LE GOPI -LA DANZA RASA

LA DANZA RASA CON KRISHNA

 

 

 

                    LE GOPI                                                           

 

LE GOPI

 

 

 

Le Gopi e  la Danza Rasa


Sri Krishna, la Suprema Personalità di Dio, è apparso sul nostro pianeta poco più di 5000 anni fa, al termine dell’epoca precedente chiamata Dvapara-yuga.
Sebbene nato in una famiglia di reali (kshatriya), in questa discesa (avatri) ha voluto provare il piacere (rasa) della vita semplice nelle campagne e nelle foreste, immerso nella atmosfera serena di un villaggio. Dunque, subito dopo la Sua nascita viene condotto a Gokula, un villaggio non lontano dal luogo natale, Mathura.

Una serie di vicissitudini portano i pastori (gopa) a stabilire i loro paesi in un luogo diverso, al di là del fiume Yamuna. I piu’ importanti di questi villaggi furono conosciuti come Nandigrama e Varshana. Lì, nella serena atmosfera campestre, vivono i primi anni della Loro esistenza terrena Sri Krishna e le Gopi, le pastorelle. Go significa mucca, dunque gopa vuol dire pastore e gopi pastorella. Sri Krishna non è un essere ordinario, e anche questi ultimi altri non sono che anime eternamente liberate, che avevano accompagnato il Signore nel Suo viaggio terrestre.
Durante l’infanzia Sri Krishna conduce ogni giorno il bestiame ai pascoli, situati nelle varie foreste che circondano i villaggi; la piu’ bella tra queste foreste è Vrindavana, lungo il fiume Yamuna. Ancora oggi è difficile non rimanere stregati dalla magica atmosfera di Vrindavana.
Krishna gioca con i Suoi amici e le Sue amiche differenti tipi di giochi. La “Rasa-lila” consiste in danze, musiche, scherzi e dialoghi intimi fra il Signore e i Suoi devoti più vicini, le Gopi. Tra i tantissimi devoti di Krishna, le Gopi sono le più grandi. Le Scritture vediche ne parlano spesso. Esse non conoscono nessuna attrazione se non quella che le spinge inesorabilmente ma dolcemente in direzione di Sri Krishna (krishna significa “il Supremamente attraente”). La danza Rasa e’ dunque un momento di gioco intimo fra la Suprema Personalità di Dio e i Suoi devoti più amati.


 

 

Introduzione alla danza rasa


Krishna aveva sette anni quando sollevò la collina Govardhana, doveva averne otto quando la danza rasa ebbe luogo.
Col termine di danza rasa le scritture vediche designano la danza di un attore di teatro nel mezzo di numerose danzatrici.

Nel dominio della maha-maya, la danza si fonda sul piacere sensuale, mentre è col desiderio spirituale di soddisfare Krishna che le gopi accorsero sul luogo della danza rasa al richiamo del Suo flauto.
Nel mondo materiale, il servitore, servendo il suo datore di lavoro, non cerca di soddisfare i sensi del padrone bensì i propi e non continuerebbe il suo servizio se il padrone smettesse di pagarlo.
L’universo materiale, riflesso distorto del mondo spirituale, è come il riflesso di un albero nell’acqua: la parte più alta dell’albero diventa la più bassa nel suo riflesso.

Nessuno deve imitare la danza delle gopi con Krishna, avverte lo Srimad – Bhagavatam, nemmeno in sogno o con l’immaginazione, altrimenti si berrà il più mortale dei veleni.
Krishna come beneficiari supremo è lo sposo di tutti gli esseri.
Essendo il loro amore verso Krishna come quello di una donna per il suo amante, le loro relazioni di amore con Krishna sono dette parakiya-rasa, che è il sentimento che prova un uomo o una donna sposati che desiderano un altra donna o un altro uomo.
Le gopi desideravano avere Krishna come sposo, ma lui nel suo ruolo di uomo comune non avrebbe potuto sposarle tutte.

Krishna è il centro dell’affetto per tutti gli esseri, e colui che sviluppa affetto per Krishna trascende tutte le regole vediche. E’ questo il caso delle gopi, che vedono Krishna direttamente, ma non vale per le donne ancora condizionate dalla materia. Una donna può certamente elevarsi nella coscienza di Krishna, ma deve stare attente a non lasciarsi ingannare da qualche impostore che pretende di essere Krishna.

Krishna con un discorso sottile cerca di scoraggiare le gopi, parlando dei principi vedici della donna, esse scoppiano in un pianto dirotto e rispondono portando le loro ragioni.
Dopo aver ascoltato le loro trepidanti parole, Dio la Persona Suprema , sorrise, e nella Sua grande compassione per le gopi, Lui che trova in Sè l’appagamento dei Suoi desideri, le abbracciò e le baciò come loro desideravano.Così la Persona Suprema, circondata da centinaia di gopi e ornata di una ghirlanda variopinta, passeggiò nella foresta di Vrindavana, cantando ora da solo ora insieme con le gopi.

Ben presto le gopi cominciarono a sentirsi sempre più orgogliose: si consideravano le donne più fortunate dell’universo e per sconfiggere il loro orgoglio, Krishna improvvisamente scomparve, manifestando la perfezione della Sua rinuncia.

Liberamente tratto dal " Il libro di Krishna"
cap. 29

 

Sulle rive del grande lago Manasi Ganga,

 

 

Sulle rive del grande lago Manasi Ganga,

Sri Krishna vide un gruppo di Gopi che si avvicinavano. In testa a tutte, come un loto in mezzo a un giardino di fiori meravigliosi, Srimati Radharani. Portavano con loro pesi di preparazioni fatte con il latte e con lo yoghurt. Si vedeva che erano affaticate dal portare quei bagagli.

Velocemente, Krishna si travestì da barcaiolo e, quando le gopi furono vicine, si offrì di portarle dall’altra parte del lago. Non lo riconobbero e pensarono che era solo un barcaiolo.
“Quanto vuoi per portarci dall’altra parte?”, chiesero le Gopi.
“Non molto. Non preoccupatevi. Salite,” rispose Govinda.
Ma le Gopi insistettero che volevano sapere quanto costava. Alla fine si misero d’accordo per un pò di dolci e burro. Glieli dettero e Lui mangiò tutto.

Dopo un pò che remava, il discolo Krishna si fermò. Sri Radha chiese:
“Perchè ti fermi?”
“Sono stanco e ho ancora fame. Datemi altri dolci o non remerò più.”
Pazientemente, le Gopi Gli offrirono altri dolci. Lui mangiò tutto. Poi disse:
“Ho mangiato troppo. Ho bisogno di riposare un pò. Io mi sdraio. Voi massaggiatemi le gambe e le braccia, o non remerò più.”
Questa volta le Gopi furono ferme, e dissero:
“O remi, o ti buttiamo in acqua.”

Vedendole ben risolute, Gopala riprese a remare. Dopo un pò si fermò ancora. Le Gopi chiesero:
“E ora perchè ti fermi?”
“La barca è vecchia. Non può portare tanto peso. Vedete che l’acqua sta entrando? Gettate via i vostri bagagli o affonderemo.”
Per paura di finire in acqua, le Gopi gettarono tutto quello che avevano, compreso i loro gioielli, nel Manasi Ganga.
Krishna riprese a remare.

Dopo un altro pò si alzò un forte vento, che divenne quasi tempesta. Krishna prese a muovere la barca in modo così forte che Radharani, per paura, si attaccò al Suo collo, stringendolo forte. Aveva ottenuto quello che voleva: un abbraccio di Radha. Ma a quel punto Lei capì tutto il trucco. Spostò il vestito del giovane barcaiolo e lì vide il flauto, infilato nella cintura. Lo prese e lo mostrò alle Sue amiche. Tutte le Gopi rimproverarono Krishna per questo inganno.

 

Il libro di Krishna - capitolo 81

Un riassunto completo del decimo canto dello Srimad-Bhagavatam

di Sua Divina Grazia
A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada


CAPITOLO 81

Krishna e Balarama incontrano gli abitanti di Vrindavana





Un giorno, mentre Sri Krishna e Balarama vivevano tranquillamente nella Loro bella città di Dvaraka, accadde un fenomeno raro, un’eclisse totale di sole, come succede alla fine di ogni kalpa, o giorno di Brahma. Alla fine di un kalpa il sole viene nascosto da una grande nuvola, e piogge incessanti inondano i sistemi planetari inferiori fino a Svargaloka. Grazie ai calcoli degli astronomi, la gente fu informata in anticipo di questa grande eclisse, e tutti, uomini e donne, decisero di riunirsi nel luogo santo di Kuruksetra, conosciuto come Samanta-pañcaka.

Il luogo di pellegrinaggio di Samanta-pañcaka è famoso perché Sri Parasurama vi compì importanti sacrifici dopo aver annientato, in ventun riprese, tutti gli ksatriya del mondo. Il sangue di tutti quei laghi nel luogo detto Samanta-pañcaka, riempiendoli poi con questo sangue. Parasurama appartiene ai Visnu-tattva non possono essere contaminati da nessun atto colpevole. Ma nonostante la Sua potenza e purezza indiscutibili, Parasurama volle mostrare un comportamento esemplare, e compì grandi sacrifici a Samanta-pañcaka per riscattarSi di questi cosiddetti crimini; col Suo gesto volle indicare che l’arte di uccidere anche se talvolta necessaria, non è mai una cosa buona. E se Parasurama Si considerava colpevole di aver ucciso, quanto più lo siamo noi quando commettiamo questi atti abominevoli e non autorizzati! L’uccisione di esseri viventi è condannata da tempo immemorabile in tutte le parti del mondo.

Approfittando dell’eclisse solare, tutti i personaggi più noti visitarono il santo luogo di pellegrinaggio. Tra gli anziani c’erano Akrura, Vasudeva e Ugrasena; tra i più giovani, Gada, Pradyumna, Samba, e molti altri esponenti della dinastia Yadu, recatisi là allo scopo di riparare agli errori commessi nell’esercizio dei loro doveri. Poiché quasi tutti gli Yadu andavano a Kuruksetra, alcune persone importanti, come Aniruddha —il figlio di Pradyumna—, Krtavarma — il capo del’esercito Yadu—, Sucandra, Suka e Sarana rimasero a Dvaraka per proteggere la città.

Tutti i componenti della dinastia Yadu godevano di una notevole bellezza, ma quando per l’occasione si furono ornati di collane d’oro ghirlande di fiori, e vestiti di ricchi abiti e convenientemente armati la loro grazia naturale e la loro insolita personalità risaltarono cento volte di più. Arrivarono a Kuruksetra sui loro carri sfarzosamente decorati, simili alle aeronavi dei deva, tirati da grandi cavalli che si muovevano come onde nell’oceano. Alcuni di loro cavalcavano imponenti elefanti che vanzavano come nuvole nel cielo; le loro spose, su sontuosi palanchini, erano portate da uomini di grande bellezza, che assomigliavano ai Vidyadhara. Tutta quelle folla era così meravigliosa che sembrava una moltitudine di deva scesa dai pianeti celesti.

Giunti a Kuruksetra, i componenti della dinastia Yadu fecero prima le loro abluzioni con grande solennità e in pieno controllo di sé, come prescrivono gli sastra; poi osservarono il digiuno per tutta la durata dell’eclisse per annullare le conseguenze dei loro atti colpevoli. Il costume vedico vuole che durante l’eclisse si distribuisca in carità il maggior numero possibile di ricchezze; così gli Yadu elargirono ai brahmana centinaia di mucche, ciascuna completamente decorata con ricche stoffe e ornamenti. In particolare, queste mucche portavano alle zampe campanelle dorate e intorno al collo ghirlande di fiori.

Tutti i componenti della dinastia fecero di nuovo le loro abluzioni nei laghi creati da Parasurama, dopodiché nutrirono sontuosamente i brahmana offrendo loro i piatti più deliziosi, preparati con gli ingredienti migliori e cotti nel burro chiarificato. Nella cucina vedica ci sono due tipi di cibo: uno è detto crudo, l’altro cotto. Il cibo crudo non consiste di verdura e cereali crudi, ma comprende tutti gli alimenti cucinati con l’acqua; il cibo cotto, invece, è quello che si prepara nel ghi, il burro chiarificato. Perciò i capati, il dala, il riso e le comuni preparazioni di verdura appartengono agli alimenti crudi come la frutta e l’insalata, mentre i puri, i kacuri, i sangosa e i luglu sono alimenti cotti. Così, i brahmana invitati per l’occasione dalla dinastia Yadu furono sontuosamente nutriti con cibi cotti.

Viste dall’esterno, le cerimonie compiute dagli Yadu sembravano i riti dei karmi. Ma quando un karmi esegue un sacrificio è per il piacere dei sensi, sua unica ambizione è un posto nella società, una buona moglie, una bella casa, dei bravi figli e una grande ricchezza; mentre l’ambizione degli Yadu era ben diversa poiché essi desideravano offrire eternamente la loro fede e devozione a Krishna. Tutti gli Yadu, infatti, erano grandi bhakta. Dopo aver accumulato atti di virtù nel scorso di numerose vite, essi avevano ottenuto la grazia di vivere in compagnia di Sri Krishna. Così, mentre facevano le abluzioni nel luogo santo di Kuruksetra, mentre osservavano i princìpi regolatori prescritti durante un’eclisse solare o nutrivano i brahmana, gli Yadu sempre, in ogni loro atto, pensavano solo in termini di devozione a Krishna. Il loro modello, il loro Signore adorato era solo Krishna, e nessun altro.

Dopo aver nutrito i brahmana, di solito l’ospite onora il prasada col loro permesso. Così, su invito dei brahmana, tutti gli Yadu pranzarono. Poi, scelsero dei luoghi di riposo sotto grandi alberi ombrosi, e una volta riposati, si prepararono a ricevere i visitatori, tra cui i parenti e gli amici, e anche numerosi re e amministratori subordinati. C’erano i capi delle provincie di Matsya, Usinara, Kosala, Vidarba, Kuru, Srñjaya, Kamboja, Kekaya e di molte altre regioni. Alcuni di essi appartenevano a campi nemici, altri a campi amici. Ma i visitatori più importanti erano gli abitanti di Vrindavana, guidati da Nanda Maharaja, che avevano vissuto nella più grande ansia a causa della loro separazione da Krishna e Balarama. Approfittando dell’eclisse solare, tutti erano venuti a incontrare la loro anima, la loro vita stessa, Krishna e Balarama.

Gli abitanti di Vrindavana erano sempre stati amici intimi e benefattori della dinastia Yadu. E quell’incontro, dopo una così lunga separazione, fu commovente. Il piacere che provarono gli Yadu e gli abitanti di Vrindavana nel rivedersi e parlare insieme fu uno spettacolo unico. Sopraffatti della gioia, i loro cuori battevano forte e i loro visi si aprivano come fiori di loto appena sbocciati. Le lacrime scendevano dai loro occhi e sui loro corpi i peli si rizzavano. L’estasi li aveva resi muti, immersi com’erano in quell’oceano di felicità.

Mentre gli uomini si ritrovavano così, anche le donne conobbero la stessa gioia. Mosse da una profonda amicizia si abbracciavano e si sorridevano con dolcezza, scambiandosi sguardi pieni d’affetto. Quando si abbracciavano, lo zafferano e il kunkuma che erano sparsi sui loro petti passavano dall’una all’altra, e tutte sentivano una gioia ineffabile. Questi abbracci cuore a cuore fecero scorrere sulle loro guance torrenti di lacrime. Le donne più giovani offrivano i loro omaggi alle anziane, le quali ricambiavano offrendo le loro benedizioni. Così si accoglievano l’un l’altra, informandosi a vicenda del loro benessere. E infine, tutte le loro parole furono per Krishna. Questi parenti e amici partecipavano ai divertimenti del Signore in questo mondo. Krishna era il centro di tutte le loro attività. Qualunque cosa facessero, in campo sociale, politico, religioso o domestico, rivestiva un carattere trascendentale.

Il vero progresso dell’uomo si valuta in rapporto al sapere e alla rinuncia. Come insegna il primo canto dello Srimad-Bhagavatam, il servizio di devozione offerto al Signore comporta lo sviluppo di un sapere e di una rinuncia perfetti. I componenti della dinastia Yadu e i pastori di Vrindavana avevano tutti la mente fissa su Krishna. Questo è il segno del perfetto sapere, e questo li rendeva liberi da ogni atto materiale. Srila Rupa Gosvami insegna che questo livello d’esistenza ci chiama yukta-vairagya. Sapere e rinuncia non s’identificano dunque con l’arida speculazione o il rifiuto di compiere qualsiasi atto, ma piuttosto col parlare e l’agire solo in rapporto a Krishna.

In quest’incontro a Kuruksetra, Kuntidevi e Vasudeva, sorella e fratello, si rividero dopo un lungo periodo di separazione. Con loro c’erano i figli, le nuore, i nipoti e altri familiari e parenti. Parlando tra loro dimenticarono presto tutte le sofferenze passate. Kuntidevi si rivolse in particolare a suo fratello Vasudeva: “Mio caro fratello, la sfortuna mi perseguita perché mai nessuno dei miei desideri è stato soddisfatto; altrimenti come sarebbe possibile che un fratello santo e perfetto come te non sia mai interessato di me e di come passavo i miei giorni, immersa nella disperazione?” Sembra che Kuntidevi si ricordi qui di quando fu esiliata insieme ai suoi figli per le perfide macchinazioni di Dritarastra e Duryodhana. “Mio caro fratello, ella continuò, capisco che quando la provvidenza vuole ostacolare una persona, questa viene dimenticata perfino dai suoi parenti più stretti, perfino da suo padre, da sua madre e dai suoi stessi figli. Perciò, caro fratello, non t’incolpo di niente.”

Vasudeva le rispose: “Mia cara sorella, non essere triste, e non rimproverarmi così. Ricordiamoci sempre che siamo solo giocattoli nelle mani della provvidenza. Tutti sono sotto il dominio di Dio, la Persona Suprema; e sempre sotto il Suo controllo si compiono gli atti interessati, che si trascinano dietro le loro conseguenze. Cara sorella, saprai sicuramente che noi siamo stati molto perseguitati dal re Kamsa, e che sono state proprio queste persecuzioni a farci separare. Abbiamo vissuto nell’angoscia più completa, e solo in questi ultimi giorni, per la grazia di Dio, abbiamo potuto far ritorno alla nostre case.”

Dopo questa conversazione, Vasudeva e Ugrasena ricevettero i re che desideravano incontrarli, e li accolsero adeguatamente. Vedendo Sri Krishna presente là, tutti i visitatori provarono un profondo piacere spirituale e una grande serenità. Tra i visitatori più celebri c’era Bhismadeva, il re Yudhisthira e la sua sposa, i Pandava e Kunti, Srñjaya, Vidura, Krpacarya, Kuntibhoja, Virata, il re Nagnajit, Purujit, Drupada, Salya Dhrstaketu, il re di Kasi, Damaghosa Visalaksa, il re di Mithila, il re di Madras (un tempo chiamata Madra), il re di Kekaya, Yudhamanyu, Susarma, Bahlika e i suoi figli, e numerosi altri governanti subordinati al re Yudhisthira.

Quando videro Sri Krishna e le Sue migliaia di regine, quadro di bellezza e opulenza spirituale, tutti si sentirono pienamente, tutti si sentirono pienamente soddisfatti e andarono personalmente a far visita a Balarama e Krishna. Degnamente ricevuti dal Signore, essi presero a glorificare i componenti della dinastia Yadu, e soprattutto Krishna e Balarama. Ugrasena, re dei Bhoja, era considerato il capo degli Yadu, e i visitatori si rivolsero in particolare a lui dicendo: “Vostra maestà Ugrasena, re dei Bhoja, in verità dobbiamo dire che gli Yadu sono i soli nel mondo a godere di una perfezione totale. Gloria a te! Gloria a te! La vostra perfezione sta nel fato che voi vedete costantemente Krishna, Lui che è cercato da tanti yogi che si sottomettono a lunghi anni di rigide austerità e penitenze. In ogni istante ciascuno di voi è a diretto contatto con Krishna.

“Tutti gli inni vedici glorificano Dio, la Persona Suprema, Sri Krishna. Se le acque del Gange sono considerate sacre, è perché bagnano i piedi di loto di Sri Krishna. E le Scritture vediche non contengono altro che le Sue istruzioni. Lo stesso studio dei Veda ha come unico scopo quello di conoscere Krishna; così, le Sue parole e il messaggio dei Suoi divertimenti hanno sempre un effetto purificatore. Sotto l’influsso del tempo e delle circostanze, le ricchezze del mondo erano quasi del tutto scomparse, ma con l’apparizione di Krishna su questo pianeta tutti i segni propizi sono tornati a manifestarsi grazie al tocco dei Suoi piedi di loto. Per la Sua presenza, tutte le nostre ambizioni e i nostri desideri sono gradualmente appagati. O maestà, o re dei Bhoja, tu sei unito alla dinastia Yadu dal matrimonio, ma anche da legami di sangue. E ciò ti permette di vivere sempre a contatto con Sri Krishna, senza che niente possa mai impedirli di contemplarLo ad ogni momento. Sri Krishna cammina con te, parla con te, Si siede con te, Si riposa con te e pranza con te. Gli Yadu sembrano sempre impegnati in affari mondani, di cui si dice sia lastricata la strada dell’inferno; ma grazie alla presenza di Sri Krishna, l’originale Persona Divina, il primo Visnu-tattva, l’onnipresente, l’onnipotente, voi siete esenti da ogni contaminazione materiale e agite sul piano spirituale, il piano del brahman, della liberazione perfetta.”

Appena seppero che Krishna sarebbe stato presente a Kuruksetra durante l’eclisse solare, tutti gli abitanti di Vrindavana, con Nanda Maharaja a capo, decisero di andarci; così tutti i componenti della dinastia Yadu si trovarono riuniti per l’occasione.

Il re Nanda e i pastori avevano caricato i bagagli necessari al viaggio su carri tirati da buoi, e tutti gli abitanti di Vrindavana erano andati a Kuruksetra per vedere i loro amati figli, Krishna e Balarama. Quando i pastori arrivarono, tutti gli Yadu manifestarono la loro gioia; scorgendoli da lontano si alzarono per accoglierli, e sembrò che avessero ritrovato la vita. Tutti erano impazienti d’incontrarsi e quando finalmente furono vicini si abbracciarono a lungo, finché i loro cuori non furono soddisfatti.

Appena Vasudeva vide Nanda Maharaja gli corse incontro per abbracciarlo affettuosamente, e si mise a raccontare la sua storia —l’arresto di cui era stato vittima da parte del re Kamsa, il massacro di tutti i suoi figli e infine la nascita di Krishna, portato da lui a casa di Nanda Maharaja, dove Nanda e la sua regina Yasoda avevano allevato Krishna e Balarama come due figli. Anche Krishna e Balarama abbracciarono il re Nanda e madre Yasoda, e offrirono i Loro omaggi prosternandoSi ai loro piedi di loto. Per l’affetto che sentivano verso Nanda e Yasoda la Loro voce si fermò in gola, e per qualche istante non poterono più parlare. Il re Nanda e madre Yasoda, gli esseri più fortunati del mondo, abbracciarono i loro figli, stringendoLi fino a esserne pienamente soddisfatti. La separazione da Krishna e Balarama li aveva immersi a lungo in un profondo dolore, ma ora, dopo averLi rivisti e abbracciati, tutte quelle sofferenze svanivano.

Poi, la madre di Krishna, Devaki, e quella di Balarama, Rohini, tutt’e due abbracciarono madre Yasoda dicendo: “Cara regina Yasodadevi, tu e Nanda Maharaja siete stati dei meravigliosi amici per noi; ogni volta che pensiamo a voi siamo sommerse dal ricordo dei vostri gesti d’amicizia. Il nostro debito con voi è così grande che nemmeno se vi offrissimo l’opulenza del sovrano dei pianeti celesti potremmo ricompensare la vostra benevolenza. Non dimenticheremo mai ciò che avete fatto per noi. Quando nacquero, Krishna e Balarama furono affidati a voi ancor prima che potessero vedere i Loro veri genitori, e voi Li avete allevati come figli vostri, proteggendoLi come gli uccellini proteggono la loro nidiata. Li avete così ben nutriti e amati! E per Loro avete compiuto tante cerimonie propiziatorie!

“In realtà, Essi non sono figli nostri, ma appartengono a voi, Tu e Nanda Maharaja siete i veri genitori di Krishna e Balarama. Per tutto il tempo che furono affidati alle vostre cure Essi non incontrarono la minima difficoltà; sotto la vostra protezione erano liberi da ogni paura. Queste cure premurose che avete prodigato Loro sono perfettamente degne della vostra venerabile condizione. Gli uomini più nobili non fanno distinzione tra i loro figli e quelli degli altri, e non esistono persone più nobili di te e di Nanda Maharaja.”

Quanto alle gopi di Vrindavana, fin dall’inizio della loro esistenza esse non avevano conosciuto altro che Krishna. Krishna e Balarama erano la loro anima, la loro vita stessa. Le gopi nutrivano verso Krishna un tale attaccamento da non poter sopportare di non vederLo neanche per un attimo, il tempo di battere le ciglia. Erano state loro a condannare Brahma, il creatore del corpo, per aver fatto la sciocchezza di creare delle palpebre che battevano, impedendo loro di vedere Krishna per quell’attimo. Dopo tanti anni di separazione da Krishna, le gopi venute con Nanda Maharaja e madre Yasoda furono sopraffatte dall’estasi. Non si può neanche immaginare la loro impazienza di rivedere Krishna. Appena Lo scorsero Lo fecero entrare attraverso i loro occhi, fin nel più profondo del loro cuore, e là Lo abbracciarono fino a sentirsi completamente sazie. E sebbene quell’abbraccio fosse fatto solo col pensiero, le gopi furono prese da un’estasi così intensa, da una gioia così penetrante che si dimenticarono completamente di sé stesse. Il samadhi che raggiunsero abbracciando solo mentalmente Sri Krishna non è conosciuto neppure dai più grandi yogi, sempre impegnati a meditare su Dio, la Persona Suprema. Krishna capiva che le gopi erano immerse nell’estasi, e poiché Egli è presente nel cuore di ognuno ricambiò quell’abbraccio dall’interno dei loro cuori.

Krishna era seduto con madre Yasoda e le altre Sue madri, Devaki e Rohini, e intanto che esse erano occupate a parlare tra loro, Egli ne approfittò per incontrare le gopi in un luogo appartato. Mentre Si avvicinava a loro sorrideva, e dopo averle abbracciate ed esserSi informato del loro benessere, prese a confortarle con queste parole. “Mie care amiche, voi sapete che Balarama e Io abbiamo lasciato Vrindavana solo per far piacere ai Nostri parenti a ai Nostri familiari. Così, per molto tempo siamo stati impegnati a combattere contro i Nostri nemici, tanto che abbiamo dovuto dimenticarvi, voi che eravate tanto a Me dall’amore e dall’affetto. Capisco che in questo modo Mi sono mostrato ben poco riconoscente, ma so che voi Mi siete ugualmente fedeli. Posso domandarvi se avete pensato a Noi, anche se abbiamo dovuto lasciarvi? Mie care gopi, Mi considerate forse un ingrato, e non vi fa piacere ora ricordarvi di Me? Prendete davvero sul serio il Mio comportamento verso di voi?

“Dovreste sapere che non era Mia intenzione lasciarvi. La nostra separazione fu voluta dalla provvidenza, che controlla tutto e agisce come vuole; quella stessa provvidenza, che fa incontrare le persone e poi le disperde, a suo piacere. A volte vediamo che quando ci sono le nuvole e un vento impetuoso, frammenti di cotone e minuscole particelle di polvere si mischiano tra loro, ma quando il vento cessa si separano di nuovo disperdendosi in tutte le direzioni. Così, il Signore Supremo è il creatore di tutte le cose, e i diversi oggetti che conosciamo sono altrettante manifestazioni della Sua energia. E’ per la Sua volontà suprema che a volte ci troviamo riuniti e a volte separati. Possiamo dunque dire che in fondo dipendiamo esclusivamente dalla Sua volontà.

“Per fortuna, voi avete sviluppato amore e affetto per Me, unico modo di accedere al piano spirituale dov’é possibile vivere in Mia compagnia. Ogni essere vivente che ha per Me quest’affetto devozionale, puro e completo, alla fine di questa vita torna certamente nella sua dimora originale, nel Mio regno. In altre parole, l’affetto e il servizio di devozione puro che Mi sono offerti portano alla liberazione suprema.

“Mie care amiche gopi, sappiate che sono le Mie energie soltanto che agiscono dappertutto. Un vaso di terracotta, per esempio, non è che un insieme di terra, acqua, fuoco, aria ed etere; sia esso nuovo, vecchio o rotto, gli elementi che lo compongono sono sempre gli stessi. Un vaso, quando viene creato, è solo una combinazione di questi cinque elementi, che restano sempre gli stessi, e quando infine è distrutto i suoi ingredienti sono conservati in diverse parti dell’energia materiale. Similmente, alla creazione del cosmo, durante la sua manifestazione e fin dopo la sua distruzione è la Mia energia, sempre la stessa, che agisce sotto differenti aspetti. E poiché la Mia energia non è separata da Me bisogna concludere che Io esisto in ogni cosa.

“Anche il corpo di un essere vivente non è nient’altro che un insieme dei cinque elementi grossolani, e l’essere incarnato in questa condizione materiale è anche lui un frammento della Mia Persona. L’essere vivente si trova imprigionato nel corpo perché si è fatto un concetto sbagliato della sua identità, e si considera il beneficiario supremo. Questo falso ego lo obbliga a subire la prigione dell’esistenza materiale. Come Verità Suprema e Assoluta, Io trascendo l’essere vivente e il suo involucro materiale. Le due energie, materiale e spirituale, agiscono sotto la Mia autorità sovrana. Mie care gopi, vi chiedo di non affliggervi così, e di cercare di vedere tutto con filosofia. Capirete allora che voi siete sempre con Me, e che non esiste causa di lamento nella separazione dei nostri corpi.”

Questo importante insegnamento che Krishna dà alle gopi può essere usato dai bhakta impegnati nella coscienza di Krishna, in questa filosofia che si fonda sull’inconcepibile e simultanea differenza e non differenza tra Krishna e tutto ciò che esiste. Il Signore insegna nella Bhagavad-gita che Egli pervade di Sé ogni cosa attraverso il Suo aspetto impersonale. Tutto esiste in Lui, ma Egli non è personalmente presente in ogni cosa. Il cosmo è solo una manifestazione dell’energia di Krishna, e poiché l’energia non è differente dalla sua fonte, nulla in realtà è separato da Krishna. Quando manca questa coscienza assoluta, la coscienza di Krishna, ci troviamo separati da Krishna; ma se per fortuna questa coscienza è presente noi non siamo più isolati dal Signore. La pratica del servizio di devozione serve a ravvivare la nostra coscienza di Krishna, e quando il bhakta è così fortunato da capire che l’energia materiale non è affatto separata da Krishna, diventa capace di adoperare quest’energia e i suoi prodotti al servizio del Signore. Quando invece manca la coscienza di Krishna, l’anima dimentica di essere un frammento infinitesimale del Signore e in modo erroneo si pone come beneficiaria dei piaceri di questo mondo; presa nel labirinto materiale, l’anima è costretta dall’energia illusoria a prolungare la sua esistenza condizionata. La Bhagavad-gita lo conferma: è l’energia materiale che spinge all’azione l’essere vivente, eppure l’uomo continua a fare l’errore di credersi l’unica realtà e il beneficiario supremo.

Se il bhakta comprende perfettamente che l’arca-vigraha, la forma della murti nel tempio, non è differente dalla forma stessa di Krishna, dalla Sua sac-cid-ananda-vigraha, il suo servizio alla murti diventa un servizio offerto direttamente a Dio, la Persona Suprema. Anche il tempio in sé, i suoi accessori e il cibo offerto alla murti non possono essere separati da Sri Krishna. E’ sufficiente osservare i princìpi regolatori prescritti dagli acarya per poter raggiungere, sotto la direzione di un’autorità in materia, la realizzazione di Krishna, anche in questa vita stessa.

Istruite dal Signore in questa filosofia dell’unità nella diversità, le gopi si stabilirono per sempre nella coscienza di Krishna e furono così liberate da ogni contaminazione materiale. Invece, la coscienza di colui che pretende di essere il legittimo beneficiario dell’universo materiale si chiama jiva-kosa, che significa letteralmente “il prigioniero del falso ego”. Non solo le gopi, ma chiunque segua queste istruzioni di Krishna è subito liberato da questa condizione di jiva-kosa. La persona pienamente assorta nella coscienza di Krishna è per sempre libera dal falso ego; impiega tutto al servizio di Krishna e non è mai separata dal Signore.

Poi le gopi rivolsero a Krishna queste preghiere : “Caro Krishna, dal Tuo ombelico ebbe origine il fiore di loto primordiale, su cui nacque Brahma, il creatore. Nessuno può valutare le Tue glorie e le Tue opulenze, che restano sempre un mistero anche per i più grandi pensatori, maestri di tutti i poteri yoga. Ma l’anima condizionata, caduta nel pozzo oscuro dell’esistenza materiale, può facilmente prendere rifugio ai Tuoi piedi di loto e assicurarsi così la liberazione. O Krishna, noi siamo sempre prese dalle nostre responsabilità familiari; T’imploriamo, dunque, resta nei nostri cuori come un sole che sorge e questa sarà per noi la più grande benedizione.”

Le gopi sono anime eternamente liberate, perché hanno piena coscienza di Krishna. Esse fingono soltanto di essere coinvolte nelle faccende domestiche a Vrindavana. Nonostante la lunga separazione da Krishna, le gopi, come tutti gli abitanti di Vrindavana, non desideravano andare a vivere con Lui a Dvaraka. Esse volevano continuare le loro attività a Vrindavana per sentire la presenza del Signore a ogni passo della loro vita, e invitarono subito Krishna a tornare al Suo villaggio.

Queste emozioni spirituali che caratterizzavano l’esistenza delle gopi sono la base dell’insegnamento di Sri Caitanya. E il festival del ratha-yatra celebrato da Sri Caitanya è l’espressione delle sublimi emozioni che permettono di riportare Krishna a Vrindavana. Srimati Radharani non volle andare con Krishna a Dvaraka per godere della Sua compagnia in un’atmosfera regale, ma desiderò gustare la Sua presenza nell’atmosfera originale di Vrindavana. In realtà Sri Krishna profondamente attaccato alle gopi, non lascia mai Vrindavana, cosicché le gopi e gli altri abitanti del villaggio restano sempre soddisfatti nella coscienza di Krishna.

 

La danza dell'amore divino di Krishna

Un discepolo di Srila Prabhupada presenta al mondo accademico
la comprensione Gaudiya Vaisnava del più intimo passatempo di Sri Krishna.

di Krishna Kanta Dasi



Durante la sua famosa danza rasa, Sri Krishna danza al centro con Radha e moltiplica Se stesso per danzare con tutte le altre pastorelle.




Una società può essere giudicata dal tipo di cultura che reputa veramente importante. Negli antichi tempi vedici, la classe intellettuale era composta da brahmana, cioè da coloro la cui conoscenza era dedicata alla comprensione della suprema realtà, il Brahman. L'odierna classe intellettuale è orgogliosa d'insegnare la conoscenza secolare e anche se la maggior parte delle università offre corsi di religione, essi tendono ad essere tendenziosi ed incompleti.

Srila Prabhupada ha insegnato che l'università ideale dovrebbe educare gli studenti nella conoscenza della divinità. Egli ha scritto: "Oggi molte persone sono interessate a ricevere lauree da università prestigiose, ma la cultura senza coscienza di Dio è soltanto un'espansione dell'influenza di maya. Poiché la conoscenza è portata via dall'illusione, le università stanno soltanto presentando impedimenti sul cammino della coscienza di Dio. " (Insegnamenti del Signore Kapila, Capitolo 12)

Prabhupada voleva continuare a diffondere l'elevata filosofia della bhakti iniziata dai suoi predecessori, in particolare da Srila Bhaktivinoda Thakura e da Srila Baktisiddhanta Sarasvati Thakura. Per questo Prabhupada incoraggiò alcuni dei suoi discepoli a presentare la coscienza di Krishna nelle università correggendo modi errati di concepire Dio. Di recente, ho intervistato il discepolo di Prabhupada, Garuda Dasa (noto nel mondo accademico come dottor Graham Schweig), laureato in religioni comparate all'università di Harvard, che è stato professore di religioni del mondo, specializzato in studi sull'India ed ha insegnato in ambienti universitari a studenti dei college e a studenti laureati.

Grazie ad una erudita formazione universitaria ed alla sua visione devozionale da bhakta, egli presenta l'essenza di Krishna al mondo intellettuale. Il suo libro di recente pubblicazione, Dance of Divine Love: The Rasa Lila of Krishna from the Bhagavata Purana (pubblicato dalla Princeton University Press), affronta un argomento che gli eruditi hanno spesso frainteso, poiché l'intonazione erotica dell'opera può sembrare che introduca un elemento non etico, oppure non hanno saputo apprezzare la profondità e la ricchezza del contenuto teologico dell'opera. Ho chiesto a Garuda Dasa come ha deciso di scrivere sulla rasa-lila, la narrazione della sacra danza di Sri Krishna con le pastorelle di Vraja, conosciute come gopi.

"Quando proposi l'argomento di discussione per la mia tesi di dottorato ad Harvard," mi rispose, "non era proprio nei miei progetti di concentrarmi su questo argomento che è il più sacro fra tutti e molto spesso frainteso. Dopo aver trascorso un anno a sviluppare vari argomenti, il mio consulente per il dottorato m'indirizzò a concentrarmi sul significato della rasa-lila nella linea del vaisnavismo di Sri Caitanya, dato che, nonostante la sua fama, la rasa-lila era stata trattata veramente poco a livello erudito."

Presentare la rasa-lila è molto impegnativa perché questo lila (passatempo) di Krishna rivela il più intimo scambio di Dio con i Suoi devoti. Inoltre, il ruolo di Krishna nella rasa-lila può apparire immorale ad una persona ignorante. Nell'introduzione al suo libro, Garuda Dasa sintetizza i cinque capitoli dello Srimad-Bhagavatam che descrivono la rasa-lila:

In una sera speciale, la luna crescente raggiunse la sua pienezza in una luce splendente. I suoi raggi rossastri illuminavano la foresta mentre i fiori di loto che sbocciano di notte cominciavano ad aprirsi. In queste notti la foresta era abbellita a profusione dai delicati fiori di gelsomino a forma di stella, che sembravano i fluenti capelli scuri di dee ornate da boccioli di fiori. Così affascinante era questo insieme che il Signore Supremo stesso, Krishna, il pastorello eternamente giovane, fu spinto a suonare col suo flauto una musica incantevole.

Mosso dalla bellezza di questa scena, Krishna si sentiva ispirato all'amore. Udendo la seducente musica del flauto, le pastorelle, conosciute come le gopi, che erano già innamorate di Krishna, abbandonarono senza indugio le loro case, le famiglie e i doveri domestici. Corsero fuori per raggiungerlo nella foresta illuminata dalla luna. Krishna e le gopi s'incontrarono e giocarono sulle rive del fiume Yamuna. Quando però le giovani si sentirono orgogliose delle Sue attenzioni amorose, il loro amato Signore improvvisamente sparì dalla loro vista. Le gopi cercarono Krishna ovunque. Dopo essersi accorte che Egli se ne era andato con una ragazza speciale, scoprirono subito che anche lei era stata abbandonata da Lui. Mentre l'oscurità avvolgeva la foresta, le pastorelle smisero di cercare, cantando dolci canti di speranza e di disperazione e struggendosi per il Suo ritorno. Allora Krishna abilmente riapparve e parlò con loro della natura dell'amore.

La storia si conclude con l'inizio della danza rasa. Le gopi si prendono per mano formando un grande cerchio. Per un gioco divino, Krishna danza subito con tutte le pastorelle, tuttavia ciascuna di loro pensa d'essere la sola a danzare con Lui. L'amore supremo ha ora raggiunto il suo perfetto appagamento e si esprime con danze gioiose e canti struggenti per tutta la notte nel cerchio divino del rasa. Alla fine di questa danza impetuosa, Krishna e le gopi si rinfrescano bagnandosi nel fiume, dopodichè le pastorelle riluttanti tornano alle loro case.

La rasa-lila è un evento spirituale e le relazioni tra Dio stesso nella forma di Krishna e i Suoi più intimi sono puro amore spirituale. Per essere sicuro che il suo approccio a questo testo sacro fosse autorevole, Garuda Dasa ha attinto esclusivamente dalle opere di grandi santi nella successione disciplica di Sri Caitanya. Egli ha voluto offrire ai lettori un'incantevole e dettagliata rappresentazione di quanto c'è di più piacevole per Sri Krishna, che è la fonte inesauribile d'ogni piacere. A mio parere, la sua illuminata interpretazione sui più intimi passatempi del Signore Supremo ha la capacità di portare il lettore in quelle regioni dove il puro amore non ha limiti.

Garuda Dasa disse: "All'inizio faccio conoscere al lettore racconti d'amore sacro di varie culture e la loro capacità d'esprimere un ardente amore per Dio. Il Canto di Salomone ha ispirato seguaci della tradizione mistica ebrea e cristiana in Occidente ad aprire i loro cuori alla realtà intima di Dio. Allo stesso modo, la letteratura puranica contiene la rasa-lila, che Srila Visvanatha Cakravarti Thakura; un filosofo santo della nostra tradizione, ha chiamato 'il gioiello più prezioso di tutte le attività di Dio'.

"All'interno di queste narrazioni dell'amore sacro, le tradizioni religiose individuano una fase particolare dell'amore di Dio, come modello per la loro adorazione. Faccio notare che otto di queste fasi dell'amore supremo vengono esibite dalle gopi: risveglio, anticipazione, incontro, conflitto, separazione, perdita, riunione e la gioia nel trionfo d'amore. Per i vaisnava della linea di Caitanya la fase spirituale più elevata è quella della separazione e della perdita, cioè vipralambha-seva, che trova la sua espressione nella Gopi Gita ('Il sogno delle Gopi'), nella parte centrale della rasa-lila.

"Un altro filosofo santo, Jiva Gosvami, offre interpretazioni degli intensi sentimenti di separazione delle gopi per Krishna che mi hanno meravigliosamente illuminato. Egli ha scritto, per esempio, che lo scopo per cui Krishna si separa dalle gopi è di far aumentare il loro amore per Lui. I versi della Gopi Gita sono l'oggetto della massima attenzione da parte dei seguaci di Sri Caitanya, quando essi descrivono la viraha bhakti o l'amore dell'anima in separazione da Dio e la divina pazzia che lo caratterizza. Questa pazzia delle pastorelle, come descritta nel Bhagavatam, diventa a sua volta il modello per Sri Caitanya, la cui vita è famosa per la Sua estatica pazzia nella devozione a Krishna."



UN'INTERPRETAZIONE POETICA


Garuda Dasa ha parlato della grande difficoltà d'interpretare la parte centrale del decimo canto del Bhagavatam, che il suo primo insegnante di sanscrito ad Harvard chiamava "il più incantevole poema mai scritto".
"Ho potuto vedere che i testi sanscriti della rasa-lila non solo contengono alcuni abbellimenti della meravigliosa poesia sanscrita (kavya), ma che sono anche in molti modi conformi alle convenzioni della classica rappresentazione teatrale sanscrita (natya). Per esempio, il primo verso contiene molti elementi di queste tradizioni ed io mi sono molto impegnato ad interpretarli:

Perfino l'Amato Signore,
nel vedere queste notti
d'autunno profumate di
gelsomini in piena fioritura,
Rivolse la mente alle
delizie dell'amore,
prendendo completo rifugio nella

potenza illusoria di Yogamaya.



"Qui cerco di esprimere parte della bellezza poetica originale pur rimanendo all'interno di una traduzione molto letterale. Molte pagine del libro sono state dedicate a far risaltare la potenza letterale e teologica di questo primo verso."

L'atmosfera erotica della rasa-lila ha affascinato e insieme intimidito pensatori di tutti i tempi. L'irresistibile attrazione trova espressione nella spontanea e disinteressata effusione dell'amore delle gopi per Krishna. Le gopi costituiscono un modello perfetto per tutti coloro che avanzano sul sentiero del bhakti-yoga, per mezzo del quale le anime ottengono Dio attraverso l'amore devozionale. Chiesi a Garuda Dasa quanto sia importante questo lila esoterico per l'attuale Movimento Hare Krishna.

"Sebbene la rasa-lila sia la più eccelsa visione dell'amore supremo che la tradizione vaisnava contenga," egli rispose "essa è di straordinaria importanza nelle pratiche essenziali di un aspirante ad una vita di devozione". Per esempio, il maha-mantra — il famoso sacro mantra di trentadue sillabe: Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare — è la riproduzione sonora della danza rasa. Come suggerisco nel mio libro: 'Lo schema con cui si muovono le otto coppie femminili [Hare] e maschili [Krishna e Rama] dei nomi di Dio può essere notato nel mantra...

Quando i devoti recitano il mantra ripetutamente, i nomi divini formano uno schema circolare che imita lo scambio tra i partner maschili e femminili nella danza rasa [le numerose pastorelle con i numerosi duplicati di Krishna]' Ed io continuo: 'Il mantra comincia e finisce con nomi femminili, che racchiudono i nomi maschili, proprio come le gopi racchiudono Krishna quando lo circondano all'inizio della danza rasa.'
"Anche altri argomenti di cui discuto sono importanti per l'attuale Movimento Hare Krishna, come quello per cui 'Lo yoga devozionale trascende la morte,' 'Confini morali e amore senza limiti' e la differenza tra l'amore mondano e l'ardente amore per Dio nella parte intitolata 'La visione dell'amore devozionale'.

"Uno dei più importanti messaggi del testo è che orgoglio e amore non possono stare insieme. Quando nelle anime appare l'orgoglio, Dio scompare. Quando in qualche modo ci riteniamo migliori degli altri, quando ci confrontiamo con gli altri giudicandoli, Dio si allontana da noi, come fa con le gopi alla fine del primo capitolo del racconto del rasa. Questo insegnamento sull'orgoglio viene nuovamente sottolineato nel secondo capitolo quando Krishna lascia la Sua gopi favorita che è Radha, appena che anch'essa mostra il suo orgoglio. Sebbene l'amore delle gopi per Krishna venga messo in risalto, quest'orgoglio viene mostrato come una lezione per tutte le anime che cercano il puro amore per Dio. L'insegnamento qui è molto chiaro: non c'è spazio per l'orgoglio nel puro amore ininterrotto e disinteressato."



UNITÀ RELIGIOSA


I miei colloqui con Garuda Dasa ci fanno ricordare i contrasti interreligiosi che affliggono il mondo. I componenti delle tradizioni religiose mondiali ignorano Dio quando, permettendo che l'orgoglio interferisca con il puro amore e la comprensione, fanno dichiarazioni intransigenti sulla verità divina condannando tutti gli altri. In contrasto con questi punti di vista da parrocchia, Srila Prabhupada si compiaceva del fatto che l'associazione ISKCON fosse composta da persone provenienti da tutte le tradizioni religiose che si uniscono per amare Dio. "Possiamo sceglierci la religione che vogliamo ed essere così indù, musulmani, buddisti, cristiani o di qualsiasi altra religione, finché non conosciamo il vero scopo della religione.

In realtà, lo Srimad-Bhagavatam non ci invita ad abbandonare la nostra attuale religione, ma ci suggerisce lo scopo della religione. Questo scopo è l'amore di Dio e la religione che c'insegna il modo migliore di amare il Signore Supremo è la migliore delle religioni." (Elevation to Krsna Consciousness)
Alla fine del libro, Garuda Dasa lascia ai suoi lettori la stessa profonda comprensione teologica qui descritta da Srila Prabhupada. Mentre Dance of Divine Love presenta la rasa-lila come un trascendentale scambio che si svolge realmente tra Krishna e i Suoi più intimi devoti, coloro che sono fuori della tradizione vaisnava possono per lo meno concepire la rasa-lila come un convincente simbolo di un sincero pluralismo religioso.

"Il cerchio divino della danza rasa," scrive Garuda, "può esser visto come simbolo di un sincero pluralismo religioso in cui esseri umani di fedi diverse possono amare Dio... in un'armonia gioiosa e a livello individuale perché ogni anima riceve la speciale e suprema attenzione da parte di Dio... Perciò, soltanto dopo che anime devote si riuniscono per circondare la divinità in un ampio cerchio e le loro braccia si uniscono in un'affettuosa fratellanza, la divinità consente a collegarsi personalmente con ciascuna di esse — questo comporta che Dio è in debito verso coloro che si uniscono con le altre anime allo scopo di onorarLo, servirLo e amarLo."

Garuda Dasa prosegue esprimendosi in questo modo. "Certamente il mondo potrebbe imparare qualcosa di molto prezioso dalla rasa-lila: come ottenere quell'esclusivo amore e benevolenza da Dio, a cui aspirano così spesso Ebrei, Cristiani e Musulmani e contemporaneamente ottenere un'unità mondiale a cui fanno riferimento così spesso le tradizioni orientali. Il mondo ha un disperato bisogno di questo insieme di prese di posizione religiose inclusiviste ed esclusiviste allo stesso tempo."

Garuda Dasa è fiducioso che questo messaggio d'amore, presente nell'elevata visione del supremo della rasa-lila, possa essere accolto dagli intellettuali e da altri nel mondo occidentale. Tutte le anime che desiderano qualificarsi possono prendere parte alla danza con Dio nella rasa-lila. Inoltre, Garuda Dasa scrive che possiamo essere aiutati: "I cuori di coloro che già partecipano alla danza ed hanno già ottenuto un'ardente ed esclusiva intimità con Dio, si struggono di compassione per coloro che non sono ancora arrivati e desiderano ardentemente che tutti possano essere felici nella danza dell'amore divino." Da queste parole risulta evidente che le anime sante, i grandi devoti, posseggono la chiave perché anche tutti noi entriamo in queste elevate regioni dell'amore supremo.

Credo che sia giusto dire che il libro Dance of Divine Love, con la sua attenta rappresentazione degli scambi confidenziali di Dio, consente agli eruditi e ad altri di accedere ad una comprensione dei veri significati e messaggi della rasa-lila e che inoltre aiuta a soddisfare i desideri di coloro che aspirano ardentemente al progresso spirituale di tutte le anime.




A proposito del dipinto

Il dipinto rappresentato appare sul frontespizio del libro Dance of Divine Love (Princeton 2005) e le due figure di Krishna e Radha al centro in formato più grande appaiono sulla copertina. È un dipinto originale che raffigura l'inizio del rasa-mandala o il comporsi della meravigliosa danza in cerchio. Alcuni versi all'inizio dell'ultimo capitolo o dell'ultimo atto della rasa-lila ispirano il particolare tema del dipinto. Il dipinto è stato eseguito da Krishna Priya Dasi nel 2001 nel tradizionale stile artistico del Rajastan, usando solo tinte naturali preparate a mano, compreso oro puro e argento. L'artista ha usato pennelli fatti con piccoli peli di coda di scoiattolo per ottenere anche minimi dettagli nella pittura. Krishna Priya Dasi, una devota praticante dell'ISKCON è nata e cresciuta nello stato del Rajasthan in India e fin dalla più tenera età è stata educata da maestri nel tradizionale stile di pittura del Rajasthan. Il dipinto le era stato commissionato da Garuda Dasa che ha collaborato strettamente con l'artista per definire la composizione generale del quadro e molti dettagli. Il dipinto si trova nella collezione privata di Garuda Dasa.


Krishna Kanta Dasi