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AJAMILA |
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riadattata da VENU GOPALA DAS
La storia di Ajamila tratta dal 6 canto
dello Srimad-Bhagavatam
Figlio di brahmana, trascorreva le proprie giornate studiando i Veda e seguendo i principii regolatori. Ajamila era un giovane brahmana residente a Kanyakubja (la moderna Kanauj). aveva un carattere mite, molto rispettoso nei confronti del proprio maestro spirituale e gentile con tutti, riusciva facilmente a tenere sotto controllo la mente ed i sensi
Ajamila fu turbato ed attratto; la sua mente era sempre fissa alla prostituta. Nella Bhagavad-gita si dice che se si contemplano gli oggetti dei sensi, si rimane attaccati ad essi. Anche se Ajamila era un brahmacari rigoroso, fu impigliato nei sensi della lussuria fino ad allora rimasti dormienti nel subconscio e cosi' fu turbato vedendo un uomo e una donna (la quale era quasi priva di vestiti) entrambi ubriachi agganciati nell'attività sessuale. Tentò disperatamente di riportare alla mente le istruzioni delle Scritture che ingiungono di non guardare le altre donne se si è sposati e di non guardarne affatto se si è brahmacari, ma Kama-Deva, il deva dell'amore, aveva oramai fatto breccia nel suo cuore. Di conseguenza assunse questa prostituta nella sua sede come servitrice. Inevitabilmente, abbandono' la sua famiglia, la moglie (di buona famiglia brahminica) ed i suoi bambini e si innamoro' della prostituta. questa sua relazione illecita con la prostituta, gli fece perdere tutte le sue buone qualità. È divento' un ladro, un bugiardo, un ubriacone e persino un assassino. Tralasciò quelle che erano le attività che gli competevano in quanto brahmana, e prese a sperperare tutti i soldi che gli erano stati lasciati in eredità dal padre, al fine di soddisfare ogni desiderio dell'amata.
Anche verso la conclusione della sua vita, intorno all'età di ottantotto anni, ancora generava bambini. La sua era diventata una ricerca esasperata di gratificazione dei sensi, scevra della benchè minima traccia di ravvedimento. È spiegato che, quando la morte sopravvenne, al pari di qualunque altro grande peccatore, anche a lui sarebbero dovute toccare le pene degli inferi....
E questo figlio che, in qualche modo, gli aveva fatto rivivere una seconda giovinezza, era il suo prediletto. al momento della morte comincio' a chiamare ad alta voce il suo bambino, il cui nome era Narayana. All'improvviso al suo capezzale comparvero tre figure dall'aspetto spaventoso, intenzionate a portarlo nel regno di Yamaraja: erano gli Yamaduta, i messaggeri di Yama-Deva. quando li vide inizio' a chiamare ad alta voce il figlioletto
Sebbene
si fosse riferito al figlio quando chiamo' Narayana, Ajamila aveva in realtà cantato
le quattro sillabe del Narayana-Hari-Nama.
Avevano la leggiadria e la freschezza della giovinezza in fiore.
Erano i Visnuduta,
gli abitanti del Vaikuntha-Loka.
Controllate le attività dei Yamaduta, si rifiutaro di permettere loro di prendere Ajamila per la punizione. I Yamaduta si chiesero : "perchè queste personalità effulgenti e belle stanno controllando la nostra azione? È nostro dovere prendere gli uomini peccatori e portarli a Yamaraja per la punizione; affinche' ricevano un altro corpo materiale per la prossima vita, in modo da ottenere il risultato delle loro attività peccaminose." Ci fu una discussione fra i Yamaduta ed i Visnuduta. La conclusione fu che anche se Ajamila fu un peccatore durante la sua vita e si era dimenticato della sua vita religiosa, di sua moglie e dei suoi bambini e avesse generato bambini con una prostituta, tuttavia fu purificato da tutti questi peccati perché all'ultimo momento canto' il nome santo di Krishna: Narayana.
da tutte le attività peccaminose Ajamila, che nel frattempo avevo potuto comprendere l'insania dei suoi gesti passati, decise di trascorrere i suoi ultimi giorni di vita a Hardwar, sulle rive del Gange.
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