LA RELIGIONE ETERNA  

JAIVA DHARMA

 

La religione eterna

Un grande maestro della linea

 Gaudiya Vaisnava

 illustra
l’immutabile natura dell’anima.

di

Srila Bhaktivinoda Thakura

 


 

 

Quando eliminiamo tutte le concezioni temporanee del sé, ciò che rimane è il puro essere vivente, eterno servitore di Radha-Krishna.

 


Nella forma di un racconto intitolato Jaiva-dharma, Srila Bhaktivinoda Thakura illustra in modo dettagliato la filosofia della coscienza di Krishna.

Quanto segue è stato estratto dal primo capitolo intitolato:

 “Nitya-dharma, la natura eterna dell’essere vivente e Naimittika-dharma, i suoi doveri religiosi temporanei.”

 Tradotto dal bengali da Sarvabhavana Dasa.


Sannyasi Thakura: “Caro maestro! Ovunque sono stato ho ascoltato i pandita esporre l’importanza del dharma, il dovere religioso e, ogni volta, mi sono sempre chiesto che cosa sia veramente il dharma. Il fatto negativo, però, è che tutte le risposte che ho ricevuto sono diverse e contraddittorie. Perciò ora da te vorrei sapere — qual è il vero dharma dell’essere umano. Perché ogni maestro delle diverse religioni predica la sua particolare definizione di dharma, come se la sua fosse l’unica vera religione? Se davvero c’è un unico dharma, allora perché ci sono diverse guide religiose che non concordano tra loro e pertanto ognuno segue il proprio percorso spirituale?”



Babaji Maharaja iniziò a parlare con pacatezza mentre nella sua mente adorava i piedi di loto di Sri Caitanya Mahaprabhu. “O uomo fortunato! Ascolta con attenzione mentre ti spiego la vera religione dell’uomo, il suo nitya-dharma. Le caratteristiche naturali di un vastu, entità o sostanza eterna, sono collegate al suo ghatana, la sua costituzione intrinseca. Per la misericordia di Sri Krishna un vastu, una volta creato, possiede intrinsecamente una natura permanente — conosciuta come il suo dharma. Quindi la natura intrinseca del vastu è il nitya-dharma.



“La forza delle circostanze o il contatto con altre sostanze può però trasformare apparentemente il carattere originale del vastu. Con il passare del tempo, quando questa caratteristica trasformata diventa stabile, appare come una qualità permanente del vastu — solo apparentemente, però, stante la sua natura genuina, originale, eterna ed immanente. Tuttavia questa nuova caratteristica distorta non è la vera svabhava, la sua natura intrinseca. In realtà questa nuova caratteristica viene definita nisarga, una condizione naturale solo apparentemente. Apparendo come eterna, nisarga usurpa la vera svabhava del vastu.


“Prendiamo per esempio in esame l’acqua. La sua natura intrinseca è di essere liquida. Quando però l’acqua si trasforma in ghiaccio, la sua nuova natura è quella di un corpo solido — la sua nisarga. Nisarga è una condizione temporanea che viene portata in essere da un agente catalizzatore. Quando questo agente viene rimosso, anche la falsa nisarga temporanea scompare; al contrario la vera natura intrinseca viene mantenuta eternamente. Anche se il vastu subisce una trasformazione apparente, il nitya-dharma rimane la sua natura intrinseca, latente all’interno del vastu apparentemente cambiato e con il miglioramento delle circostanze estranee, nel tempo, il nitya-dharma certamente si riaffermerà.



“La natura intrinseca, la svabhava, è la religione eterna di un vastu — il nitya-dharma. Al contrario, la natura assunta dal vastu — la nisarga — è la sua natura temporanea o naimittika-dharma. Colui che possiede vastu-jnana, la conoscenza della Realtà Assoluta, può distinguere tra nitya-dharma e naimittika-dharma, che prende la forma di un adempimento religioso materiale temporaneo. Senza questa conoscenza una persona può però ritenere, a torto, la nisarga temporanea e la conseguente naimittika-dharma come se fossero il nitya-dharma.
Sannyasi Thakura allora chiese: “Per gentilezza, puoi chiarire ulteriormente le definizioni di vastu e svabhava?”


Babaji Maharaja rispose: “La parola sanscrita vastu deriva dalla radice vas — che significa ‘esistere’ o ‘abitare’ — unita e trasformata in sostantivo dal suffisso tu. Perciò, vastu significa ‘ciò che esiste’ essendo manifestato e percepibile.’ Vastu è di due tipi: vastava-vastu e avastava-vastu. Vastava-vastu è la verità trascendentale — l’eterna sostanza spirituale. Avastava-vastu è la materia — oggetti temporanei inerti, che hanno solo un’apparenza illusoria della vera realtà eterna. L’esistenza del vastava-vastu è assoluta realtà trascendentale in cui gli attributi manifestati sono un dispiegarsi della vera natura intrinseca — il nitya-dharma.
La jiva è un elemento del trascendentale vastava-vastu e la sua natura intrinseca è il suo nitya-dharma, caratteristica permanente e intrinseca.
 


“E’ una questione di percezione. La percezione del dharma intrinseco è a volte precisa ed altre volte illusoria. L’affermazione dello Srimad-Bhagavatam (1.1.2): ...vedyam vastavam atra vastu sivadam... ‘Questa verità suprema è la pura realtà distinta dall’illusione per il bene di tutti,’ ci assicura che il vastava-vastu indica sicuramente la verità spirituale trascendente. In definitiva, solo la Persona Suprema è questo vastava-vastu, la vera sostanza permanente. La jiva è una frazione di questo vastava-vastu e maya — l’eterna potenza che produce illusione — è la Sua energia. Perciò vastu indica il Signore Supremo, la jiva e maya — tutti e tre i principi insieme. L’appropriata comprensione delle relazioni tra questi principi è detta sudda-jnana, la vera conoscenza.
“Ci sono differenti concezioni di questi tre principi, ma quasi tutte sono illusorie e materiali. Per esempio, secondo la scuola di pensiero Vaisesika, le argomentazioni e le classificazioni dei dravya, oggetti, e i loro guna, qualità, sono completamente basate sul loro avastava-vastu, natura temporanea.”


Sannyasi Thakura continuò: “Maestro, vorrei avere una migliore comprensione di questo argomento.”
Babaji Maharaja rispose:
“Srila Krishnadasa Kaviraja è la più elevata delle persone sante che ha ricevuto la misericordia direttamente da Sri Nityananda. Una volta mi mostrò un testo scritto a mano, dal titolo Sri Caitanya-caritamrita, che contiene le definizioni di Sri Caitanya su questo argomento.
Nella Sri Caitanya-caritamita, Madhya-lila, capitolo 20, versi 108 e 117 c’è la seguente affermazione:

jivera ‘svarupa’ haya-krisnera ‘nitya-dasa’
krisnera ‘tatastha-sakti’ ‘bhedabheda-prakasa’

“‘Il nitya-dharma della jiva è di essere un eterno servitore di Krishna in quanto è la tatastha-sakti, l’energia marginale di Krishna simultaneamente uguale e differente dal Signore.’

krishna bhuli’ sei jiva anadi-bahirmukha
ataeva maya tare deya samsara duakha


“‘Dimenticando Krishna, da tempo immemorabile l’essere individuale si è lasciato attrarre dall’energia esterna. Perciò l’energia illusoria (maya) gli infligge ogni genere di sofferenza nel corso della sua esistenza materiale.’

“Sri Krishna è cit-vastu, l’entità spirituale completa e assoluta. Nel descriverLo molte persone usano l’analogia del sole: Egli è l’unico sole del mondo spirituale e le jiva sono le innumerevoli particelle dei suoi raggi. La jiva è una parte infinitesimale di Sri Krishna e sarebbe un confronto inesatto paragonare la jiva ad una roccia che è una parte minuscola di una montagna gigantesca, perché gli innumerevoli milioni di jiva che emanano da Sri Krishna in nessun modo incidono o diminuiscono l’assoluta completezza del Signore. Perciò i Veda paragonano il Signore Supremo ad un fuoco e le jiva alle sue minuscole scintille.


“In verità, nessun paragone è pienamente appropriato. Sia che la jiva venga descritta come una minuscola particella di un fuoco o di un raggio di sole o come un granello d’oro di una miniera d’oro, nessuno di questi paragoni in realtà è perfetto. Tuttavia, se si riesce a guardare oltre l’imperfezione materiale di queste analogie, allora la reale verità sulla jiva sarà chiaramente definita: Sri Krishna è l’infinita sostanza spirituale, mentre la jiva ne è parte integrante, infinitesimale e perciò anch’essa spirituale. Sri Krishna e la jiva qualitativamente sono uguali condividendo la stessa natura spirituale.
“Il Signore Supremo però è brihat-cit-vastu, l’entità spirituale completa e infinita, mentre la jiva è anu-cit-vastu, l’entità spirituale infinitesimale, parte integrante del Signore.


Sebbene essi siano uno come qualità della loro natura spirituale e della loro coscienza, questa differenza di quantità tra il Signore e la jiva è una caratteristica permanente delle loro nature. Perciò, Sri Krishna è l’eterno maestro della jiva e la jiva è l’eterna servitrice di Sri Krishna. Questa è la loro naturale relazione costituzionale. Krishna è il supremo reggitore e osservatore; la jiva è guidata e osservata. Krishna è l’onnipotente Supremo Controllore e la potenza della jiva è dipendente e controllata. Krishna è la completa interezza; la jiva è una minuscola particella. Con la sua opulenza infinitamente superiore, Sri Krishna è la persona che tutto attrae e quindi attrae tutte le jiva a Sé. Quindi per la jiva è naturale far parte della Krishna-dasya, eterno servizio a Krishna, essendo questa la svabhava della jiva e perciò il suo dharma.


“Sri Krishna possiede illimitate energie. Per esempio, per manifestare il mondo spirituale, il Signore dispiega la Sua antaranga-sakti, che è la Sua purna-sakti, la Sua completa potenza interna. Allo stesso modo, per creare le jiva e svolgere tutte le altre funzioni inerenti all’organizzazione di questo universo materiale imperfetto, Egli usa un’altra delle Sue energie, la tatastha-sakti. Per natura, l’energia materiale e quella spirituale sono diametralmente opposte e pertanto incompatibili. La tatastha-sakti crea però un’entità che può interagire sia con la natura materiale sia con quella spirituale.


“La tata-rekha, la linea di confine tra l’acqua di un fiume e la sua sponda è sia acqua che terra essendo localizzata dove queste due s’incontrano. Poiché in questo caso, la divina tatastha-sakti è situata al confine tra materia e spirito, essa mostra le caratteristiche della materia e dello spirito — è un unico principio che tuttavia appare in due nature. La jiva è una scintilla spirituale appartenente alla più elevata natura spirituale, tuttavia facendo parte della divina tatastha-sakti essa ha una natura che la rende capace di relazionare con l’energia materiale mondana e di essere sempre soggetta a cadere sotto la sua influenza. In questo modo, da una parte, la jiva non può essere pienamente simile alla pura natura spirituale, che è trascendente alle influenze della natura materiale e completamente al di là di essa. D’altra parte, però, la jiva non può essere definita come materiale dato che, per la sua intrinseca costituzione, essa è spirituale.


Quindi, essendo un’entità con caratteristiche innate diverse sia dalla materia sia dal puro spirito, la jiva viene designata separatamente come jiva-tattva, il principio della jiva. Conseguentemente si deve accettare l’eterna distinzione che esiste tra il Signore Supremo e la jiva.
“Bhagavan, l’Isvara, è il maestro supremo e il controllore di maya, che è completamente soggetta alla Sua volontà. Al contrario, la jiva è soggetta a cadere sotto l’influenza di maya; ad ogni momento la jiva può essere obbligata a sottomettersi agli ordini di maya. Perciò, tutti questi tre principi — isvara, jiva e maya — sono realtà eterne distinte l’una dall’altra.





Babaji Maharaja spiega la natura dell'anima a Sannyasi Thakura.

Tra di esse, il Signore Supremo è descritto nella Sri Kathopanisad, 2.2.13:

nityo nityanam cetanas cetananam

"Il Signore Supremo è la sola suprema entità eterna tra tutte le entità eterne e il fondamentale essere cosciente tra tutti gli esseri coscienti."


“Perciò, Sri Krishna viene definito come l’eterna causa ultima di tutte e tre le entità — isvara, jiva e maya. La jiva è costituzionalmente l’eterna servitrice di Krishna e la diretta manifestazione della Sua tatastha-sakti. Da questa analisi, possiamo dedurre che la jiva è la manifestazione bhedabheda prakasa di Bhagavan, simultaneamente una e distinta dalla Persona Suprema, Sri Krishna. La jiva può essere soggetta al dominio di maya, mentre il Signore Supremo ne è l’eterno controllore — quindi esiste una differenza eterna tra la jiva e Sri Krishna. La jiva è una delle energie divine del Signore Supremo; perciò la sua natura costituzionale è spirituale, proprio come il Signore Supremo è intrinsecamente spirituale. Sotto questo profilo, la jiva e il Signore Supremo non sono differenti. La jiva e il Signore Supremo però sono simultaneamente non differenti e differenti. E l’aspetto dell’eterna differenza può apparire predominante.

“Servire Sri Krishna è il nitya-dharma della jiva e quando essa in un modo o nell’altro si allontana da Krishna, questo cambio di attitudine equivale a rifiutare il Signore e il servizio a Lui. Quando questo accade, la jiva, a causa della sua negligente ignoranza e della conseguente dimenticanza del Signore Supremo, cade sotto il dominio di maya. Inoltre, dopo l’ingresso nel mondo materiale, la jiva non porta con sé nessuna traccia storica di questa caduta poiché essa si origina fuori del dominio del tempo materiale, giustificando così l’uso della frase anadibahirmukha, senza principio — in termini di tempo materiale — presa dal mondo spirituale.

“Servire Krishna è il nitya-dharma della jiva e nel momento in cui essa trascura e dimentica questa verità la sua natura eterna viene degradata e progressivamente resa schiava da maya. A contatto con maya essa sviluppa una natura mondana, la sua nisarga, aprendo la strada al naimittika-dharma costituito dai temporanei doveri religiosi dovuti al contatto materiale. Nitya-dharma, l’eterna attività religiosa che nasce dalla natura intima della jiva è completa e pura in se stessa — essa è costante e perfetta. Naimittika-dharma, al contrario, appare in molte forme diverse a seconda delle variabili circostanze materiali e quando si manifesta tra persone poco illuminate che hanno opinioni contrastanti.” Improvvisamente, Babaji Maharaja smise di parlare e cominciò a cantare sulla sua corona. Sannyasi Thakura, che aveva ascoltato con interesse tutta la spiegazione, offrì i suoi omaggi inchinandosi davanti a Babaji Maharaja e disse: “Maestro, oggi mediterò sui tuoi insegnamenti esoterici. Domani ritornerò con qualsiasi domanda possa avere da farti e la esporrò ai tuoi piedi
di loto.”

Sarvabhavana Dasa (il traduttore), nato a Calcutta, fu iniziato nel 1975 da Srila Prabhupada che gli suggerì di tradurre in inglese le opere della linea Gaudiya Vaisnava. Ha tradotto: Sri Siksastaka, Sri Harinama-cintamani, Sri Manaa Siksa, Sri Dasa-mulatattva e Sri Caitanya-bhagavata.


 

Notizie su Srila Bhaktivinoda Thakura (qui lo potete vedere in una immagine)

 

Alla fine del diciannovesimo secolo, Srila Bhaktivinoda Thakura ristabilì gli insegnamenti di Sri Caitanya che fino ad allora in larga misura erano stati presentati in modo errato o addirittura perduti. Srila Bhaktivinoda Thakura ha scritto almeno cento libri per spiegare la scienza della coscienza di Krishna, per denunciare false incarnazioni di Dio e sconfiggere concetti errati circa il percorso del servizio devozionale. Egli era il giudice onorario di Jagannatha Puri in Orissa ed anche il padre di dieci figli.
Uno dei suoi figli fu Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati, maestro spirituale di Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Srila Prabhupada, che così si espresse: “Bhaktivinoda Thakura è stato ... uno degli acarya ed ha lasciato dietro di sé molti libri — Caitanya-siksamrita, Jaiva-dharma. Questi libri sono molto importanti. Essi sono scritti in bengali, in sanscrito...