio di
godere con i sensi, di fare Uno con l'Assoluto o di acquisire poteri
mistici, non c'è possibilità di raggiungere il puro servizio di
devozione.
Il servizio di devozione viene svolto in due fasi: dapprima come
esercizio, poi in modo più spontaneo, motivato da sentimenti più
profondi. Quando si raggiunge il piano dell'emozione spontanea, si può
progredire ancora sviluppando attaccamento per il Signore, sentimenti più
vivi, amore, e percorrere nell'ascesa verso la perfezione devozionale
tappe sempre più elevate, che nessuna parola italiana può tradurre.
Abbiamo comunque cercato di spiegare la scienza del servizio di
devozione in un'opera intitolata Il nettare della devozione,
basata sul Bhakti-rasamrita-sindhu di Rupa Gosvami, che è una
grande autorità in materia.
Il puro servizio di devozione si manifesta in cinque differenti gradi di
scambi.
-
Lo stato
di realizzazione spirituale che segue la liberazione dalla schiavitù
materiale corrisponde a uno scambio che si può considerare neutro (santa).
-
Poi, una
volta sviluppata in sè la conoscenza sublime delle perfezioni
interne del Signore, il devoto può raggiungere il livello di
scambio attivo detto dasya.
-
Su
questa nuova base il devoto può sviluppare un rispettoso sentimento
fraterno verso il Signore che diventa poi di amicizia e gli fa
considerare il Signore eguale a Sè stesso. Queste due tappe sono
dette sakhya, o servizio di devozione in amicizia.
-
Al di là
si trova il livello di affetto parentale per il Signore, e questo
scambio è detto vatsalya.
-
Infine,
c'è il livello dei sentimenti amorosi, o madhurya,
considerato il più alto grado di amore per Dio, sebbene sul piano
qualitativo non esista alcuna differenza tra i cinque livelli di
scambio sopra descritti.
Sri Caitanya
dà a Rupa Gosvami questi insegnamenti sulla scienza devozionale, poi lo
manda a Vrindavana per riscoprire i luoghi, da tanto tempo dimenticati,
dove si svolsero i trascendentali divertimenti del Signore, Sri Krishna.
Sri Caitanya ritorna poi a Varanasi, dove converte i sannyasi
mayavadi e istruisce il fratello maggiore di Rupa Gosvami, come
abbiamo gia raccontato.
Sri Caitanya Mahaprabhu lascia, come insegnamento scritto, solo otto
versi (sloka), conosciuti come Siksastaka. Tutti gli
altri scritti sul culto divino che Egli divulgò sono dovuti alla penna
dei principali discepoli del Signore, i sei Gosvami di Vrindavana, e dei
loro successori. La filosofía di Sri Caitanya Mahaprabhu è di gran
lunga la più feconda, e bisogna riconoscere in essa la spiritualità
oggi più viva, con la potenza di diffondersi come visva-dharma, la
religione universale. Siamo felici che alcuni saggi animati da grande
entusiasmo, come Bhaktisiddhanta Sarasvati Gosvami Maharaja e i suoi
discepoli, abbiano già sviluppato il soggetto come merita. Quanto a noi
aspettiamo con ansia di vedere i giorni felici in cuí regnerà il bhagavata-dhanna,
o prema-dharma, istituito da Sri Caitanya Mahaprabhu.
Gli otto sloka scritti da Sri Caitanya Mahaprabhu sono i seguenti:
1
ceto-darpana-marjanam
bhava-maha-davagni-nirvapanam
sreyah-kairava-candrikavitaranam vidya-vadhu-i-jivanam
anandambudhi-vardhanam pratipadam purnamritasvadanam
sarvatma-snapanam param vijayate sri-krishna-sankirtanam
Gloria al sankirtana
di Sri Krishna che spazza via dai nostri cuori tutta la polvere
accumulata nel corso degli anni, ed estingue il fuoco dell'esistenza
condizionata con le sue nascite e morti ripetute. Il Movimento del sankirtana
é la più grande benedizione per l'umanità perchè diffonde i suoi
raggi come la luce benevola. È la vita di tutta la conoscenza
trascendentale, accresce l'oceano di felicità trascendentale e ci
permette di gustare pienamente il nettare che desideriamo da sempre.
2
namnam
akari bahu-dha nija-sarva-saktis
tatrarpita niyamitah smarane na kalah
etadrisi tava kripa bhagavan mamapi
durdaivam idrisam ihajani nanuragah
O Signore,
il Tuo santo nome può dare ogni benedizione agli esseri viventi, perciò
Tu possiedi centinaia e migliaia di nomi, come Krishna o Govinda, e in
questi nomi trascendentali hai investito tutte le Tue potenze
trascendentali. Non ci sono rigide regole per cantare questi nomi. O
Signore, nella Tua infinita misericordia, ci permetti di avvicinarTi
facilmente con il canto dei Tuoi santi nomi, ma io sono così sfortunato
che non ho alcuna attrazione per essi.
3
trinad
api sunicena
taror api sahisnuna
amanina manadena
kirtanyah sada harih
Si
dovrebbero cantare i santi nomi del Signore in un umile stato di mente,
considerandoci inferiori a un filo di paglia nella strada, diventando più
tolleranti di un albero, privi di ogni senso di falso prestigio e sempre
pronti a offrire i nostri rispetti agli altri. In questo stato di mente
si possono cantare i santi nomi del Signore costantemente.
4
na
dhanam na janam na sundarim
kavitam va jagad-isa kamaye
mama janmani janmanisvare
bhavatad bhaktir ahaituki tvayi
O Signore
onnipotente, non desidero ricchezze, non desidero belle donne e non
voglio discepoli. Desidero solo impegnarmi nel Tuo incondizionato
servizio d'amore, vita dopo vita.
5
ayi
nanda-tanuja kinkaram
patitam mam visame bhavambudhau
kripaya tava pada-pankaja
sthita-dhuli-sadrisam vicintaya
O Krishna,
figlio di Nanda Maharaja, sono il Tuo servitore eterno, ma per una
ragione o per l'altra sopo caduto nell'oceano di nascite e morti. Ti
prego, salvami da quest'oceano di morti e ponimi, come un atomo di
polvere, ai Tuoi piedi di loto.
6
nayanam
galad-asru-dharaya
vadanam gadgada-ruddhaya gira
pulakair nicitam vapuh kada
tava nama-grahane bhavisyati
O Signore,
quando i miei occhi si orneranno di un flusso incessante di lacrime
d'amore recitando i Tuoi santi nomi? Quando le mie parole si spezzeranno
pronunciando i Tuoi santi nomi, e quando i peli del mio corpo si
rizzeranno al canto dei Tuoi santi nomi?
7
yugayitam
nimesena
caksusa pravrisayitam
sunyayitam jagat sarvam
govinda-virahena me
O Govinda,
sentendo la Tua separazione ogni istante mi sembra dodici anni o più.
Le lacrime sgorgano dai miei occhi come torrenti di pioggia e il mondo
intero mi sembra vuoto in Tua assenza.
8
aslisya
va pada-ratam pinastu mam
adarsanam marma-hatam karotu va
yatha tatha va vidadhatu lampato
mat-prana-nathas tu sa eva naparah
Krishna è e
sarà sempre il mio unico Signore, anche se mi schiacciasse nel Suo
abbraccio o mi spezzasse il cuore con la Sua assenza. Egli è
completamente libero di agire come desidera in ogni circostanza, ma
rimarrà sempre, incondizionatamente. l'eterno Signore che io adoro.
Questa che segue è una canzone di Narottama dasa Thakura
:
Savarana-sri-gaura-mahima
Le glorie di Sri Gauranga (dal
Prarthana)
(1)
gaurangera duti pada, jar dhana
sampada,
se jane bhakati-rasa-sar
gaurangera madhura-lila, jar karne pravesila,
hridoya nirmala bhelo tar
(2)
je gaurangera nama loy, tara
hoy premodoy,
tare mui jai bolihari
gauranga-gunete jhure, nitya-lila tare sphure,
se jana bhakati-adhikari
(3)
gaurangera sangi-gane,
nitya-siddha kori' mane,
se jay brajendra-suta-pas
sri-gauda-mandala-bhumi, jeba jane cintamani,
tara hoy braja-bhume bas
(4)
gaura-prema-rasarnave, se
tarange jeba dube,
se radha-madhava-antaranga
grihe ba vanete thake, `ha gauranga' bo 'le dake,
narottama mage tara sanga
Commento di Sua
Divina Grazia
A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada
Questa
è una canzone di Narottama dasa Thakura che celebra le glorie di Sri
Caitanya. Sri Caitanya è chiamato Gauranga, per il Suo colorito chiaro.
Una persona dal colorito chiaro è chiamato gaura, e giacché
Sri Caitanya aveva una pelle molto chiara, proprio simile all'oro fuso,
è chiamato anche Gaurasundara. Narottama dasa Thakura dice, gaurangera
duti pada, jar dhana-sampada, se jane bhakati-rasa-sar. La vera
essenza del servizio devozionale può essere compresa solo da chi ha
accettato i piedi di loto di Sri Caitanya. In caso contrario riuscirci
è estremamente difficile. Un uomo comune non può capirlo. Come è
affermato nella Bhagavad-gita, tra molte migliaia di persone
che cercano di ottenere la perfezione della vita umana, solo qualcuna,
in realtà, diventa veramente perfetta e realizza il sé. E tra queste
persone spiritualmente realizzate, solo una può capire Krishna. Senza
capire Krishna, come ci si può impegnare al Suo servizio? Per questa
ragione il servizio devozionale non è una cosa comune. Tuttavia se si
seguono le orme di Sri Caitanya (gaurangera duti pada) seguendo
il sentiero tracciato da Lui - e cioè la semplice pratica del canto
Hare Krishna - diventa possibile capire che cos'è il servizio
devozionale. Narottama dasa Thakura prega quindi che la gente prenda
rifugio in Sri Caitanya e segua le Sue orme, perché solo in questo modo
diventa accessibile l'essenza del servizio devozionale.
I divertimenti di Sri Caitanya sono molto piacevoli da ascoltare, perché
i princìpi fondamentali del movimento di Sri Caitanya Mahaprabhu sono
il canto, la danza, e il krishna-prasada (cioè nutrirsi del
cibo offerto al Signore). Egli visse a Jagannatha Puri, e da quel luogo
diresse il Suo movimento del sankirtana. Danzava, cantava e poi
faceva subito distribuire ai devoti il prasada. Tutti erano così
felici che ogni giorno centinaia di persone venivano a cantare e a
danzare con Lui. Il proprietario del tempio, il re di Orissa, Maharaja
Prataparudra, aveva dato l'ordine agli impiegati del tempio di dare ai
devoti di Sri Caitanya tutto il prasada che volessero. È per
questa ragione che i Suoi divertimenti sono così belli: per il canto,
per la danza e per il prasada. Per coloro che sono affascinati
dai divertimenti di Sri Caitanya basterà cantare, danzare e mangiare il
prasada per vedere scomparire completamente le impurità del
loro cuore. Il cuore di chiunque accetti questo movimento del canto,
della danza e del krishna-prasada verrà sicuramente ripulito
da ogni contaminazione della materia. Giustamente, Narottama dasa
Thakura dice, gaurangera madhura-lila, jar karne pravesila, hridoya
nirmala bhelo tar: Chi intende ripulire il proprio cuore accetti il
movimento di Sri Caitanya, la coscienza di Krishna. Sri Caitanya è così
attraente che basta ripetere il santo nome di Gaurasundara, Sri Krishna
Caitanya, per sviluppare istantaneamente l'amore per Dio. Normalmente, i
devoti dapprima cantano sri-krishna-caitanya prabhu nityananda. La
ragione di ciò è che il processo preliminare per pulire il cuore
consiste nell'invocare la misericordia di Sri Caitanya, di Sri
Nityananda e dei Loro associati. Lila significa
"divertimenti". Senza compagni non ci possono essere
divertimenti, ed è per questa ragione che Caitanya Mahaprabhu è sempre
accompagnato da qualcuno - Nityananda, Advaita, Gadadhara, Srivasa e da
molti altri devoti.
Tar significa "il suo", hoy vuol dire "è
effettuato", e premodoy si riferisce alla crescita
dell'amore per Dio. Semplicemente cantando sri-krishna caitanya
prabhu nityananda è possibile sentir nascere immediatamente dentro
di sé l'amore per Dio. A chi canta i questo modo, Narottama dasa
Thakura dice: "Bravo!", per spronarlo a cantare il nome di Sri
Caitanya e a danzare. Proprio come noi diciamo: "Bravo!" e
applaudiamo, similmente egli dice, jai bolihari: "Molto
bene. Eccellente!" Poi aggiunge, gauranga gunete jhure,
nitya-lila tare sphure: chi apprezza i misericordiosi divertimenti
di Sri Caitanya, prova estasi e versa lacrime, sarà favorito nel
comprendere i divertimenti di Radha-Krishna che sono chiamati nitya-lila.
I giochi d'amore tra Radha e Krishna non sono una cosa temporanea. Nel
mondo materiale in cui viviamo possiamo vedere che i rapporti d'amore
tra ragazzi e ragazze hanno un inizio e una fine. Durano qualche mese,
qualche anno, forse un po' di più, ma poi tutti questi innamoramenti se
ne andranno all'inferno. Non hanno permanenza. Ma se si vuole un amore
che non finisca è necessario entrare nei divertimenti di Radha-Krishna.
Apprezzando il movimento di Sri Caitanya è possibile penetrare
velocemente nella comprensione dei Loro eterni divertimenti. Chi riesce
a capire i divertimenti trascendentali ed eterni di Radha-Krishna giunge
allo stadio più perfetto del servizio devozionale. La linea successiva
della canzone dice: gaurangera sangi-gane. Sangi-gane significa
"associati". Sri Caitanya sta sempre con qualcuno: non è mai
solo. Non si vede mai un'immagine di Sri Caitanya da solo. Vicino a Lui
c'è sempre almeno Sri Nityananda oppure Gadadhara Pandita. Dovunque Sri
Caitanya fosse presente, molte migliaia di devoti subito accorrevano.
Questi devoti, e in special modo i suoi compagni più vicini, erano
tutti nitya-siddha. Esistono tre categorie di devoti perfetti,
e una è chiamata sadhana-siddha. Questa parola si riferisce a
chi ha osservato in modo rigido le regole delle Scritture e ha perciò
raggiunto lo stadio della perfezione. Chi lo raggiunge grazie
all'osservanza dei princìpi regolatori è chiamato sadhana-siddha. Poi
c'è un'altra categoria di devoti, chiamati kripa-siddha. Questi
possono anche non avere osservato i principi regolatori in modo severo,
ma grazie al loro sentimento di servizio vengono benedetti dal maestro
spirituale o da Krishna, e sono immediatamente elevati al livello della
perfezione. Perciò questi sono chiamati kripa-siddha. Il nitya-siddha,
invece, è un devoto che non è mai stato contaminato dalla natura
materiale. Il sadhana-siddha e i kripa-siddha possono
aver subìto tale contaminazione, ma i nitya-siddha no; loro
non sono mai entrati in contatto con la natura materiale.
Tutti i compagni di Caitanya Mahaprabhu sono nitya-siddha (eternamente
perfetti).
Nityananda Prabhu è Balarama, la prima espansione di Krishna;
Advaita Prabhu è Maha-Visnu (e anche Lui è un visnu-tattva); Gadadhara
Prabhu è un'espansione di Radharani; e Srivasa è l'incarnazione di
Narada. Tutti sono nitya-siddha, eternamente perfetti.
Non sono
mai stati imperfetti, e mai sono entrati in contatto con la
contaminazione della materia. È necessario capire che, come Sri
Caitanya Mahaprabhu, che è Krishna stesso, è trascendentale, così i nitya-siddha,
cioè i Suoi compagni più intimi, sono eternamente trascendentali.
Se jay brajendra-suta-pas. Brajendra-suta è Krishna.
È
sufficiente accettare il fatto che i compagni di Sri Caitanya sono anime
eternamente liberate, per essere immediatamente elevati alla dimora
spirituale di Sri Krishna. Sri-gauda-mandala-bhumi. Gauda è il
Bengala occidentale.
Sri Caitanya apparve proprio nel Bengala
occidentale, a Navadvipa, e fu Lui che inondò in modo particolare
quella parte del paese con il movimento del sankirtana.
Quella
parte della regione ha un significato speciale, perché non è diversa
da Vrindavana. La sua natura è trascendentale proprio come Vrindavana.
Vivere a Vrindavana o vivere a Navadvipa è la stessa cosa.
Narottama
dasa Thakura dice: sri-gauda-mandala-bhumi jeba jane cintamani.
Cintamani è la dimora trascendentale.
Tara hoy braja-bhume bas.
È sufficiente capire che questa terra di Navadvipa non è
differente da Vrindavana, per vivere già a Vrindavana.
Non dovremmo
pensare che stiamo vivendo nel Bengala o in qualsiasi altra nazione
materiale; i luoghi dove Sri Caitanya mise in atto i Suoi divertimenti
hanno lo stesso valore di Vrindavana.
L'amore per Dio che Sri Caitanya
ha portato è paragonato a un oceano (rasa-arnava). Che
genere di oceano? Non è come l'oceano salato che non ci può dissetare.
La sua acqua è così buona che bevendone anche una sola goccia, non si
dimenticherà mai il suo gusto. Non è come l'acqua dei nostri mari, di
cui non possiamo gustare neanche una goccia.
Per questo è definito rasarnava.
È caratterizzato da onde continue; un oceano non è mai fermo, perché
non è né impersonale né vuoto.
E come l'oceano danza sempre con le
sue onde, in modo analogo l'oceano dell'amore trascendentale per Krishna,
come ci ha insegnato Sri Caitanya, ha onde costanti, un suono costante.
Ci si deve immergere nel profondo di quell'oceano. Chi conosce il
segreto e chiede di immergersi nelle profondità dell'oceano del
movimento d'amore trascendentale fondato da Sri Caitanya, diventa subito
uno dei devoti confidenziali di Radha e Krishna.
Perciò Narottama dasa
Thakura conclude questa canzone dicendo: grihe ba vanete thake, `ha
gauranga' bo'le dake. Non è necessario diventare un mendicante o
abbandonare la vita familiare e la società. Si può rimanere nella
posizione che si ritiene più adatta, come uomo di famiglia, come brahmacari,
vanaprastha o sannyasi.
I vanaprastha e i sannyasi dovrebbero vivere lontano
dalle città. Vanete significa "foresta".
Anticamente, gli spiritualisti vivevano nella foresta per sottrarsi alla
confusione della vita cittadina. Questo ora non è più possibile. I
n
questa epoca nessuno può andare a vivere in una foresta. Richiede
pratica, e nessuno ce l'ha. Quindi generalmente si consiglia alle
persone di vivere in compagnia degli amici, della moglie e dei figli.
Non importa come si vive, l'importante è che si pratichi il metodo di
purificazione della coscienza di Krishna introdotto da Sri Caitanya. Non
è difficile.
La cosa importante è accettare il movimento di Sri
Caitanya che consiste nel cantare, nel danzare e nel cibarsi di krishna-prasada.
Anche se si è uomini di famiglia, non importa.
È sufficiente
sedersi, cantare Hare Krishna, danzare e poi gustare il krishna-prasada.
Chiunque può farlo. Anche coloro che hanno rinunciato a questo
mondo, i sannyasi, possono farlo; non esiste difficoltà per
nessuno. Perciò Narottama dasa Thakura afferma che non importa se si è
brahmacari, grihastha o sannyasi. Egli dice: "Se hai
assunto come tuoi questi princìpi di vita, io voglio stare in tua
compagnia perché sei un devoto di Sri Caitanya."
Con queste parole Narottama dasa Thakura conclude la canzone.
tratto da "ritorno a krishna"
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